venerdì 9 novembre 2018

Il cainismo nei falchi e fra gli uomini


Facciamo finta che il racconto biblico del diluvio universale abbia qualche fondamento. Secondo la tradizione, dai tre figli di Noè: Sem, Cam e Giafet, sono derivate tre grandi razze, o raggruppamenti etnici: i semiti, i camiti e i giafeti, termine quest’ultimo praticamente sconosciuto. E forse neanche molto corretto. Rispettivamente, i semiti sono gli arabi, compresi gli ebrei originari, i camiti dal naso camuso sono i negroidi, compresi gli aborigeni australiani e i giafeti sono i caucasici, compresi gli indiani e gli iraniani che infatti vengono accomunati nella cosiddetta razza indoeuropea. Da questo panorama si possono escludere i turchi che hanno ascendenze mongole. Gli estremo-orientali, cinesi in primis, dal cranio brachicefalo, a differenza degli altri che ce l’hanno dolicocefalo, non rientrano nel computo per due ragioni: gli scrittori della Genesi non erano a conoscenza della loro esistenza e inoltre, nella prima creazione, risalente a 250.000 anni fa, gli Elohim presero un ominide diverso dal “nostro”, così da ottenere l’Homo sapiens sinensis. Nella nostra presente discussione, i cinesi possono quindi essere tralasciati, dal momento che ci stiamo occupando delle tre razze che vivono in Europa, Africa e Vicino Oriente. E che in questo periodo stanno interagendo piuttosto male tra loro.


Facciamo finta anche che il film “Noah”, del regista Darren Aronosfky, abbia qualcosa di vero da aggiungere al racconto classico dell’arca di Noè. Esaminiamo i rapporti tra i tre fratelli e il loro carattere. Sem è il maggiore e più di una volta i nostri Papi si sono rivolti agli ebrei definendoli “fratelli maggiori”, per non parlare delle sfacciate simpatie dell’attuale pontefice verso i musulmani. Cam è il fratello di mezzo, che sull’arca cinematografica si sarebbe rivelato un poco di buono, pronto a tradire perfino suo padre. Giafet è il minore, il cocco di mamma, quasi femmineo e incapace di prendere posizioni in contrasto con la famiglia. Si direbbe quasi un “nerd” ante litteram. Salendo sull’arca, solo Sem ha una fidanzata, Ila, benché sterile. Cam, giudicato da suo padre come bramoso, e il piccolo Giafet non hanno una morosa. La moglie di Noè infatti si chiede come avrebbe fatto l’umanità a riprodursi senza individui di sesso femminile, ma mentre erano già a bordo della grande nave, succede il miracolo che la ragazza sterile compagna di Sem guarisce e addirittura dà alla luce due gemelle. Di questo non vi è traccia nella Bibbia, trattandosi della libera interpretazione degli sceneggiatori del film.

A quel punto, si manifesta tutta la schizofrenia del patriarca Noè, padre e padrone, che vuole uccidere le gemelline perché nessuno deve sopravvivere al diluvio, nemmeno la sua famiglia, dal momento che, a suo dire, la malvagità era diventata troppo grande, sia nei discendenti di Caino, che in loro stessi, perché l’umanità sopravvivesse. Un Noè più realista del re, quindi. Sem non ci sta, difende le sue figlie, come natura vuole, e affronta il vecchio genitore, spalleggiato da Cam, a cui Noè aveva tolto la fidanzata, Nael, reperita tra gli umani, che il ragazzo voleva far salire sull’arca. Motivo di rancore, questo, verso il padre. 

Cam, spinto dal clandestino Tubal Cain, che era riuscito a salire sulla nave dopo che le piogge erano cominciate, arriva al punto di desiderare di uccidere suo padre, cioè di commettere parricidio, come il suo antenato Caino aveva commesso fratricidio. A questo punto, mutatis mutandis, verrebbe da dire che i discendenti di Sem e Cam, arabi e africani, sono sempre pronti a menar le mani e a dare battaglia, a differenza dell’efebico Giafet che non si è rivelato abile nella lotta, né ribelle agli ordini del padre, se non fosse che, in fatto di guerre, neanche i caucasici scherzano. Come la Storia c’insegna. E’ vero però che quando si tratta di guerre, combattimenti e terrorismo, gli arabi sono sempre implicati. E gli africani che circolano nelle nostre città ci dimostrano ogni giorno di essere sempre pronti ad avvalersi dei rapporti di forza, commettendo quegli atti che per noi sono violazioni di legge, ma che per essi sono normali mezzi per risolvere le dispute.

Il fatto che Giafet non si sia opposto ai voleri del padre, può significare che avesse un carattere remissivo e rispettoso delle leggi e della tradizione di famiglia. Può significare, non senza uno sforzo d’immaginazione, che fosse più portato per le attività intellettuali che per quelle pratiche e manuali. Il che si tradurrebbe in una supremazia dei caucasici in fatto di scienza e cultura, sempre tralasciando i cinesi, tanto da spingere Ida Magli a dire che, se l’Europa finisce, finisce con essa anche la Civiltà. In questo assunto potrebbe celarsi un pizzico di eurocentrismo, ma è pur vero che come la Svizzera in millenni di storia ha prodotto solo l’orologio a cucù, così l’Africa in migliaia d’anni è rimasta ferma a uno stato di scarsa evoluzione tecnologica e scientifica, dovuta forse alla facile reperibilità del cibo. La fame, com’è noto, aguzza l’ingegno e se oggi gli africani muoiono di fame è forse a causa dell’avidità colonialista delle altre due etnie, fenomeno che risale a non oltre gli ultimi tre secoli.

Della serie: fratelli coltelli. Oggi, con l’invasione voluta da quei falsi semiti che sono gli ebrei azkenaziti, traditori della razza caucasica, i camiti dal naso camuso ci stanno ripagando pan per focaccia, prendendosi una rivincita sui discendenti di Giafet che li hanno deportati nelle piantagioni di cotone americane. Forse anche per noi vale quella legge conosciuta dagli ornitologi quando c’è una nidiata di uccelli rapaci, il cainismo, tanto per restare in tema. Il pullus nato per primo, e quindi più forte, si pappa tutto il cibo e fa morire d’inedia il fratello (o i fratelli) minore. Ora forse tocca a noi, discendenti di Giafet, morire di fame nel nostro comodo nido.

Nessun commento:

Posta un commento