giovedì 22 settembre 2011

Morte di un carlino viaggiatore



Quanto è efficiente la vostra capacità di provare empatia? Quanto vi sentite coinvolti ascoltando notizie riguardanti le disgrazie altrui? E poi, chi è, per voi, il prossimo?
Gli psicologi dibattono da tempo su quanto possa essere esteso il cerchio etico all’interno del quale ognuno di noi colloca alcuni e ne esclude altri. Si chiedono se tale cerchio di considerazione etica varii da cultura a cultura, da popolo a popolo e da etnia a etnia oppure se possa variare da individuo a individuo pur nell’ambito della stessa cultura. E quali sono i criteri in base ai quali tale “rispetto per il prossimo” viene distribuito fra la popolazione? La questione non è peregrina e ci tocca quotidianamente, dato che viviamo in un paese che ha al governo un partito universalmente riconosciuto come xenofobo e che in tutta Europa, dall’Austria alla Danimarca, gli stessi orientamenti socio-politici sembrano guadagnare sempre più consenso. 
 
La qual cosa, se appartenete alla razza europea, qualunque significato abbia tale espressione, potrebbe non tangervi, ma se siete venuti da “fuori” e appartenete a un’etnia non europea, potrebbe crearvi dei fastidi. E ciò, mentre leggete queste righe, è già un primo test per cercare di rispondere alle domande dell’incipit. In altre parole, il nostro prossimo, che secondo Gesù dovremmo amare come noi stessi, è da considerarsi sulla base della pigmentazione epidermica, sull’uso del medesimo codice linguistico, sulla cittadinanza codificata presso l’ufficio anagrafe o, più biologicamente, sull’appartenenza alla famiglia naturale, al parentado, al gruppo etnico dialettale o magari agli affiliati alla stessa tifoseria calcistica?
Partiamo dal contingente. Due carlini vengono fatti salire sull’Alitalia. Partono da Palermo e arrivano a Roma, insieme alla loro tutrice umana (non uso volutamente i termini padrona o proprietaria), ma solo uno dei due arriva vivo nella capitale. 


I carlini sono stati selezionati in Cina secoli fa in modo che abbiano le vie respiratorie più corte rispetto agli altri cani e, nel loro caso, è difficile poter usare l’espressione cinocefali, perché la loro testa, di “cinos”, non ha proprio nulla e in tale anomalia risiede il segreto del loro successo come cani-simpatia. Per chi vuole approfondire vedasi il sito del carlino riportato nelle note [1].
Si sono verificati molti casi di persone che hanno portato il loro carlino in spiaggia, d’estate, tenendolo sotto l’ombrellone, ma la sera si sono viste costrette a correre dal veterinario con i carlini in stato di collasso, senza peraltro che il medico potesse salvarli. Il carlino, più degli altri cani, teme il caldo. Ho conosciuto una ragazza che d’estate, dovendo attraversare una strada asfaltata, prendeva in braccio il suo per evitare che toccasse l’asfalto con i polpastrelli delle zampe, nello stesso modo in cui molti animalisti hanno l’accortezza di non toccare lombrichi e ranocchi dalla pelle nuda per evitare di scottarli con i nostri 37 gradi di temperatura. Per inciso, se anche i pescatori usassero lo stesso riguardo con i pesci, non esisterebbero semplicemente pescatori.
Che il volo AZ 1782 avesse ritardo rientra quasi nella norma, ma che a bordo non funzionasse l’aria condizionata è già abbastanza insolito e, se messo in correlazione con le valutazioni di Standard & Poor’s [2], potrebbe essere preso come un segnale del processo di degrado dell’Italia da potenza mondiale a paese del Terzo Mondo. Il giorno in cui gli aerei dell’Alitalia cominceranno a cadere come avviene per i Tupolev delle compagnie aeree africane, non avremo più dubbi su questo punto.

Qualcuno però potrebbe obiettare che la civiltà consiste proprio nel non far salire animali a bordo dei mezzi pubblici, altrimenti capiterebbe in Italia quello che capita nei paesi sottosviluppati, dove sugli autobus e sui treni salgono cani e porci, oltre a galline, pollame in genere e perfino capre, rendendo il viaggio decisamente folcloristico. In Occidente, tuttavia, il cane gode del privilegio di essere entrato a far parte della famiglia umana, anche se non per tutti e con un malcelato disappunto da parte dei cattolici antropocentrici che vedono in tale “intrusione” una minaccia al primato dell’Homo sapiens.
La signora partita da Palermo, di nome Alessandra, aveva affidato il carlino di nome Roy a una sua amica, seduta qualche fila più indietro, mentre lei si occupava di Piper, la compagna di Roy. Entrambi i carlini viaggiavano dentro i trasportini collocati sotto i sedili. Quando la temperatura all’interno dell’aeromobile cominciò a provocare fastidio ai passeggeri, i due carlini erano già in affanno. La signora palermitana, contro ogni regolamento, tolse Piper dal trasportino e la tenne in braccio. Indi si diresse, grazie all’elasticità mentale di una hostess, verso il bagno, per rinfrescarla. La sua amica, accortasi delle difficoltà respiratorie di Roy, voleva fare la stessa cosa ma gli assistenti di volo furono irremovibili, o forse la donna fu meno coraggiosa dell’amica Alessandra, alle prese con Piper. Non va dimenticato che il peggior lavaggio del cervello che ci viene fatto è quello che avviene alle scuole primarie, quando ci viene inculcato una specie di sacro terrore verso l’autorità, che a scuola prende l’aspetto di un’innocua maestrina, ma nella vita da adulti assume di volta in volta le sembianze di vigili urbani, carabinieri, polizia, magistrati, sindaci e sbirri vari.

La donna andò ad avvisare l’amica dello stato in cui si trovava Roy, ma a quel punto, forse pentitisi d’essere stati troppo magnanimi, ovvero di essersi mostrati deboli, gli assistenti di volo proibirono ad Alessandra di andare ad occuparsi del cagnetto sofferente, ancora chiuso dentro il trasportino, e le ingiunsero di restare nel bagno con Piper, commettendo secondo me il reato di sequestro di persona. Di questo dovrà occuparsene il giudice, cioè una di quelle autorità che, in mezzo a una marea di prevaricazioni istituzionalizzate quasi quotidiane, offrono al singolo la speranza di ottenere giustizia. E spesso solo quella.
La conclusione di questa squallida storia di violenza legalizzata o, se si preferisce, di rigido ossequio alle regole, è che Roy morì per arresto cardiocircolatorio, mentre la sua compagna Piper, tolta in tempo dal trasportino, riuscì a cavarsela. Lo stesso giornalista del Corriere della Sera, Alessandro Sala, dice che sarebbe stata necessaria un po’ di elasticità da parte delle hostess e degli stewards, tenuto conto che si trattava di una situazione d’emergenza. Personalmente, non avrei avuto alcun dubbio su come agire, dal momento che le regole sono come le uova: meglio strapazzate, e non sarebbero stati quattro peli svolazzanti o quattro gocce di saliva canina a far cadere l’aereo. Inutile dire che i compagni di volo della sfortunata palermitana, finita negli ingranaggi della burocrazia e della mancanza di buon senso, erano del tutto solidali con lei e contrariati dal comportamento poliziesco delle cameriere di volo. Alcuni bambini, accortisi della morte del carlino viaggiatore, piansero, segno forse questo, come una specie di cartina al tornasole, che il mondo degli adulti e delle loro regole è un mondo di mendacia e menefreghismo.

Di tutt’altro tenore è la versione di Alitalia, un po’ come quando gli agenti di custodia dicono che il detenuto finito in ospedale, a dispetto degli evidenti ematomi sugli occhi e sul naso, è caduto dalle scale. Nel 90 % dei casi, in base al principio che carlino non mangia carlino, i giudici danno ragione ai secondini. Qui però abbiamo a che fare con un’azienda privata, l’Alitalia, e anche se piloti e assistenti di volo portano la divisa, potrebbe capitare un giudice che non crede alla loro versione, perché anche i magistrati viaggiano in aereo e sanno quanto siano intransigenti e autoritarie le hostess.
Io non ho mai portato la mia carlina su un aereo e, per il momento, nemmeno su un treno, ma una volta, partendo da Milano e dovendo arrivare a Trieste, non essendoci più spazio negli appositi armadietti, chiesi alla hostess se potevo tenere lo zainetto con me, sotto il sedile. La donna fu irremovibile e mi strappò di mano lo zaino.
“Guardi che ci sono dentro dei vasi di terracotta”, la avvisai (stavo tornando dall’India).
“Non si preoccupi”, mi rispose severa e i vasi arrivarono a pezzi, naturalmente. Nel mio caso erano solo dei semplici vasi, neanche antichi, ma a quella signora di Palermo le cose sono andate decisamente peggio, con il cagnetto morto.
Ho provato a chiedere ad alcuni supermercati del mio paese se potevo entrare con Pupetta al guinzaglio, ma tutti mi hanno detto di no, giacché c’erano clienti che non sopportavano nemmeno i bambini, figurarsi i cani! Lasciarla legata fuori dal negozio, non mi fido, perché potrebbe sempre capitare un Rom di passaggio che me la rapisce, per poi venderla o chiedermi il riscatto. Non sarebbe la prima volta che succede!
Solo un supermercato che vende principalmente cosmetici e articoli per la casa [3], ma che ha anche prodotti alimentari, mi permette di entrare con Pupetta dentro il carrello della spesa e, guarda caso, il proprietario di quella catena di negozi è tedesco. Chissà se su un aereo della Lufthansa avrebbero lasciato morire un carlino soffocato dal caldo?
Al momento, finché non mi comprerò una moto, la mia Pupetta, oltre alle sue quattro zampe motrici, si sposta comodamente seduta dentro il cestino della bici. Non come questo pazzo californiano che si lancia con il paracadute insieme al suo carlino Otis:


Se mai avrò una moto, porterò con me Pupetta nell’apposito contenitore, che non è facile da trovare perché optional poco richiesto. Forse mi esporrò alle critiche di qualche anima troppo sensibile, ma allora non dovrei neanche portarla in macchina, dato che la moto è solo poco più pericolosa delle autovetture. La differenza è che sul volo Palermo-Roma si poteva fare qualcosa, ma non è stato fatto a causa di stupidi regolamenti, mentre se viaggio con la mia cagnetta e succede un incidente, non è cosa programmata e non ci posso fare nulla. Potrei avere un incidente anche adesso, in bicicletta.
In conclusione, spero che la magistratura condanni per negligenza l’Alitatia, che la signora Alessandra abbia almeno un risarcimento e che si crei, così, un precedente giuridico.
E allora, per tornare al discorso iniziale, siete riusciti ad immaginare cosa significa morire di caldo dentro un trasportino? Potete immaginare che ci siano persone che hanno allargato il cerchio etico molto al di là della famiglia, del clan e addirittura della specie umana? Se avete risposto sì ad entrambe le domande, vi siete guadagnati una leccata di gratitudine da parte della mia carlina.
Mettetevi in coda!


Note:

14 commenti:

  1. La moto è sempre stata la mia passione ma attualmente, in quanto disoccupato, non mi arrischio a comprarne una. Poi, chi la mantiene?! :-(
    Le hostess e gli steward di bordo sanno essere anche molto severi con i passeggeri. Sanno imporsi e se non si ha abbastanza fegato da tenergli testa, in genere si obbedisce. Il loro scopo è mantenere la calma a bordo a tutti i costi.

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  2. I carlini soffrono sia il caldo che il freddo. Infatti, in questo periodo non porto Pupetta con me ai mercatini. La porterò più avanti.
    Non so in Germania, ma qui in Italia la benzina costa ogni giorno di più. Come fai a mantenere una moto?!?
    Il KTM 125 era l'idolo di noi liceali, a Udine, agli inizi degli anni Settanta.
    Certo che ne hai combinate di tutti i colori! E naturalmente il KTM, a Milano, era rubato! Appena uscita dal....gabbio!
    :-)

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  3. Non dubito che tu sia buona, gentile e carina.....
    .....come Rita Pavone che interpreta Giamburrasca!

    :-)

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  4. ti spiego , siccome il KTM era alto e io sono piccolina e poi avevo 12 anni Sandro era seduto dietro e teneva la moto in piedi ok?
    quando lui mi stava insegnando a guidare non mi ha detto di mollare la frizione piano e poi quando la moto si e´inpennata lui e´caduto e io povera ero rimasta sulla moto comunque potevo ancora controllarla se no fosse che gli sbirri mi tagliavano la strada ,io di riflesso mi sono buttata giu e la moto a preso in pieno la volante HA!HA!dovevi vedere le faccie degli sbirri che non capivano da dove arrivava la moto pensavano fosse caduta dal cielo sti scemi ma poi essendo una moto regolare e chiaro che era intestata a Sandro da li il sig Fragomeli Sandro ha incominciato ad avere qualche problema coi sbirri
    ma scusa come potevano accusarmi io ero piccola avrei anche potuto farmi male meglio che si sono fatti male loro sai la moto la presa propio bene la macchina alla massima potenza
    immagina o messo la marcia dato gas e lasciato la frizione tutto questo in 3 secondi in que tre secondi o mezzo ammazzato il mio futuro ragazzo (mica male)haaa! milano bei tempi bacione a te

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  5. Oggi per fortuna esistono i corsi di scuola guida anche per le moto.
    Ciao.

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  6. E chi non le conosce?!
    :-)
    Senti, visto che hai tempo e voglia, che ne dici di rispondere a un tizio (Archimede) che mi ha dato del debunker? Digli che debunker sarà lui e sua sorella!
    E pure sua madre!
    :-)

    Forse troveresti qualcosa d'interessante anche nei commenti di un certo Giorgio...

    Qui:

    http://www.stampalibera.com/?p=39791

    Guarda che non sei obbligata, eh.
    Ciao e grazie.

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  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  8. Archimede è stato il primo a commentare, qui:

    http://www.stampalibera.com/?p=39791

    Ma ormai il tempo passa e gli articoli postati da Lino Bottaro si stanno accavallando.
    Il difetto di quel sito è proprio che gli articoli restano poco tempo perché altri ne sopraggiungono.
    Infatti, stiamo aspettando che Lino si decida a cambiare veste al sito, come ci ha comunicato.
    Anch'io sono stato censurato molte volte dal Gazzettino, ma non perché avessi offeso qualcuno, bensì perché attaccavo istituzioni come la Chiesa o l'Esercito.
    I redattori del Gazzettino non vogliono prendersi denunce. Giustamente.
    Ciao e grazie.

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  9. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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