domenica 17 dicembre 2017

Ministri che per mentire agli italiani vanno in televisione



Dal 6 dicembre 2017 è una escalation continua. Dallo sciopero generale organizzato per dire no alla costruzione del gasdotto TAP da parte di commercianti, artigiani, operai e professionisti di Melendugno, Borgagne e paesi limitrofi, fino al 13 dicembre sono stati sette giorni di forti emozioni, gioia, dolore, rabbia, sconforto e poi sorpresa e incredulità. Tutto il panorama dell’arco dei sentimenti. Il movimento NoTAP ha ripercorso questa escalation in un suo messaggio su Facebook. Noi invece non ci soffermeremo su alcuni aspetti di questi ultimi giorni. In Austria c’è stato un incidente in una centrale di gas, causando una vittima e 18 feriti. Tutti a scagliarsi sulla insicurezza degli impianti che trattano questa pericolossima sostanza. E tutti in Italia a rassicurare invece sulla necessità di costruire il prima possibile il TAP (Trans Adriatic Pipeline), compreso il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che invece di preoccuparsi della potenziale pericolosità di installare un impianto del genere a casa propria si reca nella trasmissione Porta a Porta di Bruno Vespa e afferma che il gasdotto dev’essere costruito il prima possibile per diversificare le fonti di approviggionamento in Italia.


Noi vorremmo chiedere al Ministro Calenda se qualcuno lo ha informato che il gasdotto TAP in questione non serve affatto a diversificare le fonti come qualcuno, forse troppo interessato, lo ha imbeccato, ma serve a trasformare l’Italia in un mero hub del gas per l’Europa. Questo gasdotto, che sarà pagato dal contribuente italiano in bolletta grazie a Snam, in quanto facente parte del consorzio TAP, non rifornirà le riserve strategiche, nè verrà bruciato nelle nostre case italiane ma serve ai nostri amici europei, soprattutto tedeschi, austriaci e olandesi: questo è quanto affermò Matteo Verda, ricercatore presso l’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI) in un articolo pubblicato su L’Espresso il 25 settembre 2014. «Quegli 8 miliardi di metri cubi provenienti dall’Azerbaijan sono esattamente la stessa quantità che il nostro governo prevede di esportare nel 2023 in Nord Europa».

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