martedì 16 settembre 2014

Io Narciso e uno dei miei specchi


Testo di Paolo Martinuz

Caro Roberto, sono Paolo Martinuz e sono molto preoccupato per te. Vorrei scriverti dettagliatamente ciò che penso su diverse tematiche che affronti, ma onestamente non so da dove cominciare e i concetti che vorrei riportare porterebbero via troppo spazio. Quindi ti scrivo in maniera chiara e diretta senza disquisizioni sociologiche e similari. Ti chiedo solo: nel tuo periodo di permanenza in Madagascar sei riuscito almeno con un individuo ad insegnargli qualcosa? In caso contrario, non immolarti per cercare di far prendere coscienza su elementari concetti di convivenza civile a quell'ammasso di barbari. Riguardo alla tua salute, evidentemente aggravata dalle situazioni di stress che stai vivendo, non dimenticare il fattore proteico. Hai la possibilità di mangiare almeno saltuariamente uno di questi alimenti: soja, lenticchie, piselli, ceci, fagioli, jogurth? Tu hai già sofferto abbastanza, ora basta! Torna a casa! Tu sai cosa trovi qua, e cosa lasci andando via dal paese dove attualmente ti trovi. Sai benissimo che anche qui da noi è pieno di gentaglia e teste di cazzo, a cui auguro di lasciare quanto prima il pianeta, ma sai altrettanto bene che troverai al tuo ritorno anche tante persone civili, animalisti come te, o almeno persone che ti rispettano e sono in parte in sintonia con la tua visione della realtà e i tuoi ideali. Torna a casa e abbandona per sempre certe persone di merda con cui hai condiviso (si fa per dire) parte della tua vita. Quando torni ti invitiamo in un bel ristorante vegetariano o vegano e ci facciamo una scorpacciata di cibi vitali e non impestati. Roberto, segui il nostro consiglio, torna a casa! Non puoi fare nulla per loro! E la tua vita è più importante di quella di certe figure che hai ampiamente descritto in questo spazio di dialogo.
TI ASPETTIAMO! TORNA PRESTO, TU SEI ROBERTO DURIA, UN MITO, SEI UNICO. LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE NON AVREBBE NEANCHE IL DIRITTO DI LECCARTI LE SCARPE!

E’ il pensiero che conta


A questa ragazza dagli occhi felini abbiamo prima provato a farle conoscere un vazaha e poi, dopo qualche mese, a regalarle un cellulare a cui ci teneva, magari per intessere quelle relazioni, foriere di sbocchi matrimoniali, che la ragazza povera di un villaggio di poveri pescatori ha obiettivamente difficoltà a intrattenere. Ebbene, sia col vazaha, sia col cellulare è andata buca. Non ha funzionato. Nel secondo caso proprio in senso letterale. Se Mauro Venz avesse intenzione di trovare una brava ragazza, che a Sacile non era stato capace di trovare, o di sperperare i suoi soldi con le makorele, non mi era chiaro all’inizio, quando lo mettevo in guardia sui pericoli del Madagascar. Poi, finiti i due mesi della sua permanenza, si è saputo cosa ha scelto di fare. Affari suoi! Per Natascia è stato meglio così, benché lei sia ancora in cerca di un fidanzato e, sperabilmente, di un fidanzato vazaha, che le garantisca un futuro di sicurezza economica. Per il momento, deve accontentarsi di fare la venditrice di pesce al mercato di Tulear, anche se ieri sono venuto a sapere che il pesce è merce così richiesta in città che c’è qualcuno che va direttamente in casa sua, molto spesso, a rifornirsi, così che lei non è obbligata a prendere tutti i giorni il pick up brousse da Ankilibe a Tulear, con la bacinella del pesce.

domenica 14 settembre 2014

Sono malato



Mi si dice: “Non parlare di cose personali nel tuo blog!”. Ma io so che fin dagli anni Settanta circolava lo slogan: “Il personale è politico e il politico è personale”. Cosa intendessero i “compagni” dell’epoca con tale espressione non so, di preciso, ma io la interpreto nel senso che No man is an island, nessun uomo è un’isola, e tutto ciò che può interessare a un singolo essere umano, può interessare anche a una più vasta categoria di suoi simili. Dunque, perché dare per scontato che tre mesi ai tropici non possano avere effetti deleteri sulla salute, per l’occidentale medio? Se tra i miei lettori ce ne dovessero essere alcuni che hanno intenzione di affrontare questa o anche altre mete esotiche, è meglio che siano preparati a tutto. Se si può imparare dagli errori degli altri è meglio, no? Io so perché sono malato. Perché le mie energie si sono gradatamente esaurite. Non ho fatto sport eccessivo, non ho fatto lavori pesanti, ma un fattore decisivo, che mi aggredisce ogni volta che vengo in Madagascar, è lo stress. Mi piace quindi analizzare con voi questo fenomeno, senza avere la pretesa d’essere un rappresentante tipico della nostra razza, ma sui generis, molto sui generis.

sabato 13 settembre 2014

Maledetti parassiti!

 
Prima viene a dirmi che devono dare il veleno al mais, poi mi dice che devono solo fargli prendere aria, svuotarne i sacchi e mescolare il contenuto, in modo che chicchi grandi stiano insieme a chicchi piccoli e alla fine mi conferma che, oltre a questa miscelazione, devono anche dare la polvere medicamentosa contro i curculioni.
“Tina, Tina, le informazioni sono importanti”, le dico sconsolato. Chiama Nary, il nostro guardiano di quando ci assentiamo, che viene a farsi fotografare con il sacchetto incriminato. E’ una polvere bianca che Alifeno, il padre adottivo di Tina, sparge sul mais a mani nude, come facevano una volta i contadini quando seminavano. I suoi aiutanti, tra cui Nary, s’incaricano di mescolare il tutto camminandovi sopra. E’ la stessa tecnica usata nelle risaie, solo che al posto dei piedi umani in quel caso si usano le zampe degli zebù, fatti camminare nel fango avanti e indietro.

venerdì 12 settembre 2014

Due idioti stagionati



Ho conservato in memoria le seguenti due lettere per cinque anni. Mi sono state scritte da italiani residenti ad Antananarivo, uno dei quali conosciuto e l’altro no. Siccome la vendetta è un piatto che va consumato freddo, penso che ora le due “perle di saggezza” siano fredde al punto giusto. Esse rappresentano il succo dello specismo cattolico, ovvero della stupidità intrisa di cattiveria. In Italia, venir accusati di preoccuparsi per le bestie e di trascurare gli uomini, ce lo siamo sentiti dire in tutte le salse, e non a caso i due autori delle lettere sono italiani. Della peggiore specie. Del primo, tale Fiore Bottega, so solo che era orfano fin da bambino ed è stato tirato su dalle suore. I risultati, in fatto di ristrettezza mentale, si vedono. Del secondo, tale Bruno, non so nulla, ma essendo amico del primo posso applicargli il principio: “Similis similem amat”, il simile ama il suo simile. Entrambi degli idioti, dunque. Sul perché pubblichi in questo momento tali due spetazzamenti stagionati, posso dire che dipende dal fatto che non ho niente altro di meglio da pubblicare. Ma posso dire anche che pochi giorni fa alcuni trolls hanno scoreggiato nel mio blog, così che ho dovuto aprire le finestre. Evidentemente, ciò che alcuni disinformatori fanno dietro pagamento da parte dei “padroni del mondo”, altri hanno fanno, cinque anni fa, per puro, squallido, insulso, diletto. L’articolo che tanto ha scandalizzato quell’anima candida di Fiore Bottega è QUESTO. Godetevi, intanto, questi esempi sublimi di intelligenza.

giovedì 11 settembre 2014

Il proclama del malaso Obama



Questa settimana le forze mi hanno abbandonato, forse per una specie di contraccolpo psicologico. Avrei voluto andare a parlare con il direttore della missione cattolica Don Bosco, per chiedergli cosa ne pensasse delle tre suore italiane uccise in Burundi e avrei voluto tornare da Monsieur Shalim, proprietario dell’hotel Al Shame, per chiedergli cosa ne pensa dell’ISIS. Vi ero già stato due volte la settimana scorsa, ma senza trovarlo e mi ero ripromesso di fargli anche vedere alcune foto di soldati decapitati in Siria, ma per ora devo sospendere queste due – diciamo così – interviste, perché mi sto trascinando dal letto al letto e poi ancora dal letto di nuovo al letto. Sto cercando di mangiare quanta più frutta possibile e di bere acqua e limone con zucchero, ma le forze sono ben lungi dal ritornare. Per tale ragione, dovrete accontentarvi dell’aneddotica disponibile qui ad Ambolanahomby, che poi non manca, grazie a Radio Babaky in generale e a Tina in particolare, che ha ripreso le sue normali attività pettegolesche.

L’etnia degli zombie



Per sapere se la bella ragazza che ci sta parlando, seduti sulla riva di un fiume, è una Agane, bisogna sollevarle la lunga gonna e vedere se ha i piedi rivolti all’indietro. Per sapere se la bella ragazza che ci sta parlando, seduti sotto un albero di Badamera, è veramente viva, bisogna guardare se ha cicatrici in testa, sulle ginocchia o sui gomiti. Nel primo caso, se si tratta di un’Agane con i piedi all’incontrario, è meglio mettere gambe in spalle e fuggire senza voltarsi indietro. Nel secondo caso, poiché le cicatrici se l’è procurate nel tentativo di uscire dalla cassa da morto, è meglio allontanarsi da lì il più in fretta possibile, perché si tratta sicuramente di una ragazza zombie. Un altro sistema per scoprire l’identità segreta di un eventuale zombie, in Madagascar, è quello di avvicinarsi al soggetto dormiente e mettergli un po’ di sabbia sulla fronte, oppure sulla pancia, ma è un metodo alquanto rischioso perché se il soggetto è veramente uno zombie, che come tutti sanno non sopportano di essere messi sotto terra, la persona in esame si sveglia all’improvviso e uccide l’ardito sperimentatore. Per essere sincero, anch’io, se qualcuno mi mettesse della sabbia sulla testa mentre sto dormendo, non sarei molto contento, ma non credo che arriverei a uccidere, per questo. Dunque, il metodo è sicuramente valido.