mercoledì 23 luglio 2014

Il morso del rimorso


Testo e foto di Francesco Spizzirri

Con Pascaline eravamo a Manakara. Il nostro primo viaggio in treno da Fianarantsoa a Manakara, dal centro dell'altipiano alla costa est. Si viaggia nella foresta pluviale, sulle montagne, con cascate e fiumi. Si parte tra le coltivazioni di the di Sambary e si arriva nella pianura verdissima delle coltivazioni di riso di Manakara. Un viaggio da raccontare a parte. Tutti i giorni andavamo al mercato, il posto migliore per fare fotografie, più per guardare che per comprare dal momento che vivevamo in albergo, albergo malgascio naturalmente, e quindi non dovevamo comprare niente per mangiare, escluse le aragoste che andavamo a comprare in spiaggia. E bisognerebbe anche qui parlare della differenza tra albergo malgache e dell'albergo vazaha. Manakara non è mai stata una meta turistica, per cui non c'erano vazaha in giro e al mercato c'erano solo prodotti per malgasci quindi prodotti poveri di semplice sussistenza. Giravamo per il mercato solo per passare il tempo al mattino e Pascaline mi accompagnava senza entusiasmo, perché lei di povertà ne conosceva abbastanza. Io al contrario mi immergevo completamente nell'atmosfera malgascia. 

martedì 22 luglio 2014

L’ineludibile scissione tra personale e politico



Ed eccoci a Tulear, una popolosa città costiera del sud che visitai per la prima volta nel 2006. Negli ultimi anni è andata incontro a un vistoso cambiamento: la sparizione dei pousse pousse, sostituiti dai ciclo-poussy. Complici i vari cicloni che si sono susseguiti regolarmente e che ne hanno decimati a centinaia, di pousse pousse autentici ne sono rimasti pochi in circolazione. Il nome italiano di tale mezzo di trasporto è “risciò”, di origini cinesi, e non è un caso che lo si trovi anche in Madagascar perché anche i malgasci sono originari di quelle parti. Di Borneo e Sumatra, per la precisione. Oltre alla lingua malgascia, un dialetto simile alla quale si trova proprio in Borneo, ci sono gli usi (barbari) e i costumi che stanno a testimoniare la loro lontana provenienza. In Madagascar infatti si macellano gli zebù in ogni speciale ricorrenza esattamente come fanno in Nepal in onore della Dea Kalì. I malgasci non hanno mai sentito parlare di quest’ultima, ma a sacrificare gli omby, gli zebù, ci riescono benissimo. Anche la folla che ho incontrato in territorio Bara e che spingeva una piccola mandria di zebù, tirandosi dietro il morto dentro il carretto, stava andando a sacrificarne uno, in concomitanza con la sepoltura del cadavere.

lunedì 21 luglio 2014

Niente di nuovo sul fronte della RN7


Le montagne mammellonari nei pressi di Ranohira sono lì da milioni d’anni e nessuno le ha spostate. La fama di villaggio poco raccomandabile di Ilakaka è stata forse leggermente scalfita da quella di Betroka, sede di Remenabila, letteralmente “quello dalla giacchetta rossa”, capo di una banda di 400 ladroni. A Vineta continuano ad esserci affioramenti di cristalli di calcite, oltre che di fossili. Quando i viaggiatori passano per Mahaboboka continuano a provare un po’ di apprensione, poiché quattro anni fa qualcuno sparò a un taxi-brousse di passaggio per cercare di uccidere l’autista, ma il colpo, anche a causa dell’oscurità, non andò a segno e i passeggeri evitarono di essere rapinati. Ad Andranovory le venditrici volanti continuano a vendere pezzi di Tenrec riccio, arrosto, benché l’UICN abbia messo tale specie nella Lista Rossa di quelle in pericolo d’estinzione. A Ihosy i taxi-brousse  continuano a fermarsi per il pranzo di passeggeri e autisti presso l’hotely Nirina, che cucina bene e fa pagare poco, un po’ come i ristoranti dei camionisti da noi. E dietro il ristorante continua ad esserci un solo WC a disposizione, così che si formano lunghe code per accedervi, prima o dopo aver mangiato. A Sakaraha continuano ad esserci commercianti di gemme, originari di Sri Lanka e Thailandia, e a spostarsi a bordo di grosse autovetture, segno che quello delle pietre preziose è un business che rende.

sabato 19 luglio 2014

Non sempre il meglio è nemico del bene



Stando a questo poco noto proverbio, se si va in cerca di miglioramenti, cioè se si abbandonano le sane abitudini, si rischia di peggiorare lo stato delle cose, ovvero di perdere quei vantaggi che magari si erano faticosamente raggiunti prima. Ho sperimentato che non sempre è così. L’ho fatto grazie alla mia guida che aveva già portato nel dicembre scorso il suo primo difficile cliente all’albergo Soratel anziché al Cantonnaise, alberghi che si affacciano sulla stessa via. Entrambi sono di proprietà di cinesi ma si differenziano come il giorno dalla notte. 

La mia barbona



Anni fa a qualcuno in Italia venne l’idea di lanciare uno slogan: “Adotta un anziano!”. Non so se furono i Verdi o qualche agenzia umanitaria governativa. Di fatto, non so quali effetti pratici abbia avuto. Nel mio piccolo io l’ho fatto con Jeannette, che vediamo qui in foto e di cui mi sono già occupato. Non ho molto da dire sul suo conto, perché ho già spiegato che la mia guida e interprete, nonché moglie legittima su suolo malgascio, non si dimostra molto collaborativa con me per motivi di repulsione verso cani e barboni. Quindi non so quanti anni Jeannette abbia, né a quale etnia appartenga. Qui a Fianarantsoa sono Betsileo, ma le etnie non sono sempre ermeticamente omogenee e quindi la mia barbona potrebbe avere origini diverse. La differenza tra lei e Titiny, che ho conosciuto davanti al Pavillon de jade, è che Jeannette, caso più unico che raro in Madagascar, non trova repellenti i cani e ci dorme assieme nel suo tugurio. Purtroppo, anche stavolta l’ho trovata ubriaca e quando Tina, tenendosi a debita distanza, le ha chiesto spiegazioni, Jeannette ha mostrato una bottiglietta di plastica con un fondo di toakagasy e si è giustificata dicendo che quella è la sua medicina.

Stanlio a caccia di grulli



Stanlio va in un giardino riservato ai reduci di guerra. Con le panchine tutte occupate, si siede su una sedia a rotelle abbandonata ma l’unico modo che gli riesce è quello d’infilare un piede sotto il sedere, così da apparire mutilato di una gamba. E’ a quel punto che Ollio lo incontra dopo anni e diventa premuroso a causa dell’apparente menomazione del vecchio amico ritrovato, nonché commilitone. L’equivoco va avanti per un po’, nonostante Stanlio cerchi di alzarsi più volte, subito dissuaso dall’amorevole Ollio. Stanlio ci prende gusto, a farsi portare in braccio, e lo fa anche dopo essersi alzato sulle sue due gambe. E’ a quel punto che il regista inquadra in primo piano il faccione incredulo di Ollio, con sua successiva arrabbiatura. L’omino che vediamo in foto non ha una spalla con cui recitare e se sta recitando è solo la recita della sua vita, come facciamo tutti con parti diverse e senza regista. 

giovedì 17 luglio 2014

Finché non inventeranno il teletrasporto


Il mezzo pubblico più appariscente ed economico per spostarsi da una città all’altra in Madagascar è senza dubbio il taxi-brousse, che in questi ultimi anni sta subendo una trasformazione in meglio, cioè sta diventando più comodo. Quando ho cominciato a girare il Madagascar nel 2006, ce n’erano di piccole dimensioni e di fabbricazione estremo-orientale, coreani e giapponesi. Portavano circa una quindicina di passeggeri. Alcuni vazaha che potevano permetterselo, volendo viaggiare comodi, prenotavano due posti anziché uno, così da poter distendere le gambe. Trattandosi di lunghi spostamenti, anche di 10 o 12 ore, le membra s’indolenziscono e io non so come facciano i malgasci a viaggiare stipati nei camion-brousse, oltretutto sottoposti a notevoli sballottamenti, che si spostano praticamente solo su piste sterrate e che trasportano anche 60 persone. I taxi-brousse, invece, stante l’abilità dei conducenti, devono fare i conti solo con le buche che si formano a causa delle violente piogge nelle strade asfaltate delle Routes Nationales, che non vengono riempite, mancando ogni forma di manutenzione stradale, e che gli autisti conoscono a memoria.