mercoledì 4 gennaio 2012

La sindrome della gazza ladra





Il dottor Herman abbandonò la famiglia nel 1909, quando suo figlio Homer aveva 28 anni e il fratello minore Langley 24. Vent’anni dopo morì anche la madre e non si può dire che la sindrome della gazza ladra che li colpì a partire da quel momento fosse da attribuirsi a un senso di perdita mai elaborato, poiché quando nel 1929 morì la signora Susie, i due fratelli non erano più ragazzini, ma uomini maturi.
Tuttavia, avendo ricevuto in eredità un palazzo di tre piani nel quartiere di Harlem, oltre ai beni ereditati dai facoltosi genitori, cominciarono a raccogliere oggetti che solo nelle loro menti disturbate possedevano funzione e scopo. Un brutto giorno Homer perse la vista e l’artrite pian piano lo costrinse a letto, immobilizzandolo. Langley gli faceva assistenza. Il fratello minore sbarrò le finestre, tagliò le condutture di gas, luce e acqua e prese l’abitudine di uscire solo dopo la mezzanotte per cercare cibo e rifornirsi d’acqua in una fontana pubblica.


Le assistenti sociali e la polizia erano al corrente della situazione, ma non riscontrando violazioni di legge e non essendoci minori da tutelare, non intervennero mai. Finché un giorno non ricevettero la segnalazione che in quella palazzina di Harlem c’era un cadavere.

Gli agenti sfondarono la porta e fecero molta fatica ad arrampicarsi in cima ai mobili e agli altri oggetti accatastati ovunque per raggiungere il letto dove alla fine trovarono il cadavere di Homer. Dopo l’autopsia si seppe che era morto di fame e spavento. Non avendo trovato Langley in casa, la polizia sospettò di lui, fino a quando un addetto allo sgombero, dopo qualche giorno, sotto un mucchio di scatole e scatoloni trovò anche il suo corpo: evidentemente era morto per primo lasciando al suo destino e a una morte per inedia il fratello invalido.

Quando abitavo nelle valli del Natisone, andavo spesso con un’amica animalista a portare scatolette di carne per cani alla signora Pielci. Il comune di Cividale le aveva dato un prefabbricato del terremoto, vicino alla stazione dei treni. Arrivando alla casetta ci venivano immancabilmente incontro una dozzina di cagnetti di piccola taglia e di altri si sentivano i latrati provenire dall’interno dell’abitazione. Il problema era che si riproducevano spesso, perché non sterilizzati, e noi cercavamo di convincere l’anziana donna a far operare almeno alcune delle femmine fertili. La signora non ci fece mai entrare in casa, perché era consapevole che lo spettacolo, tra disordine, immondizia ed escrementi, non sarebbe stato piacevole.
Molti anni fa, quando frequentavo un gruppo di giovani coetanei della Sinistra extraparlamentare, circolava un pettegolezzo sul conto di Roberto Revoldini. Gli amici dicevano che nessuno voleva andare a trovarlo perché non permetteva che in casa sua si fumasse.
Quando, qualche anno più tardi, il mio gruppo animalista si spostava in macchina la domenica per raggiungere i nostri obiettivi, capanni di cacciatori o uccellande presso cui fare azioni di disturbo, si formava una colonna d’auto, ma nessuno voleva salire su quella di Franca Paoluzzi, per la puzza di carne per gatti che la pervadeva.
Se il Revoldini aveva problemi a socializzare con i compagni per le sue tendenze salutiste, e non c’è nulla da eccepire in proposito, tutti gli altri casi hanno un fondamento e una connotazione di tipo olfattivo più consistente. In casa di Homer e Langley, avendo chiuso le condutture dell’acqua, l’igiene doveva essere diventata un optional. La signora Pielci, con tutti quei cagnolini scagazzanti fra i piedi, avrà avuto il suo bel da fare a tenere pulito il prefabbricato. La gattara Franca forse non si rendeva conto che l’afrore delle scatolette di cibo per gatti aveva impregnato l’abitacolo dell’auto, ma i suoi passeggeri sì.
E quando Edoardo Stoppa, che lunedì 2 gennaio ha fatto un servizio su una gattara di Castiglione delle Stiviere, è entrato nella palazzina, ha dovuto prima mettersi una mascherina sul viso e guanti e ghette di cellophane alle mani e ai piedi. Forse avrà fatto un po’ di scena, come quegli inviati di guerra che per fare un servizio si mettono la maschera antigas nella stanza d’albergo adibita a sala stampa, mentre tutti gli altri colleghi non ce l’hanno.
Però, tra la carne in scatola, gli escrementi e i cadaveri di gatto dentro i sacchi della spazzatura, dev’esserci stata veramente una puzza bestiale.
E’ lampante che tenere un gatto in casa è innaturale. Tenerne centocinquanta non solo è contronatura, ma anche da codice penale. La domesticazione del gatto è più recente di quella del cane, e forse non è neanche completata del tutto, ma a parte questo, la natura del gatto è legata all’esplorazione del territorio in ore notturne, al bisogno di cacciare e ad altre necessità fisiologiche che in un appartamento gli vengono negate. Normalmente, a parte i leoni, i felini sono cacciatori solitari e se il gatto domestico (Felis catus) discende da quello selvatico (Felis silvestris) la sua è una natura individualista, che mal s’inserisce in rapporti gerarchici. La donna che Edoardo ha alla fine contattato, e che si è rifiutata di rispondere alle domande arrivando a negare l’evidenza, fa un pessimo servizio all’animalismo e offre il fianco alle accuse – che non mancano mai – di quanti odiano o anche solo sono indifferenti nei confronti degli animali.
Per molti anni i cosiddetti benpensanti hanno accusato gli zoofili di essere dei degenerati e di avere qualche rotella fuori posto. A partire dagli anni Cinquanta, ovvero in concomitanza del boom economico che ha portato benessere nelle case e nelle abitudini degli italiani, ci si è accorti di un fenomeno ben più antico: l’amore per gli animali. Ma lo si è sempre visto con diffidenza, come fosse una devianza sociale.
Stabilito che non dovrebbe spettare al privato cittadino di occuparsi dei cani e dei gatti abbandonati, e che dovrebbero essere i Comuni, per legge, a risolvere il problema del randagismo e ad offrire sterilizzazioni gratuite, casi come quello della signora mantovana vanno a detrimento di un serio discorso dei diritti animali e dei conseguenti doveri degli uomini. Poiché il singolo e i suoi comportamenti sono inseriti necessariamente in un contesto sociale, una palazzina piena di 150 gatti non esisterebbe se le amministrazioni comunali prendessero in considerazione i problemi degli animali domestici. Non lo fanno perché una cultura specista di matrice cattolica ostacola l’avanzare della civiltà e frena l’attuazione di misure profilattiche basate sul rispetto dell’animale. Poiché per i gestori della cosa pubblica ci sono sempre “cose più importanti” del benessere animale, cani e gatti senza padrone finiscono per creare problemi sanitari e nessuno riesce a fare un’analisi onesta della questione. Infatti, neanche la proprietaria della casa e dei gatti è stata capace di fornire alcuna risposta intelligibile.
Più di dire che le sterilizzazioni dovrebbero essere gratuite, non so che fare. Posso solo tentare un’analisi psicologica del perché gattare come quella di Castiglione delle Stiviere si comportino come le telecamere di Striscia hanno documentato. Posso solo dire che in natura ci sono anche altri animali che raccolgono oggetti trovati nel territorio e ciascuna specie ha le sue ragioni per farlo. C’è per esempio un roditore dei deserti americani che raccatta piccoli oggetti per costruire un nido sociale. Qui potete vedere un simpatico video su di lui.

C’è l’uccello giardiniere che raccoglie oggettini colorati per arredare il nido in funzione dell’accoppiamento. Di venti specie di uccello giardiniere distribuite tra Australia a Nuova Zelanda, diciassette si comportano così. E infine, c’è la nostrana gazza, detta ladra, che è irresistibilmente attratta da tutto ciò che luccica.
In inglese, per indicare una persona che non butta via mai niente, si fa ricorso al termine pack rat, cioè a quel roditore a cui ho già accennato. Tutti lo siamo almeno un po’, indipendentemente da un passato di miseria o da qualche trauma infantile legato alla perdita dei familiari.
Nella forma più blanda questa tendenza si chiama collezionismo, che può avere come oggetto del desiderio le cose più disparate, dalle lattine di birra ai francobolli, dalle penne stilografiche ai ferri da stiro, dalle scatole di fiammiferi alle monete. Io per esempio colleziono fossili e minerali, ma non potrei mai collezionare farfalle o conchiglie, perché ho ben chiaro il fatto che farfalle e conchiglie implicano l’uccisione superflua d’incolpevoli animali invertebrati. Viceversa, per i fossili e i minerali nessuna creatura viene uccisa.
La gattara mantovana, forse senza rendersene conto, è una collezionista di animali vivi. Stabilito che l’inferno è lastricato di buone intenzioni, il suo desiderio di togliere dalla strada i gatti l’ha portata a perdere di vista il loro benessere e a rendere sfumata la differenza tra lei e un collezionista di animali morti, come sono quei necrofili che si circondano di animali imbalsamati, magari uccisi da loro stessi.
Il fatto che a casa sua stazionino per giorni gatti morti nei sacchi della spazzatura aumenta il sospetto che anche nel suo caso si possa parlare di necrofilia. E non è una bella cosa!
Tra la sindrome della gazza ladra, la mania collezionistica di tenere in casa animali vivi e il non mandare all’inceneritore i cadaveri dei gatti, ne viene fuori un cocktail che ha tutte le parvenze di un caso clinico.
Urge un intervento da parte del Comune. Un gattile gestito da volontari animalisti, sotto la supervisione del veterinario comunale è la soluzione migliore, già attuata in tante città italiane. La gattara non va colpevolizzata, né sanzionata, ma aiutata a risolvere e gestire civilmente una situazione ormai divenuta insostenibile.

7 commenti:

  1. In ogni comunità, piccola o grande, ci sono casi analoghi di persone, in genere sole ed anziane che, in cambio di compagnia, si circondano di animali con cui scatta spesso una simbiosi che poi, talvolta, degenera in patologia.
    Alla fine è sempre la ricerca di qualcosa che aiuti a vincere la solitudine. Che si tratti di trovarsi un partner, un amico, un animale da compagnia fa poca differenza. Ci si muove prima con l'obiettivo di risolvere un proprio problema e poi, in secundis, ci si concede alla "condivisione" dell'amore che dovrebbe invece essere, credo, la prima e più nobile causa di coesistenza e/o coabitazione con l’amato.
    L'amore, come concetto, vive ancora in un limbo di indeterminatezza in cui ognuno pensa quel che vuole.
    La discriminante è proprio la degenerazione di un bisogno (amore, affetto, compagnia) in patologia in cui il soggetto perde di vista l'altro e lo "usa" a proprio uso e consumo.
    Come accade per i beni materiali, una volta trovata la ricchezza nasce la paura di perderla e si mettono in atto una serie di meccanismi per preservarla e custodirla.
    La paura di perdere la "compagnia" crea legami spesso ossessivi caratterizzati da una smisurata ed innaturale dipendenza dall'altro. Anche nei rapporti che intercorrono tra gli umani ci sono innumerevoli casi di gattare come ad esempio quelle persone che riversano nei figli o nel partner o negli animali un'attenzione smisurata facendone la valvola di sfogo di tutte le loro patologie e diseducazioni affettive dando, in tal modo, un senso alla propria vita alla stregua di Vasco Rossi che vuole trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha.
    Hai naturalmente ragione circa l’intervento pubblico in materia di animali. Una gattara gestita da volontari e con la supervisione di medici specializzati sarebbe non solo cosa buona e giusta ma farebbe felice, ne sono sicuro, un sacco di persone come me che andrebbero a far loro visita spessissimo oltre che ad aiutare e rendersi utili.

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  2. Roberto,dici che ad occuparsene degli animali randagi dovrebbe essere il comune e non il singolo citadino,secondo me è responsabiltà di tutti i singoli citadini,quando viene abbandonato un animale non ci credo che non ci sia nessuno a vederlo e denunciarlo,una amica per il compleanno della mia compagna gli regalò un gatto senza nemmeno chiedere se avessimo la voglia e la possiblità di occuparci del animale,è responsabile! quando una mamma compra il pesce rosso al bambino e questo dopo un po' si stufa e si dimentica di darle di mangiare....è responsabile,quando qualche deficente,compra un pitone per averlo nel apartamento è responsabile !!! c'è sempre un responsabile che con la sua irresponsabiltà crea un disaggio,al animale per primo,e poi alle persone !!! il pensiero di : "dai prendiamo il gattino o il cagnolino,che in tanto dopo se non c'è la facciamo c'è sempre il canile o gattile dove portarlo !!!
    bisogna tagliare dalla radice il problema per non cercare dopo le soluzioni che non saranno mai abastanza !!!!
    P.S: ho cercato il gazzetino nordest on line,l'ho trovato,ma non riesco ad entrare ai commenti dei lettori,vedo solo la copertina,è non riesco a fare copia incolla col tuo post...ho letto invece nel Gazzetino (quello generale) un commento "anti -pellice"pensavo era tuo,ma invece era di una donna di Bolzano...
    ciao

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  3. Gianni, normalmente i volontari che danno una mano nei canili e nei gattili, hanno i loro amici a quattro zampe ma talvolta si portano a casa ospiti temporanei. Sanno che si potranno fermare solo poco tempo, in attesa di trovare una sistemazione definitiva. Il problema sopraggiunge quando il volontario non si ferma e continua a riempirsi la casa di animali. Allora la cosa diventa patologica e finisce sulle pagine dei giornali.
    E' successo per esempio a Udine un paio d'anni fa. I vicini hanno fatto intervenire le autorità per una situazione insostenibile con decine di animali in casa e in cortile, con conseguenze serie in fatto d'igiene. In quel caso, come anche in quelli di cui ho notizia, si tratta di persone anziane che forse sono anche aterosclerotiche. Non hanno più il senso del limite. La gente si incattivisce e io mi devo affannare a spiegare che non si deve demonizzare il soggetto ma cercare di aiutarlo. Per fortuna, non mi pare che nel caso di Udine gli accalappiacani abbiano fatto stragi come credo sia capitato in passato, in molti altri casi.
    Per fortuna, ci sono animaliste che prendono in mano la situazione, anche quando il soggetto non permette loro di farlo e a volte sono le stesse animaliste a chiedere l'intervento della forza pubblica.

    Enzo Romano, che non conoscevo, parla di una separazione e finisce per dire che della sua ex non gliene importa niente, ma del cane sì. Ho sentito di giudici che sono intervenuti in casi di divorzio affidando all'uno o all'altra non solo i figli ma anche gli animali domestici.
    Carino il video: mi ha fatto ridere di gusto!
    Grazie!
    :-)

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  4. Martin, nel 1979 l'allora nostro presidente Sandro Pertini, in una legge volta a eliminare gli enti statali inutili, abolì l'ENPA (ente nazionale protezione animali), trasformandola da ente pubblico a ente privato e trasferendo le sue competenze ai Comuni.
    Sarebbe stato un bene se i Comuni italiani fossero stati attrezzati ad occuparsi di animali, ma la latitanza e l'ignoranza erano totali. Poi, col tempo, la situazione è migliorata, nel senso che alcuni grossi comuni come Roma hanno istituito anche l'assessorato al benessere animale, ma tutti gli altri, di provincia, non sono mai stati improntati a una filosofia zoofila. Anzi.
    E' tuttora dai Comuni che riceviamo i maggiori grattacapi. Sono i Comuni che stabiliscono leggi per sfoltire colombi, nutrie, cinghiali, derattizzazione e soppressione di animali randagi.
    L'ENPA esiste ancora ma nelle vesti di una qualsiasi associazione animalista.
    Comunque hai ragione: ciascuno dovrebbe sentirsi responsabile e non permettere che il pesce rosso o qualsiasi altro animale s'inserisca nei meccanismi consumistici dell'usa e getta.

    Infine, una volta entrato nella Home Page del Gazzettino, basta cliccare sui titolo e ti si apre l'articolo richiesto, ma se leggi scritto "Discussione chiusa" ovviamente non si può più intervenire. Man mano che le notizie spariscono dalla prima pagina, le discussioni vengono chiuse.
    Ciao e grazie.

    P.S.
    Pettegolezzo: un amico di Lino Bottaro è collezionista di serpenti. .....se vengono a saperlo i 100 % Animalisti di Padova!!!
    :-)

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  5. Ah,adesso si sono riuscito,beh un bel contrasto con gli altri commenti,ma hai potuto dire la tua,strano che nessuno se ne sia acorto...forse in Udine non sono cosi permalosi...
    P.S: Allora devi postare assolutamente un bel articolo su SL,sulla oscena tenuta di retili nelle case !!!!vedrai che non avrai la stessa possibiltà che sul Gazzetino :-))))
    questo state ho trovato mentre facevo il bagno nel Garda una tartaruga!!!! povera bestia,non sono riuscito a prenderla,non so se sarà sopravisuta,ancora una volta dico che bisognerebbe evitare la VENDITA di animali "esotici"e i cogl...ni che li prendono li mandarei a vivere nel Amazonia visto che tanto gli piaciono le bestiole selvagge !!!
    ciao

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  6. Probabilmente, Martin, la tartaruga che ti è passata vicino mentre nuotavi nel lago era di quelle californiane liberate in Italia e ormai acclimatate.

    Non a tutti piacciono:

    http://freeanimals-freeanimals.blogspot.com/2011/07/animali-nocivi.html

    I 100 % Animalisti di Padova, di cui ti manderò qualche link prossimamente, fanno ogni anno a Longarone (Belluno) una manifestazione contro il malcostume di tenere in casa rettili e serpenti.
    L'ultima volta ci sono stato anch'io. Da Codroipo è un'ora e mezza di strada.
    Ho da poco conosciuto (tramite il Gazzettino) una signora veneta che vive a Norimberga e che venerdì andrà a liberare un procione che era caduto in un tombino vicino a casa sua. Anche il procione viene dall'America ed è stato introdotto dagli allevatori di animali da pelliccia. In Germania ci sono già delle colonie che vivono allo stato selvaggio, dopo che i loro antenati scapparono dagli allevamenti.

    Riguardo al mio articolo sulla morte dell'ex vescovo, l'ho mandato anche al Messaggero Veneto, che è il giornale di Udine, ma non so che reazioni abbia prodotto.
    D'altra parte, io sono già abbastanza malfamato e un articolo "iconoclasta" come quello non può rovinarmi la reputazione più di tanto.


    Hai visto che Lino Bottaro ha pubblicato un altro dei miei articoli?
    Le cose forse si stanno normalizzando e spero di continuare a potermi considerare un suo collaboratore.

    Ciao

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