mercoledì 29 gennaio 2014

Il filosofo dolente

 

Forse sono io lo stupido, o forse lo siamo in molti, che ancora riusciamo a vedere questo mare infinito di sofferenza; farei meglio forse a pensare ad altro e non vedere questo mare di ossa e merda misti a dolore di un popolo inesistente agli occhi di un razza narcotizzata, la mia razza, continuamente in crisi economica e sociale, prona a 90 gradi al prossimo acquisto di uno Smart Phone luccicante a rate, e il resto del mondo? Lo tiriamo giù nella parte più nascosta di noi per non vedere più, mai più e non capire, non dover dire a noi stessi di essere la colpa di ciò che noi abbiamo provocato, ma forse non eravamo presenti perché occupati a non pensare: “perché già la vita è triste”. Come se non conoscessimo più il colore del sangue rosso, riusciamo ad essere emofobici col nostro sangue così come euforici per un video dove qualcuno “crepa” scannato…ma poi cosa rimane di un uomo? Tutto il bene che così amiamo è riservato sempre per il giorno dopo, quando verrà? Come se vivessimo in una linea di confine tra il bene e il male, oltrepassiamo quel labile confine solo quando non vogliamo vedere il male perché aspiriamo a vivere nell’illusione di essere dalla parte del giusto e mai del male, come se non ci riguardasse nulla che non arrivi dall’interno della nostra abitazione, 4 mura e il resto è nulla; siamo come soffocati da un eterno conflitto interiore, e quella parte di noi ancora cosciente dovrebbe iniziare a pensare cosa rimane ancora di noi stessi oltre l’indifferenza della nostra esistenza di esseri umani con sangue e ossa.

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