sabato 28 ottobre 2017

Anche gli europei, come gli americani, devono assaggiare un po' di conflitti razziali


Fonte: La Stampa

Gainesville, città americana di 120 mila abitanti, venerdì scorso. All’Università della Florida sta per parlare un famoso teorico del suprematismo bianco, mentre per le vie della città si tiene una corteo di protesta contro l’iniziativa. Un giovane neo-nazista, Randy Furniss, si trova - volutamente - nel posto sbagliato al momento sbagliato. La folla che lo ha circondato grida: «Tornatene a casa, feccia nazista». Due afroamericani si avvicinano, lo insultano. Ma lui tira dritto. La t-shirt con la svastica, il cranio rasato e le basette grosse. Sul viso è stampato un sorriso spavaldo, ma dalle labbra scende un rivolo di sangue rappreso. Poco prima, ha ricevuto un pugno.  


Una sfida distillata nell’istante dello scatto. In una foto c’è l’esasperazione che ha raggiunto il conflitto razziale negli Stati Uniti. Solo tre mesi fa, un’altra immagine rappresentava l’altra faccia della medaglia. Della scena di Charlottesville, dove un suprematista bianco a bordo di una Dodge aveva investito decine di persone a un corteo anti-razzista, si scriveva: «La foto che definisce l’epoca dello scontro razziale americano». Vale ancora, in un album di odio e protesta che rappresenta una distanza sempre più quotidiana. Come fosse un calendario da sfogliare, 12 mesi di scontro razziale in America: ogni mese una nuova storia. 


«La polizia ha dovuto scortarlo via - spiega il fotografo Shannon Stapleton. Alcuni gli hanno sputato. Era una situazione surreale». Ma una sola foto non può raccontare tutto: poco dopo, infatti, un afroamericano si è avvicinato al neo-nazista e lo ha abbracciato. «Perché non mi vuoi bene?», si sente dai video della scena. «Avrei potuto fargli del male, ma mi sono detto: “ha solo bisogno di un po’ d’amore”», ha poi spiegato l’uomo, insegnante di Gainesville. Un provocante gesto di riconciliazione, ma non un lieto fine. Perché quest’immagine non è che l’ultima foto aggiunta nell’album: il calendario è ancora lungo.  

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