giovedì 24 aprile 2014

Gli effetti macabri del militarismo

 
23 aprile 1944 – STRAGE NAZISTA A TRIESTE. I MARTIRI DI VIA GHEGA.
I nazisti impiccano a Trieste 50 eroi. Impiccati alle balaustre delle scale e alle finestre del Conservatorio e lì lasciati appesi per giorni.
Così “Il Giornale di Trieste” del 17 aprile 1954 ricordava i “martiri di via Ghega”, citando anche Marco Eftimiadi:
“L’ esecuzione avvenne di buon mattino e sembra durasse piuttosto a lungo nonostante la cruda semplicità del cerimoniale. Una delle vittime – lo studente Marco Eftimiadi di ventidue anni – venne prelevato dall’infermeria del Coroneo alle sette del mattino, ma sembra ch’egli sia stato uno degli ultimi a salire il patibolo. Citiamo il suo nome, fra i tanti, perché sulle sue ultime ore abbiamo raccolto qualche testimonianza. Era stato arrestato in seguito alla delazione di un rinnegato: sorte ch’egli ebbe in comune con moltissime altre vittime di quegli anni terribili. Si trovava al Coroneo già da un mese. Un mese d’inferno, fra continue intimidazioni e torture. Non parlò, non fece un nome, non disse nulla che potesse compromettere la causa. Quando vennero a prelevarlo, quella mattina, disse ai suoi compagni di prigionia che non gli importava di morite: “Mi vendicheranno” – disse. Ma parlò senza odio nella voce come se dicesse una cosa ovvia”.

La patologia della globalizzazione

 

Il 70% delle nuove malattie che sono emerse negli esseri umani negli ultimi decenni sono di origine animale e, in parte, direttamente connesse con la ricerca umana di maggior cibo di origine animale. Questo è il dato di maggior significato che è emerso dal nuovo rapporto della Fao “World Livesstock 2013: Changing Landscapes Disease.
«La continua espansione dei terreni agricoli in aree selvagge, insieme al boom a livello mondiale della produzione animale, ha significato che il bestiame e la fauna selvatica sono maggiormente  in contatto, e noi stessi siamo a contatto, con animali molto più che in passato - ha dichiarato Ren Wang, vice direttore generale della Fao, del Dipartimento Agricoltura e tutela dei consumatori. Ciò significa che non possiamo affrontare la salute umana, la salute animale e la salute degli ecosistemi in modo isolato gli uni dagli altri, dobbiamo guardare a loro nell’insieme, e affrontare le cause della comparsa della malattia, la sua persistenza e diffusione, piuttosto che semplicemente combattere contro le malattie dopo che sono emerse».

Gli animalisti devono uscire dal ghetto

 

Per riportare l'acqua 
da rosso sangue a blu vita. Delfini macellati 
in un mare di sangue, dolore e terrore. Per fermare per sempre queste stragi
 serve un divieto. 
Cioè un atto politico.
Mi deprime, ma non mi piega, 
vedere, fra i miei 1100 contatti FB 
l'indifferenza quasi assoluta per la politica.
Ma conferma la mia opinione. 
Il movimento antispecista è ancora tutto da costruire.
 Non fa e non è una lobby. Io voglio contribuire a costruirlo questo movimento.
Per riportare l'acqua
 da rosso sangue a blu vita.

Il benvenuto

 

CACCIATORE, MILANO NON TI VUOLE!
Fronte animalista questa sera ha dato ai cacciatori il benvenuto che si meritano! Arrivati nel centro di Milano per il CIC (convegno internazionale cacciatori) abbiamo rovinato loro la cena di benvenuto. La caccia sta morendo, infatti per un evento così importante si sono presentate poche decine di assassini.

mercoledì 23 aprile 2014

Siamo allergici a Kalergi

 
Fonte: You tube

Kalergi, sconosciuto all'opinione pubblica, nelle classi di storia e tra i deputati è considerato come il padre di Maastricht e del multiculturalismo.
"La novità del suo piano non è che accetta il genocidio come mezzo per raggiungere il potere, ma che pretende di creare dei subumani, i quali grazie alle loro caratteristiche negative come l'incapacità e l'instabilità, garantiscano la tolleranza e l'accettazione di quella "razza nobile". I sostenitori della Globalizzazione si sforzano di convincerci che rinunciare alla nostra identità è un atto progressista e umanitario, che il "razzismo" è sbagliato, ma solo perché vorrebbero farci diventare tutti come ciechi consumatori.

La dittatura soft dei distruttori del Pianeta

 

E' notizia di poche ore fa il rinvio a giudizio dello scrittore Erri De Luca, accusato di istigazione a delinquere per aver sostenuto pubblicamente che “la Tav va sabotata poiché è un'opera nociva e inutile”.
Queste ed altre dichiarazioni furono rilasciate dallo scrittore a inizio settembre all'Huffington Post, in un'intervista in risposta alle accuse lanciate dell'ex Procuratore Caselli agli intellettuali di sinistra rei, a suo dire, di “sottovalutare pericolosamente l'allarme terrorismo” in Val di Susa. Immediata fu la reazione di Ltf, azienda responsabile dei lavori, che presentò una denuncia e su di essa venne aperto un fascicolo. A fine febbraio i due pm con l'elmetto Rinaudo e Padalino avevano già concluso le indagini, contestandogli il reato di istigazione al sabotaggio.

Amori e sconfitte dei liberatori di negri

 
Tratto da "2084 - L'apoteosi dell'arianità"  (1995)

Dopo aver restituito all'autonoleggio di Graz la vettura e il pullman, Debora, Corinna e Hermes tornarono in Italia, ciascuno nella propria casa, con l'altra automobile. Fu per tutti un felice ritorno, come la fine di un incubo, ma c'era ancora una spina nei loro fianchi anche se tra essi provocava dolore in modo diverso: la più afflitta, manco a dirlo, era Jenny poiché se Marcello per gli altri era solo un amico, o tuttalpiù un complice, per lei era molto di più. Appena tornati a Milano si diedero da fare per trovare il miglior avvocato disponibile. Fu ancora una volta l'infaticabile Debora, come aveva già fatto prima con la baita e poi con la levatrice, a reperire la persona giusta, quell'avocatessa Elena Pirio Porosso che, sebbene alle prime armi, era dotata dello spirito giusto e della grinta necessaria. Siccome Hermes aveva speso tutto il suo denaro per finanziare il viaggio in Turchia e in Crimea era, al momento, privo di entrate finanziarie e furono Debora e Jenny ad accollarsi l'onere della spesa per la trasferta dell'avvocatessa in Ucraina. Forse non fu una coincidenza che a sborsare la pecunia per aiutare Marcello fossero due persone a lui sentimentalmente legate, seppure in maniera diversa. Su consiglio dell'avvocatessa, Debora e Jenny restarono in Italia poiché il processo a carico dell'imputato Binatti era ancora in fase istruttoria per cui era meglio non correre il rischio che l'attenzione della magistratura ucraina si concentrasse sulle donne in visita. Jenny voleva partire con l'avvocatessa a tutti i costi, ma alla fine si lasciò persuadere a restare.