domenica 12 aprile 2015

Gli animalisti stanno toccando il fondo


Tutto cominciò con le pellicce. E non sto parlando di uomini primitivi, ma della Peta americana a cui un bel giorno venne l'idea di far spogliare Cindy Crawford e Naomi Campbell con lo slogan “Meglio nudi che in pelliccia!”. Dopo di allora, un piccolo esercito di attivisti per i diritti animali, giovani di bella presenza, si spogliarono per la Causa, suscitando in me un leggero fastidio, non esternato pro bono pacis. Nella colonia più amata dagli USA, l'Italia, ci si cimentò pure Marina Ripa di Meana, indiscutibile icona di buon gusto, e le sue gigantografie con la “patonza cespugliosa" in bella evidenza, come ebbe a schernire Roberto Benigni, campeggiò sulle strade delle città italiane per qualche tempo e in quel caso la didascalia diceva: “Questa è l'unica pelliccia che indosso”. Anche in quel caso, non dissi niente.


Gli attivisti per i diritti animali, soprattutto quelli spagnoli, si spogliarono in pubblico con versamenti di salsa di pomodoro e finte banderillas, per protestare contro la corrida. Anche in quel caso non dissi nulla. Sono spagnoli, pensai, mezzi arabi e mezzi celtiberi, e non me la sento di giudicare. E poi la corrida fa veramente schifo e un corpo nudo, di uomo o di donna, non farà mai altrettanto schifo, pensai ancora. 

Ora si sta raschiando il fondo del barile e Walter Caporale, presidente della associazione “Animalisti italiani”, non è nuovo a denudamenti. Lo ricordiamo infatti in Spagna, in costume adamitico, mentre veniva fermato dai Carabineros. Cazzi suoi, pensai ancora. E' un ragazzo simpatico, pensai, magari un po' fuori dalle righe. E poi si sa che gli italiani all'estero amano....farsi riconoscere. Come i tedeschi in vacanza in Italia buttano le immondizie in giro e tagliano le curve quando guidano, come non si permetterebbero mai di fare a casa loro, così gli animalisti italiani in Spagna si spogliano per protestare contro la corrida, pensai ancora una volta.

Oggi però il limite è stato superato. Il livello di sopportazione che ho tenuto sotto controllo per anni ha passato la misura. Non posso accettare che un pornodivo mostri le vergogne in una conferenza stampa in nome dei diritti animali. Io per i diritti animali sono finito in carcere e i miei debiti con la giustizia non sono ancora del tutto pagati, tanto che ho ancora un mese e 28 giorni da dare alla Stato italiano, sotto forma di arresti domiciliari, nella peggiore delle ipotesi, o di affidamento in prova ai servizi sociali, nella migliore. Come disse un'amica di Scolastica Pignata, mia ex, “io con i miei ideali non mi ci pulisco il culo!”. Non mi ricordo il nome di quella ragazza, milanese e volontaria nello stesso canile di Limbiate in cui andava la mia ex, ma dopo aver visto le foto di Rocco Siffredi con il “pisello scalzo”, continua a venirmi in mente.


Cosa voleva trasmettere Walter Caporale con questa performance? Pene più severe per chi maltratta gli animali è uno slogan da terza media. Un'allusione puerile. Lo slogan giusto è: “Matteo Renzi è un figlio di puttana messo a capo del governo dagli Illuminati che amano vedere il caos e la discordia imperanti nella società”. Questo sarebbe lo slogan giusto! Servirsi di Rocco Siffredi, reduce dall'isola dei nulla facenti milionari, è come per Pannella far eleggere Cicciolina in parlamento, così che già all'epoca si poté dire che nel parlamento italiano c'erano “nani e ballerine”. Walter Caporale chiama un attore di film a luci rosse come testimonial di cosa? Del tradimento delle conquiste sociali messo in atto sistematicamente nella società italiana in questo periodo? Operai che vedono cancellati i propri diritti, per ottenere i quali anarchici e altri sindacalisti hanno dato la vita? Animalisti e zoofili che vedono la macellazione Halal e Kosher essere praticata come se le leggi finora conquistate sullo stordimento preventivo fossero spazzatura? E potrei continuare, in un crescendo di degenerazioni morali e civili che lascia senza parole. E Walter Caporale che fa? Si accoda alla sozzura morale dilagante. La parabola della vergogna l'abbiamo vista in televisione, per chi si ricorda. Dagli anni Cinquanta in qua è stato tutto un mostrare gambe, culi e tette, per sbaglio o di proposito, alla conquista dell'audience. Walter Caporale si allinea. Ha un'audience anche lui da raggiungere, evidentemente. Più scandalo fai e più simpatie ottieni, per lo meno fra i giovani decerebrati che sono stati coltivati in questi ultimi anni.


Io sono un uomo vecchio. Io sono stato in prigione cinque volte e di processi per aver liberato animali e fatto danni alle strutture che li detenevano ne ho avuti a decine, con relativi stress, ansia, spese processuali e tempo perso in tribunali e uffici di avvocati. Per me la lotta in difesa dei diritti animali è una cosa seria e non posso accettare che un porno divo superdotato la infanghi in cinque minuti di esposizione vergognosa del proprio organo genitale. 

Ai tempi di Eliogabalo si faceva anche di peggio e così in tutti i periodi storici che precedettero la fine di qualche impero e l'inizio di una nuova epoca. Ora stiamo vivendo un periodo storico non solo caratterizzato dal Kali Yuga, l'età della violenza, ma anche dal decadimento di valori e principi morali. Quindi, io capisco che ciò che ha fatto Walter Caporale, convocando quell'immonda conferenza stampa, è in linea con lo spirito del tempo, che io odio cordialmente. Lo capisco ma lo disapprovo. Se la morale è legata alla soggettività dei popoli e al periodo storico, l'etica ha in sé dei principi universali inalienabili. Altrimenti, non saremmo animalisti. Se pensassimo che tutto è relativo e che un uomo possa mostrare il proprio membro in pubblico, allora da domani io ricomincio a mangiare carne, perché non ci sono più principi universali intangibili, ma tutto dipende dai capricci dei singoli individui.

Ci pensi bene Walter Caporale la prossima volta che gli viene in mente una simile bizzarria. Lui ha scelto come nome della sua associazione “Animalisti italiani” e io, in quanto italiano e animalista, mi sento offeso dalle performances di Siffredi, sotto la regia di Caporale. Il quale, o cambia nome alla sua associazione o la smette di dare spettacoli indecenti di questo tenore. Ne ho viste troppe nella mia “carriera” di animalista, ma ora si sta toccando il fondo e ho paura che ne dovrò vedere ancora altre, di immonde dimostrazioni di stupidità. Non è che l'omosessualità di Caporale c'entri qualcosa? Intanto Walter è riuscito a creare l'ennesima divisione in seno al movimento animalista. Non so se se ne rende conto, ma di sicuro non ne ha motivo di andarne fiero.


2 commenti:

  1. il ruolo di Caporale da te descritto ricorda quello dei tanto famigerati infiltrati nelle manifestazioni, quello che a volto coperto fanno scattare le violenze per poi sparire e lasciare che la situazione degeneri...infiltrati il cui ruolo è quello di destabilizzare una struttura sociale che sta prendendo forza e che ha qualcosa da dire, dirottando sulla violenza e sulla platealità inutile alla causa...

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    1. Magari fosse così, ma Walter è un animalista veterano D.O.C. che conosco da molti anni. Sulla sincerità dei suoi intenti posso garantire. Tuttavia, per me la sua è stata una caduta di stile, ma ci sono molte animaliste su Facebook che plaudono all'iniziativa e una mi ha anche dato del "troll".

      L'ennesima divisione con scia di dispiaceri e malumori.

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