domenica 10 novembre 2013

Il baratro tra realtà e ideali

 
Come manifestazione a me è sembrata sotto tono, forse perché eravamo solo un centinaio di persone o forse perché mi sono lasciato distrarre tutto il tempo dalla presenza di una mia ex, venuta insieme al suo compagno. E sarebbe stato strano che non venisse, visto che il corteo si è svolto per le strade di Treviso, la sua città. Tuttavia, questa iniziativa va ad aggiungersi al presidio tenutosi a Roma il 3 ottobre scorso. E’ comunque ancora poco - una specie di montagna che partorisce il topolino - se si pensa alla grande presa emotiva che le stragi di cani in Romania stanno provocando nell’Europa Bene, che è diversa dall’Europa povera e malfamata. Sembra infatti che tutto il malumore degli amanti dei cani sia stato ghettizzato all’interno delle mura virtuali del web.


I Rom costituiscono il 40 % della popolazione rumena e da noi, nell’inconscio collettivo, sono quelli che rubano rame, bambini e gioielli nelle case dei Gagi, per non parlare dello sfruttamento della prostituzione di cui i rumeni in genere sono fra i malfamati protagonisti.
Queste cose vanno dette se si vuole capire perché i cani randagi, invece di catturarli, sterilizzarli e rimetterli in libertà, vengano catturati e soppressi nelle camere a gas, oppure direttamente bastonati a morte sul posto. Situazioni che ci fanno venire in mente i campi di sterminio, sorvolando per un attimo sulla reale consistenza dei numeri, e le esecuzioni sommarie di ebrei a colpi di bastone, come avvenuto in Lituania.

Se si riesce a vedere il quadro generale di un popolo, si possono capire molte cose. Così, se vogliamo parlare di civiltà, siamo costretti a considerare i massacri di cani come del tutto omogenei alle rapine, ai furti e ad altre forme di delinquenza. Di modo che, se ad intrufolarsi nelle case in Italia sono zingarelle intrepide e sfrontate, ad emettere leggi ammazza-cani è Basescu in persona, che dieci anni fa era sindaco di Bucarest e oggi è il presidente della repubblica di Romania. Quasi quasi, avrei preferito che facessero presidente una qualsiasi zingarella coraggiosa, anche se, cambiando l’ordine dei fattori i risultati non cambiano. Sempre di feccia si tratta. Sempre di selvaggi stiamo parlando. Se poi vanno al potere fanno ancora più danno, in virtù del proverbio che dice: “Quando la merda monta a scanno, o fa puzza o fa danno”.

La Romania un vero letamaio, dunque? Naturalmente no, perché ci sono anche le brave persone, che vengono obliterate, cioè infangate nell’onore, dal signor Basescu & soci, promotori di una legge abominevole come poche in Europa.
Il male è un virus contagioso. Non solo perché in questi giorni il consiglio regionale dell’Abruzzo sta per decidere qualche provvedimento analogo contro i cani randagi, ma anche perché diffonde un olezzo mefitico che infastidisce e rattrista in primis noi amanti degli animali che ci facciamo più caso, ma successivamente anche le persone normali, abitualmente distratte da mille cose, che però assorbono subliminalmente il messaggio che l’uomo possa fare ciò che più gli aggrada degli animali, compresi gli adorati cagnolini. Le nostre decennali battaglie antispeciste vengono polverizzate in un secondo da una firma messa su un pezzo di carta, con tanto di timbri e sigilli. A metterla è un uomo – se così si può chiamare – che veste elegante e va a cena nei migliori ristoranti, accompagnato da una moglie ingioiellata coperta di pellicce delle sorelle Ravizza, tanto per rimarcare la coerenza barbarica dei protagonisti.
                                                                                                                                                                 
A Treviso hanno preso la parola diversi V.I.P. tra cui l’immancabile Andrea Zanoni, qui a destra. Ha parlato anche Leonardo Muraro, della Lega Nord, e il sindaco di Ponzano Veneto. Ma il più interessante è stato un giovane barbone, accompagnato dal fido carrello della spesa pieno di cianfrusaglie, con un cagnetto nero al guinzaglio. Anche il senzatetto, brillo come da copione, ha avuto il suo momento di gloria quando, prima che il corteo partisse, ci ha comunicato l’incredibile notizia che i cani sono meglio degli umani, di certi umani, ha voluto sottolineare.
Ecco, la sua presenza rappresenta ciò che in realtà è la protesta contro le stragi di cani: roba da barboni. Non ci calcola nessuno! Zanoni è dell’Italia dei Valori, Muraro della Lega Nord, entrambi partiti in via d’estinzione. Il sindaco di Ponzano non so, ma non credo che abbia molta influenza su Enrico Letta. E qui stiamo parlando di persone che magari sono anche animate da sincere intenzioni, ma che dovrebbero in teoria farsi carico di presentare il problema dei cani rumeni a un cameriere dei poteri forti, quale il presidente del consiglio è. Se a partecipare al corteo fosse stato Epifani o Alfano sarebbe stato un altro discorso, ma al momento sono impegnati a cazzeggiare con le primarie e altre beghe interne, tanto che il Grillo parlante, argutamente, ha detto che i partiti si stanno incenerendo per autocombustione.
Se per ipotesi il signor Letta, invece di andare a prendere ordini a Washington o a Berlino, fosse venuto a Treviso sabato 9 novembre, ci sarebbe stato un codazzo di giornalisti al seguito e la questione, se non altro, sarebbe arrivata all’opinione pubblica nazionale. I cani sono un tema che tira, giornalisticamente parlando, e i telegiornali parlano spesso di agility dog e pet therapy, ma se si tratta di soppressioni, neanche un po’ eutanasiche, silenzio assoluto. Per carità, ci sono i bambini che guardano!
E poi, se per ipotesi Letta presentasse una protesta formale a Basescu, gli verrebbe risposto di non intromettersi nelle faccende interne di un paese libero, così come risponde la Cina ad Amnesty International quando si tratta di esecuzioni capitali negli stadi cinesi o di torture ai monaci buddisti nelle prigioni tibetane.
Fatevi i fatti vostri, come direbbe Antonio Albanese, altra etnia specializzata in rapine in villa e sfruttamento della prostituzione. Scherzo, eh! Albanese è solo di poco inferiore a Checco Zalone, in fatto di simpatia.

Il bravo Zanoni, invece, eurodeputato, ha spiegato che quando è andato in visita a Cernavoda, presso il rifugio creato da Sara Turetta, ha incontrato alcune autorità locali che, siccome la Romania era da poco entrata in Europa, erano molto contente di incontrare un eurodeputato e anche molto benintenzionate riguardo alla sterilizzazione dei randagi, come da sempre gli zoofili suggeriscono di fare. Peccato che sia Zanoni, che il sindaco di Cernavoda non contino una beata minchia e che non possano fare nulla per salvare gli innocenti cani senza fissa dimora. Le leve del comando le hanno altri, i peggiori.
La cosa che infastidisce e rattrista di più è che in Romania ci sono padroni di cani, a cui vengono rubati i propri animali, che disperatamente si rivolgono ai rifugi, quei pochi che ci sono, nella speranza di ritrovare i propri beniamini. Se si pensa che una delle attività dei Rom è quella di rapire cani di razza, scavalcando le recinzioni private, per poi chiedere il riscatto, viene facile fare il collegamento con quel 40 % di popolazione rumena di etnia gitana. Questo, per dire che l’avvio della campagna di sterminio di cani è stata una pacchia per gli zingari locali, ché così hanno potuto tralasciare temporaneamente il furto di rame e dedicarsi ai cani, con o senza padrone, materia prima molto diffusa e facile da acchiappare. I trasporti ferroviari della Romania ringraziano.
Ma questo ci fa capire anche che la mafia non è prerogativa del meridione d’Italia, ma la si trova anche nei paesi dell’est europeo, in Sudamerica, in estremo oriente e praticamente in tutto il mondo, Africa esclusa, forse. Laddove si trovino persone deboli e indifese, quali possono essere i cani randagi o i negozianti, ecco che si presentano bellimbusti prepotenti a richiedere la tangente o a far sparire fisicamente le persone sgradite. Il cane randagio o il mafioso del clan rivale danno fastidio? Nessun problema: abbiamo sempre a portata di mano la soluzione finale. Lo si fa con le nutrie, i colombi, le volpi, i cinghiali, i cani e, se le condizioni lo richiedono, anche con ebrei, froci e negri.
Almeno, fino a poco tempo fa era così; oggi, che il pendolo della storia sta tornando indietro, lo si fa con antisemiti, antiamericani e omofobi. I registi nella loro cabina di regia indirizzano le simpatie e le antipatie del pubblico dove vogliono loro, a seconda delle mode o dei vantaggi economici, ma se nell’occidente capitalista i cani sono simpatici, tranne quando non azzannano a morte qualcuno, nell’occidente ex comunista i cani sono odiati e non c’è nessuno, nella famosa cabina di regia, che voglia indirizzare le simpatie verso il migliore amico dell’uomo, al di là dell’ex Cortina di Ferro. Troppi anni di desensibilizzazione e materialismo hanno reso rumeni, ucraini, moldavi e slavi in genere delle quasi belve umane. Del resto, a mandare a morire cani nello spazio furono proprio i russi, non a caso, a differenza degli americani che vi mandavano a morire scimmie. 
                                                                                                                                                  
Noi spieghiamo questa antipatia degli slavi verso i cani con un’intrinseca ferinità dei popoli dagli zigomi sporgenti, eredi di Gengis Kan e Attila. Ed è per questo che siamo portati a riporre fiducia e speranza nell’Europa e nel suo vento civilizzatore, tanto che se alcuni animalisti chiedevano che Romania ed Ucraina uscissero dalla UE, altri animalisti come Sara Turetta, e ovviamente lo stesso Andrea Zanoni, dicono che è meglio se restano in Europa, così da dover sottostare anche loro alle direttive europee, qualora venissero emanate.
Francamente non saprei cosa è meglio. A me sembra che l’influenza della comunità europea sulle faccende animaliste sia estremamente aleatoria. Basti vedere il contenzioso tra Bruxelles e l’Italia in merito alle stragi di uccelli migratori: sono anni che ci becchiamo sanzioni, ma continuiamo imperterriti a massacrarli nelle valli bresciane, per puro sadico divertimento, condito con business gastronomico.

I cani in Romania non li mangiano, per il momento. Si limitano a farli fuori e sembra che lo facciano grazie a un pretesto mediatico. Zanoni ha riferito nuovamente una voce che circola da un po’ e che se venisse confermata mostrerebbe l’ennesimo caso di attentato “false flag”. Si dice infatti che un bambino sia stato violentato e poi, per far sparire le prove, il suo corpicino sia stato gettato in pasto ai cani. Subito si è dato inizio a una campagna di disinformazione, con alcune tivù locali che hanno gettato la colpa sui cani randagi, così come 2.000 anni fa Nerone gettò la colpa sui cristiani per l’incendio di Roma. Le stesse televisioni mandavano i cineoperatori a fare i servizi, con ossa da gettare ai branchi dei randagi, che naturalmente si azzuffavano come fanno tutti i cani del mondo, specie se affamati. Poi, venivano mandate in onda le scene di baruffe canine, per mostrare quanto pericolosi siano i cani per i passanti.
Si tratta di semplice manipolazione da parte delle redazioni televisive, che hanno voluto dare una mano all’operazione di sterminio decisa da Basescu. Da qui si capisce come i mass-media, e soprattutto le tivù, siano potenti strumenti nelle mani dei dittatori, siano essi di second’ordine come Basescu, o di prima scelta come Obama, Putin e compagnia bella. Per tacere dei loro padroni occulti.

Insomma, io non nutro molte speranze. Cosa fatta capo ha, deve aver pensato Basescu. I mafiosi e i delinquenti ragionano esattamente così e non hanno tentennamenti quando devono portare a termine i loro crimini. Una semplice passeggiata per le strade di Treviso non basterà di sicuro a far smettere le carneficine in Romania. I nostri proclami e le buone intenzioni di politici di basso livello resteranno aria fritta, non per colpa nostra, ma perché il Sistema feroce che ci domina non ammette sconti per nessuno, né tanto meno per quelle genuine e oneste persone che sono i cani. Lo scollamento tra vita reale e ideale, durante le manifestazioni animaliste, si fa sentire in modo più acuto del solito. Non è una cosa sana: ferisce l’anima e uccide la speranza. Povere bestie! Poveri noi!

Le foto sono di Franco Galliano

2 commenti:

  1. Di positivo in questo quadro ho trovato questo (che la Romania sarà costretta a rivedere la legge sui randagi):
    http://www.greenme.it/spazi-verdi/animal-instinct/1187-romania-legge-ammazza-randagi
    e poi che la Bonino aveva preso posizione sulla strage di cani in Bosnia, non so se l'abbia fatto anche per quelli della Romania...
    http://www.lav.it/news/bosnia-litalia-dice-no-alla-pena-di-morte-per-i-randagi

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    1. Sara Turetta sembra dare per certo che il piccolo di 4 anni sia stato sbranato dai cani, ma è almeno verosimile, anche se non lo potremo mai sapere con certezza, che sia stato abusato e poi dato in pasto ai cani dai suoi aguzzini.
      Che le televisioni, su istigazione di Basescu, abbiano manipolato le notizie è più che una supposizione.

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