mercoledì 18 aprile 2012

Il pianeta Colosseo




L’adrenalina è come il colesterolo: c’è quella buona e quella cattiva. I suoi effetti fisici sono in entrambi i casi accelerazione del battito cardiaco, dilatazione delle pupille, erezione pilifera e sudorazione. Tutte reazioni animali sedimentate nei millenni della nostra storia evolutiva, di quanto dovevamo guardarci dalla tigre e dal leone dai denti a sciabola. E pure dalle tribù nemiche.


Oggi le cose non sono cambiate di molto, sia nella fisiologia che nell’antropologia, giacché un soldato che va in guerra, ovvero in missione di pace, reagisce nello stesso modo nei momenti di pericolo e considera il nemico come appartenente ad una specie diversa. Se in passato i Cro Magnon hanno contribuito a sterminare i Neanderthal, oggi gli imperialisti americani ci provano con gli arabi, dimenticando che appartengono anch’essi alla specie Homo sapiens. In ogni caso, difficilmente riusciranno ad estinguerli.
A parte coloro che si arruolano volontari, che lo fanno per i soldi, c’è chi cerca l’ebbrezza delle scariche adrenaliniche per gioco e per noia: chi va a caccia per vedere il fagiano esplodere in volo, chi entra in un villaggio di notte, armato di mitra, per far strage di civili dormienti e chi si getta da un ponte con grossi elastici legati ai piedi.
Mentre i primi due esempi hanno connotazioni etiche e incontrano in genere la disapprovazione popolare, il terzo non ha controindicazioni di natura sociale, se non quella sulla liceità della vita messa inutilmente a rischio. Il ragazzo di cui parlerò oggi, invece, ha provato forti scariche di adrenalina a fin di bene, per salvare delle vite in pericolo e si può definire a tutti gli effetti un eroe, benché non riconosciuto come tale dalle folle dormienti e manipolate.

Si chiama W.D. ed ho già parlato di sua madre G. raccontandone la storia travagliata. Ha trent’anni, vive e lavora in Germania. E’ volontario presso un’associazione che si occupa di recuperare animali abbandonati o sequestrati. Come fanno molti volontari, si è preso un Pitt bull come compagno di vita. Un giorno, trovandosi in un giardino pubblico della sua città, viene avvicinato da un balcanico che gli chiede se voleva guadagnare un po’ di soldi con il suo cane. W. capisce di aver a che fare con un procacciatore di cani da combattimento e sta al gioco. Si finge interessato e si fa dare alcune coordinate.
Per inciso, a me non sarebbe successo perché difficilmente la mia Pupetta, a dispetto del caratteraccio, potrebbe essere considerata un Carlino da combattimento.
W. viene a sapere che il 12 aprile si sarebbe tenuto un combattimento in un capannone di proprietà di Martin Tenbrik, a Fuhrt, dieci Km fuori città.
La sera del previsto evento, lui e sua madre si appostano nell’ombra, osservando le persone senza farsi vedere. Arrivano russi, rumeni e qualche turco. Chi porta il suo animale da combattimento e chi va solo come spettatore, per fare scommesse e cercare di guadagnare denaro illegalmente.
Come sono soliti fare gli organizzatori di combattimenti, prima di mettere nell’arena i campioni, gli fanno scaldare i muscoli gettando loro innocui cagnetti di piccola taglia, che in breve tempo vengono fatti a pezzi dagli affilati denti dei Pitt bull, dei Dogo argentini e degli altri molossoidi.
Una volta che hanno assaggiato il sangue, i combattenti sono belli carichi e lo spettacolo può avere inizio. W. e sua madre non sono arrivati sul posto direttamente con la polizia, perché prima di scomodare l’intera caserma volevano essere sicuri che la manifestazione si tenesse.

Allorquando hanno visto gettare nell’arena un piccolo cane, W., in virtù del temperamento latino che si ritrova, ha rotto gli indugi ed è entrato nel capannone cercando di afferrare il cagnetto. Il Pitt bull a cui questo era destinato e tre russi gli si sono subito avventati contro, il primo azzannandolo a una gamba e gli altri tre prendendolo a pugni e calci. Con il suo metro e ottantasette e con la sua prestanza fisica non ha offerto cristianamente l’altra guancia e si è difeso bene.
Sua madre, nel frattempo, era andata incontro alla polizia, arrivata subito dopo così da riuscire a cogliere i malviventi in flagranza di reato. W. ne ha ricavato la frattura del setto nasale, ma anche i tre russi non sono usciti indenni dal confronto con il giovane italiano. All’inizio, sua madre era preoccupata che W. venisse sanzionato per non aver aspettato l’arrivo della polizia, ma successivamente è venuta a sapere che le forze dell’ordine potrebbero avvalersi della sua collaborazione e arruolarlo come “agente sotto copertura” per questo tipo di reati. Squadra che vince non si cambia, semmai si arruola.
Prima che i poliziotti invadessero il capannone, G. aveva fatto in tempo a gettarsi nella mischia, cercando di recuperare i cagnetti di piccola taglia, destinati ad un’orribile fine. Anche in quel caso, alcuni russi presenti volevano impedirglielo, mettendole le mani addosso, ma quando W. ha visto sua madre in difficoltà è riuscito a divincolarsi e a correre in suo aiuto.
Per fortuna, entro pochi secondi è sopraggiunta la polizia, altrimenti in due contro una ventina di buzzurri le cose sarebbero finite molto male, magari anche con accoltellamenti e sparatorie.
Alla fine del tafferuglio, sono stati eseguiti cinque arresti, i tre russi, un rumeno e il proprietario tedesco del capannone. Su retro sono state trovate le carcasse di cinque cani morti nei giorni scorsi, uno ferito e altri che non erano ancora entrati in lizza. Spetta allo psicologo cinofilo in forza alla polizia decidere quale molossoide potrà essere affidato a privati e quale dovrà essere abbattuto perché troppo aggressivo. I cinque energumeni rischiano da tre a sei anni e siccome l’opinione pubblica tedesca è furiosa contro questo genere di reati, la pena sarà scontata fino in fondo, non come succede in Italia dove anche chi ammazza la gente è fuori in breve tempo.
Non è la prima volta che i tedeschi vengono a conoscenza di questo esecrabile fenomeno e la cosa potrebbe avere anche risvolti xenofobi, dal momento che i combattimenti di cani sono cominciati subito dopo l’arrivo degli immigrati dai paesi dell’est e infatti anche l’unico tedesco arrestato è nato in Russia da genitori tedeschi, cioè è un discendente di quei soldati catturati dai russi che si sono fatti qualche anno di prigionia dopo il 1945 e, una volta liberati, hanno deciso di rimanere su suolo sovietico, rifacendosi una vita. Anche perché la Germania all’epoca era un deserto di macerie.
Non solo Martin Tenbrik, crescendo nel contesto sovietico ha adottato la mentalità dei russi, ma l’intera popolazione di religione
ortodossa e di fede comunista, proprio a causa dell’isolamento dal resto del mondo dovuto alla Cortina di Ferro è rimasta in uno stato arcaico riguardo agli usi e costumi, privandosi di ogni evoluzione morale e ogni scambio culturale con l’Europa occidentale. Il comunismo, evidentemente, ha fatto molto male non solo alla gente, ma anche agli animali e lo vediamo in questi giorni con le stragi di cani in Ucraina, in vista del prossimo campionato di calcio europeo. Sembra che il vizio dei combattimenti si spinga ancora più a est, fino in Pakistan e Afghanistan.
E’ notizia del 17 aprile che lo Stato italiano pagherà le spese legali alle famiglie delle vittime della strage di Brescia. Che sforzo! In Germania fanno ancora meglio: pagheranno a W. e a G. la giornata lavorativa persa per presenziare in tribunale, dove i cinque delinquenti sono stati processati per direttissima. In più, lo Stato tedesco risarcirà le spese di benzina sostenute per aver partecipato all’operazione di polizia e per essersi recati a testimoniare in aula.
Qui in Italia ci sogniamo tanti riguardi. Noi siamo indietro peggio della Russia ex comunista ed Edoardo Stoppa di Striscia la Notizia deve ancora correre dietro alle corse clandestine nel quartiere di Ballarò, a Palermo, badando anche di non farsi malmenare dai mafiosi locali, con le forze dell’ordine che sanno e fanno finta di non sapere. Se avessimo magistrati con gli attributi, queste cose non succederebbero, ma purtroppo, di solito, li fanno saltare in aria. I magistrati, non gli attributi.
Il giudice donna Seubert Hilliger martedì 17 ha condannato tutti e cinque gli imputati per i reati di maltrattamento e uccisione di animali, rapimento e traffico di cani, lesioni personali e associazione a delinquere. Ha inoltre posto sotto sequestro il capannone e disposto che le cure mediche di W., per l’operazione di rinoplastica, siano a carico dei contribuenti tedeschi.
Troppa grazia!
W. avrà anche in custodia il cane ferito e lo psicologo canino ha deciso che nessun animale sarà soppresso, ma tutti verranno riabilitati; tra di essi anche una cagna incinta.
Gli scommettitori non arrestati sono indagati a piede libero e dovranno pagare multe che vanno dai 1.000 ai 10.000 euro. Due turchi trovati non in regola con il permesso di soggiorno sono stati espulsi dalla Germania e io m’immagino i commenti dei tedeschi nel leggere la notizia: “Due in meno!”. Breivik insegna.

Posso però anche rendermi conto del malcontento che queste mie note creano in alcuni lettori, che potrebbero tacciarmi di razzismo, ma a costoro rispondo preventivamente che l’arrivo di extracomunitari da altre nazioni porta inevitabilmente ad un livellamento verso il basso delle conquiste di civiltà fin qui faticosamente raggiunte. Esempio eclatante è la macellazione Halal, irrispettosa delle norme europee. Se qualcuno mi spiegasse come mai è più facile che i nostri usi e costumi soccombano regolarmente di fronte ai loro, più brutali con gli animali, farebbe cosa gradita. Io non ce l’ho con arabi e slavi, ma vorrei capire perché con il loro arrivo il welfare animale va sempre peggiorando.

Nel caso in oggetto, possiamo dire che per una volta tanto c’è il lieto fine, con un eroe soddisfatto di sé, una madre orgogliosa e l’opinione pubblica momentaneamente appagata.
A differenza degli sport estremi, con l’adrenalina che passa per osmosi da chi li pratica a chi assiste, nei combattimenti tra uomini e animali, tipo corrida, o in quelli con animali tra loro, tipo galli e mucche, c’è l’aggravante di coinvolgere coercitivamente soggetti non consenzienti. In un incontro di box, dopo le botte il pugile viene pagato, ma nelle arene l’animale viene ucciso. Nell’Ottocento, negli USA, come spiega Robert Sullivan, la gente assisteva anche all’uccisione dei ratti da parte di cani specializzati (chien ratier) e i campioni erano quelli che ne uccidevano di più nel minor tempo. Se c’era gente che godeva nel veder uccidere topi, vuol dire che si è raschiato il fondo del barile e questo mi fa pensare che pur di inebriarsi di forti emozioni, l’essere umano è disposto a reificare gli animali, ma anche a trasformare alcuni uomini in macchine da combattimento, con tanto di spettatori buongustai intossicati dal sapore dell’adrenalina. Quando cadono i freni morali, anche droghe naturali prodotte spontaneamente dall’organismo vanno bene.
Esclusa una minoranza di giusti, gli uomini sono i drogati abitanti del pianeta Colosseo.

15 commenti:

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    1. Grazie Nata Libera!
      Mi era completamente sfuggito il particolare che Walter era stato anche azzannato.
      Quanti erano i cagnetti destinati ad essere sacrificati?
      E in che senso il giudice ha apprezzato il fatto che Walter chiamerà il Pitt bull Attila?
      Forse volevi dire che è stato apprezzato che Walter si sia preso un cane problematico, o ti riferivi proprio al nome Attila?
      Il tuo figliolo è proprio carino.....se fossi gay me ne innamorerey...
      Ciao.
      :-)

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  2. Complimenti per questo blog, mai banale, e sempre pieno di sentimenti. Di tanto in tanto passo da queste parti e leggo i tuoi bellissimi articoli.
    Buon lavoro, free
    Anna

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    1. Grazie Anna!
      Gli apprezzamenti sono sempre graditi.
      Curioso il tuo nick name. Da dove ha origine?

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    2. E' il titolo del blog al quale collaboro. E' un'idea di chi l'ha aperto, ripensando ad un famoso discorso di Einstein sulla guerra...è scritto sul blog.
      Grazie a te
      Anna

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    3. Grazie, non lo conoscevo, ma d'ora in poi lo visiterò spesso.
      Sembra un blog tosto.
      Ho notato anche che TNEPD, che compare anche su Stampa Libera, riporta molti suoi articoli.
      Ciao

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    1. Non sapevo che buttassero nell'arena anche gatti. Non c'è confronto: un Pitt bull, un gatto, lo fa fuori in due secondi!
      Che razza di schifosi!

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  4. terrificante reportage... io ci butterei i padroni nell'arena.

    P.s ogni tanto passa per commentare, un saluto che gia' ho pochi lettori :) ciao

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    1. Certo che ci passo, sul tuo blog. E ti farò pubblicità il più possibile.
      Tuttavia, l'ultima volta che ho provato a commentare le parole di conferma erano illeggibili e non ne imbroccavo una!
      :-(

      Ciao

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  6. Foto che mettono i brividi, soprattutto perché ci si abitua facilmente a vederle e a inghiottirle quotidianamente. Non siamo solo quello che mangiamo, ma anche ciò che vediamo... Mandi

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  7. Le arene forse sono funzionali a un sistema: convergere, forse gestire, l'aggressività umana. Meglio un'arena o una guerra, o è la stessa cosa?

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  8. La vigliaccheria più grande di un uomo è tradire il suo fratello di anima ( il cane).

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    1. Fratello d'anima, riferito al cane, non l'avevo mai sentita. Molto bella!
      Ciao

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