martedì 27 marzo 2012

La fitta agenda dell’esorcista





Tempo fa vi ho parlato di Federico Caravaggio. Oggi vi presento suo fratello. Entrambi appartengono ad una famiglia di sensitivi, giacché anche mamma e nonna hanno avuto le loro esperienze ESP. Il che m’induce a sospettare che tale “dote” sia ereditaria per via genetica, oppure per qualche altra via che a me sfugge. Affermare che sia trasmissibile per via culturale mi sembrerebbe riduttivo.
Come si vede dalla foto, Eugenio Caravaggio è quel che si dice un bel ragazzo e cosa fanno i demoni quando vedono un bel ragazzo? S’invaghiscono di lui, per lo meno quei demoni che storicamente si presentano all’uomo sotto forma di Succubi, versione femminile degli Incubi. Se la cosa suona strana, ci si dovrebbe chiedere intanto cosa intendeva il Genesi quando diceva che gli angeli si unirono con le “figlie degli uomini”. Che si tratti di un’attrazione non tanto erotica quanto spirituale? E poi, la stirpe dei giganti Nephilim, frutto dell’unione tra angeli e donne, è esistita veramente?

Comunque sia, Eugenio non sta per diventare padre, almeno per il momento. Tra le esperienze che mi ha raccontato sabato 24
marzo non figura quella dell’incontro classico con un Succubo ma questo non significa che non potrebbe ancora capitargli o forse se l’ha già avuta in passato, l’ha scambiata per un normale brutto sogno e non per qualcosa di realmente accaduto.
Fatto sta che nel 1983, all’età di tredici anni, l’età giusta per i Poltergeist, sentiva rumori strani e vedeva ombre che camminavano per casa e passavano anche attraverso i muri, come si dice siano capaci di fare i fantasmi. Tuttavia non ci badava e reagiva come reagiscono i normali ragazzi che abitano nei piccoli paesi come Sclaunicco, cioè frequentando i coetanei e giocando a pallone.
Ma nel 1996, quando aveva 26 anni, siccome le ragazze non gli mancavano, ne portò una fuori, una sera, ed ebbe la sua prima esperienza paranormale consapevole. Quella che lui definisce l’esperienza dell’ectoplasma, anche se secondo me non è il termine più adatto. A Coia, frazione di Tarcento, c’è tuttora una grande casa dei primi del Novecento, che era stata abitata fino al terremoto del 1976: Villa Moretti. Quando Eugenio e la sua ragazza dell’epoca parcheggiarono nel cortile dell’abitazione, verso le 23.30 di una calda sera estiva, non avevano precisamente l’intenzione di scendere, ma di rimanere un po’ in dolce reciproca compagnia. Così lasciarono che i fari dell’auto illuminassero la facciata della casa, su cui circolavano voci strane.
Ad un certo punto, però, prima Eugenio e poi anche la sua amica, nel vano dell’unica finestra spalancata, videro una lucetta che si accendeva e si spegneva. Invece di spaventarsi e scappare, Eugenio chiese alla sua amica, che era seduta al posto di guida, di spegnere le luci dell’auto per vedere meglio. Nei minuti che seguirono, Eugenio notò che la luce cambiò forma fino ad allungarsi diventando come un bastoncino, per poi espandersi in una nebbia che piano piano cominciò a fuoriuscire dalla finestra.
Ancora qualche secondo e la nebbia luminescente si stava trasformando in una nuvola che sembrava volersi dirigere verso di loro ma a quel punto, voltatosi verso la donna, Eugenio si accorse che era bianca in volto e paralizzata dalla paura. Anche lui non era da meno, ma si riscosse e gridò alla ragazza: “Via, via, metti in moto e andiamo via!”.
Nessuno dei due ebbe altre conseguenze, una volta allontanatisi, se non una certa dose di paura. Meglio stare alla larga dalle case “maledette”, specie di notte.
Nei dieci anni che seguirono non si riportano episodi significativi, forse perché Eugenio aveva capito l’antifona e aveva preferito tenere disgiunti gentil sesso e fascinazione misterica, perché per conquistare le ragazze è meglio farle ridere piuttosto che trasformarle in statue di panico. Se le fai ridere sei a mezza coscia, ma se le spaventi dove sei?

Tuttavia, l’Ignoto era ancora in agguato e lo stava aspettando al varco. Inaspettatamente, nel 2006, mentre guidava da Udine verso Manzano per andare a trovare una ragazza diversa da quella di dieci anni prima, aveva due macchine davanti a sé, sulla strada, e gli capitò quella che a mio avviso è l’esperienza più prodigiosa. Non sono un esperto, non sono ufologo e non vorrei sbagliarmi, ma se vedere UFO in cielo è un incontro ravvicinato del primo tipo e vedere un alieno è un incontro ravvicinato del terzo tipo, quello che capitò ad Eugenio si colloca giusto a metà e quindi si potrebbe tecnicamente definire un IR2, un incontro ravvicinato del secondo tipo, molto ravvicinato.
Erano circa le 22.30 ed Eugenio si era da poco lasciato alle spalle la sala cinema Multiplex, quando sulla sua sinistra, verso le lontane colline eoceniche, vide una luce intermittente bianca e rossa che pulsava, espandendosi e contraendosi. Nel momento della massima espansione sembrava illuminare tutto il paesaggio circostante, benché di primo acchito la luce gli fosse sembrata molto lontana, in direzione delle colline. Anzi, quando si espandeva sembrava invadere l’abitacolo dell’auto come se qualcuno gli puntasse un faro addosso.
E infatti, improvvisamente un oggetto volante bellissimo gli si materializzò davanti, senza farlo sbandare e senza costringerlo a
fermarsi. Eugenio infatti rallentò a 60 Km all’ora con una piccola piramide dorata che gli vorticava sopra la macchina. Viaggiarono così per un po’, uno sopra l’altro, la roteante piramide e l’auto ed Eugenio ebbe la sensazione che gli occupanti dello strano velivolo, dalla forma di simbolo massonico, lo stessero osservando, tanto da aver inclinato il mezzo, che prima si spostava orizzontalmente, come per dare una sbirciatina all’interno dell’autovettura. Non era tanto piccola e nemmeno gigantesca, ma sufficiente per ospitare un pilota di dimensioni umane, anche se sembrerebbe più logico pensare che si trattasse di una sonda simile a un drone e non certo di fabbricazione umana.
Sapendo quanto siamo pericolosi, penso che manderebbero con riluttanza piloti in carne ed ossa in questa colonia penale chiamata Terra e probabilmente preferirebbero inviare sonde dotate di strumentazione ottica.
Fatto sta che, dopo averlo adocchiato da lontano, quella che fino a un momento prima era solo una luce nel cielo, divenne improvvisamente una piramide d’oro che ruotava su se stessa, con alla base luci di diversi colori, non più solo bianco e rosso, ma anche blu e verde. Il ragazzo ebbe agio di guardarla bene, attraverso il parabrezza, notando che sul vertice aveva come un’antenna, o forse era solo un riflesso dovuto alla forte velocità della rotazione. Com’era apparsa, così sparì nel cielo notturno, schizzando verso l’alto verticalmente come nessun aereo di fabbricazione umana saprebbe fare, trasformandosi in breve in una stellina rossa. Una delle tante.
La ragazza accolse la descrizione dell’evento senza meravigliarsi più di tanto, perché anche lei era una persona speciale, dato che grazie al principio Similis similem amat, Eugenio non poteva che mettersi con una del suo stesso genere e categoria.
Ma veniamo ora a quello che si può chiamare un altro IR2, un Incontro Ravvicinato con mezzi provenienti da qualche Altrove. Siamo ancora nel 2006, l’anno in cui Eugenio si mise insieme a quella ragazza, intelligente, un po’ problematica ma anche molto devota, una di quelle persone che se andassero a Medjugorie, pur senza vedere la Madonna, vedrebbero due soli o tre lune o altre inspiegabili manifestazioni celesti. Non è da escludere che sia stata lei, nei tre anni in cui durò la relazione, a fungere da catalizzatrice e a far emergere in Eugenio le doti sopite da un decennio. E il sospetto diventa certezza se pensiamo che nel mese di settembre i due fidanzati erano andati in camporella, per gustarsi in santa pace il tepore di una serata di fine estate. Ma anche stavolta l’Ignoto aveva altri programmi e se capita a molta gente di essere rapita dagli alieni e sottoposta ad esperimenti, ai due fidanzati capitò di essere importunati in un momento d’intimità. Tanto che possiamo affermare che gli extraterrestri, o extradimensionali che siano, sono in ogni caso dei veri rompiballe!
Era l’una di notte e i due giovani ne avevano ancora voglia. Tuttavia, si accorsero che qualcosa non andava. Erano come paralizzati, abbracciati in un amplesso amoroso ma immersi in una specie di stupore catatonico. Si fissavano negli occhi, senza profferir parola. Dopo quanto sto per raccontare, cioè dopo l’IR2 vissuto da Eugenio, la ragazza si ricordò che poco prima aveva visto come un’ombra bianca svolazzare fuori dalla macchina, ma non ci aveva fatto caso, impegnata com’era in tutt’altre faccende.
Fatto sta che ad un certo punto furono improvvisamente immersi in una luce accecante. Eugenio pensò ad un controllo dei carabinieri e che quella luce provenisse dal faretto direzionabile che hanno sul tettuccio della macchina. I carabinieri, anche se raramente, a volte lo fanno, specie quando vedono una macchina parcheggiata in piena campagna, che ai loro occhi diventa necessariamente sospetta.
Eugenio, coprendosi le nudità e scendendo dall’auto, si apprestava a fornire i documenti quando ad otto o dieci metri davanti a lui vide una sfera di luce a forma di pallone da rugby, grande circa 40 o 50 centimetri. Stazionava fissa nell’aria ad un paio di metri dal suolo. Subito la sfera si mosse orizzontalmente, accendendosi e spegnendosi quattro o cinque volte, come fanno le lucciole d’estate, quelle poche che sono rimaste, e nel suo tragitto passò attraverso alcuni alberi come se non costituissero un ostacolo.
Ad un certo punto, quella cosa ovale schizzò verticalmente nell’immensità notturna, come si vede nei film di fantascienza quando l’astronave ingrana la marcia ed entra nell’iperspazio, lasciando dietro di sé una scia nera. O così parve ad Eugenio. Il tutto era durato un paio di minuti. Anche in quel caso la ragazza era rimasta in macchina, ma non ricorda di aver visto qualcosa, solo quell’ombra bianca poco prima, come uno straccio sventolante.
Un anno dopo, nel 2007, poiché errare è umano ma perseverare nell’errore è diabolico, Eugenio non poteva non ricadere nello sbaglio di undici anni prima, anche se forse non ci pensava e non se ne ricordava. D’altra parte, nessuno può negare il fascino e l’attrazione che suscitano le case maledette e questa volta si trattava di una casa abbandonata a Collerumiz, altra frazione di Tarcento. Una casa in stile Liberty che, a differenza di Villa Moretti, successivamente restaurata e abitata, è rimasta sempre diroccata e fatiscente, forse perché anche tra le case maledette ce ne sono di prima e di seconda categoria.
Insomma, arrivati sul posto in macchina, Eugenio e la ragazza, come da copione, si fermarono nel cortile ma stavolta c’erano ben due luci, una sopra l’altra, nel vano di una finestra, luci che non avrebbero dovuto esserci. Da uomo maturo qual era diventato, e ormai quasi avvezzo a certi fenomeni, Eugenio scese ed entrò nella casa armato di torcia elettrica. Un bel coraggio, non c’è che dire: io non lo avrei fatto. La ragazza rimase in macchina ma naturalmente, benché entrambi le avessero viste, delle due luci non c’era ombra, se mi si consente questo fin troppo facile calembour.
Che la ragazza c’entri qualcosa ormai è assodato, poiché spesso, trovandosi a casa di lei, Eugenio vedeva oggetti che
improvvisamente vincevano la forza di gravità e cadevano a terra. Altri che si spostavano da soli, per non parlare dei rumori e delle strane presenze, tanto che ad un certo punto, nel 2009, i due si rivolsero a un esorcista, un vecchio prete della parrocchia di Cormons.
Recandosi con qualche titubanza dal sacerdote, erano convinti di essere gli unici ad avere quel tipo di problemi e un po’ si vergognavano. E invece, quale non fu la loro sorpresa quando il prete disse che avrebbe avuto difficoltà a metterli in agenda perché era richiestissimo e aveva una lunga fila di persone in attesa, ma che per loro avrebbe accelerato i tempi. Il che mi fa conoscere un lato del Friuli che non mi sarei aspettato: il gran numero di persone indemoniate, o sedicenti tali. Se la possessione è nient’altro che una patologia psichiatrica, basata sull’autosuggestione, questo è un altro record negativo della mia terra che va ad aggiungersi a quelli dell’alcolismo, dei suicidi e di altre magagne climatiche e telluriche. La cosa curiosa è che gli esorcismi, a quanto mi disse Eugenio, funzionavano nel 100 % dei casi. Almeno, nel loro caso ha funzionato e i fenomeni paranormali non si verificarono più.
Fu in quello stesso anno che, dopo la visita all’esorcista, Eugenio lasciò la ragazza, perché non sopportava più la sua irritabilità, gli sbalzi d’umore e le difficoltà che andava sempre più manifestando nei rapporti sociali con i loro amici. Forse c’entrava anche un po’ di depressione poiché, a meno che non si tratti di familiari stretti, la gente in genere si allontana dalle persone depresse.
Un anno dopo, nel 2010, Eugenio ebbe una forte esperienza emotiva. Sperimentò un viaggio fuori dal corpo. O meglio, un’uscita parziale e spontanea della sua anima, o spirito, fuori dal corpo fisico.
Era di pomeriggio, nell’ora della siesta, ed Eugenio si trovava disteso sul suo letto, ma non dormiva. Polsave, come si dice in friulano, cioè riposava. Aprì gli occhi e, nella penombra, vide un essere di luce, azzurro, ma con gli occhi rossi. Nonostante l’essere fosse di tre quarti, Eugenio vide chiaramente che stava sorridendo. Chiuse gli occhi e quando li riaprì l’apparizione era scomparsa.
Fu allora che si mise a sedere sul letto ma qualcosa non andava per il verso giusto. Lui si era chiaramente seduto, ma il suo corpo era rimasto disteso sul letto. Eugenio vedeva se stesso lì accanto, disteso e fu preso dal panico. Pensò di essere morto. Con una sensazione diffusa di dolore, volle ritornare nel corpo. Rientrava in esso e riprovava a sedersi, ma tutte le volte si ritrovava a contemplare se stesso supino sul letto.
Provò quattro o cinque volte ma non riusciva a riprendere possesso delle proprie membra. La sensazione di panico cresceva sempre più e ormai stava quasi per rassegnarsi quando, con un ultimo sforzo, si alzò veramente. Era di nuovo nel mondo dei vivi, sempre che questa espressione abbia un senso.

Stranamente, nei giorni in cui un essere proveniente da Altrove si manifestava a pochi chilometri da Sclaunicco, sulla famosa rotonda di Mortegliano, Eugenio non ha avuto né avvistamenti né esperienze d’alcun genere, nemmeno di tipo medianico. Ciò non significa che non possano ancora capitargli nei prossimi giorni. Non solo lui è un “ripetitore”, ma vive nei pressi di quello che molto probabilmente è un varco dimensionale, usato da entità aliene da molto tempo. Il primo IR3 di cui si ha notizia infatti capitò poco lontano da lì, a Basiliano, nel 1978. Per quale ragione quella particolare finestra si trovi proprio in quella zona è un mistero e una jattura. Da aggiungersi forse agli altri record negativi: alcolismo, suicidi, sismicità, ecc.
Se in futuro ci sarà un’invasione aliena della Terra, vera o finta che sia, è da quella zona che salteranno fuori. Come cavallette!
Forse ci converrebbe ripristinare tutte le caserme e le polveriere che avevamo in Friuli fino alla caduta del muro di Berlino e che sono state dismesse.
La domanda è: riusciremo a fermarli con i nostri fucilini e i nostri carriarmatini?

4 commenti:

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    1. Ho sentito dire che molte persone hanno di queste esperienze. Quell'uomo che ti farò conoscere prossimamente ti metterà in contatto con qualcuno dell'Aldilà, ma sarebbe preferibile che non fosse quella presenza che a Rustigné ti ha tanto spaventata.
      Vedremo.
      Io vorrei partecipare alla seduta per poi scrivere un articolo.

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  2. Caro Cinciallegro, come vedi ogni tanto passo. Io rimango scettico sull'argomento e credo tu sappia abbastanza bene come e cosa penso. Questa volta però, da friulano, come il solito, rimango un pò spiazzato dalla tua descrizione, priva di discrezione. Sei sicuro che l'intervistato ti abbia "autorizzato" a dire così tante cose sulla sua vita privata? Io al suo posto non avrei apprezzato, ma il mondo è grande e il pensiero e il suo operare ancora di più. Ti trovavo più concreto quando parlavi dei tuoi amici animali, con rispetto, ma la mia idea è questa. Un mandi a ducj!

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    1. Che io sia stato autorizzato da Eugenio a scrivere ciò che ho scritto non v'è dubbio. E comunque, l'intervista varia da soggetto a soggetto. Per esempio, una persona malata di cancro all'intestino retto non ha voluto essere intervistata, mentre un uomo che fa sedute spiritiche è disposto a farsi intervistare purché non si metta la sua foto. Quando intervisterò te, mio passerottino, su un tema a tuo piacere, storico o d'altro genere, stabiliremo in anticipo cosa scriverò e comunque non saranno cose che riguardano al tua persona.
      Grazie per la tua visita.

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