martedì 15 gennaio 2019

Il ribelle e il suo destino


La lotta armata del popolo contro i padroni non l’ha inventata Karl Marx. La figura del ribelle è strettamente associata all’essere umano e si è sviluppata nella notte dei tempi. Anzi, la prima ribellione verso le autorità si verificò quando ancora l’uomo non esisteva, circa 300.000 anni fa, ed ebbe per protagonisti gli Anunnaki di basso rango adibiti al lavoro nelle miniere sudafricane. Ma ENLIL, il Signore delle Tempeste, non mandò i celerini a sedare la rivolta, giacché quando venne a sapere le condizioni di vita degli operai, pianse, segno che tutto sommato aveva un animo gentile. Fu a quel punto che il suo fratellastro ENKI venne in suo soccorso ed ebbe l’idea di creare un ibrido prendendo come base un ominide. Ma proprio perché a quelle antiche cavie furono innestati geni alieni, che il germe della ribellione passò dai creatori alle creature, segnando sanguinosamente tutta la storia di queste ultime. E’ chiaro che il carattere genetico della ribellione avrebbe contraddistinto l’Homo sapiens, perché se agli operai Anunnaki non piaceva faticare, nemmeno agli ibridi piaceva.


Poi, nel corso della storia, di motivi per ribellarsi se ne trovarono in gran quantità. Il primo dei quali nacque dalla constatazione che una minoranza campava senza faticare, facendo lavorare la maggioranza. A quest’ultima la cosa non piaceva né punto, né poco. E così ci ritrovammo, dopo secoli di sfruttamento dei più deboli da parte dei prepotenti, con il fatidico proclama: “Proletari di tutto il mondo, unitevi!”. Prendete le armi per conquistare la vostra libertà dai padroni che vi tengono schiavi, era sottinteso. Quanti morti ha fatto, nella storia umana, questo annuncio di per sé nobile e sacrosanto? Non se ne contano! La lotta armata contro gli sfruttatori di schiavi ha però in sé un'insanabile contraddizione: funziona solo se a praticarla è l’intera maggioranza, coesa e convinta. Avendolo capito, gli sfruttatori di schiavi hanno impiegato parte delle loro energie per creare diversivi e ideologie divisive, così da non avere mai l’intera maggioranza coesa e convinta di dover lottare contro i padroni. Fu così che nacquero l’esercito, la polizia e i servizi segreti, tutti agli ordini degli sfruttatori di schiavi. Lo schema si sta ripetendo in Francia in queste settimane, dove si vede chiaramente che la polizia esegue gli ordini del fantoccio delle banche, ovvero dei capitalisti ebrei che campano facendo lavorare gli altri.

Noi in Italia abbiamo avuto a che fare con tale fenomeno negli Anni Settanta e Ottanta, allorquando molti italiani di Sinistra si sono lasciati sedurre dall’idea che la rivoluzione comunista si stesse verificando grazie alle Brigate Rosse, anche se, spaventati dalle possibili conseguenze, i vertici del P.C.I. corsero ai ripari come meglio poterono, dicendo che i brigatisti erano “compagni che sbagliavano”. E fecero bene a dire così, giacché fin dall’inizio – ma lo si seppe molti anni dopo – le B.R. furono infiltrate dai servizi segreti israelo-americani, segno inequivocabile che a crearle furono proprio quei padroni di schiavi che teoricamente avrebbero dovuto essere combattuti dai brigatisti.

Un’analogia la si sarebbe trovata qualche anno più tardi con altri gruppi terriristici. Sia Al-Qaeda, che l’ISIS non hanno mai attaccato obiettivi israeliani, perché il cane addestrato all’attacco non morde mai la mano del proprio padrone. Idem con gli attentati nelle capitali europee: vanno sempre a colpire la gente comune e mai personaggi di un certo rilievo nella politica. Le Brigate Rosse chi attaccavano? Sindacalisti, guardie carcerarie, poliziotti, giudici, commercianti e gente che faceva parte o dei custodi del sistema, servitori dello Stato, o della classe lavoratrice borghese. L’unico personaggio di spicco ad essere ucciso fu Aldo Moro, ma quella fu una vendetta di Kissinger, mandante, e con la lotta armata dei proletari non c’entrava niente.

Oggi si grida al successo della giustizia perché è stato acciuffato un esecutore materiale di quattro omicidi. Nato come delinquente comune, in carcere scopre i P.A.C. (proletari armati per il comunismo). Le prigioni, bisogna riconoscerlo, non rieducano i detenuti, ma fungono da centrali propagandistiche per aumentare la criminalità. Meglio sarebbe, a questo punto, applicare la legge del Taglione. La pena di morte. Si risparmierebbero molti soldi dei contribuenti. Non sappiamo fino a che punto Battisti adottò l’ideologia comunista per convenienza o per convinzione. Può darsi che, visto il suo stato di delinquente comune, abbia voluto nobilitarsi, restando comunque circoscritta la sua scelta nell’ambito della violenza. A Battisti come a molti altri, che magari si sentivano gli eredi dei partigiani, sfugge un piccola particolare: il contesto.

Il contesto è tutto. Se non hai il popolo dalla tua parte, sei destinato ad impersonare il ruolo del bandito e a rimanere confinato nell’ambito dell’illegalità. Li avrai tutti contro e infatti Battisti ora se ne sta accorgendo. I partigiani avevano gli Alleati dalla loro parte, che gli paracadutavano viveri e munizioni. I brigatisti non avevano nessuno, se non forse qualche finanziamento dalla Russia e qualche infiltrato come Casimirri ingaggiato dalla CIA. Prima o poi i nodi sarebbero venuti al pettine e ora Cesare Battisti sta aprendo gli occhi su quanto sia stato strumentalizzato, lui e tutti quelli come lui. Penso al mio compaesano Cesare Di Lenarda. A Battisti è andata anche troppo bene: 37 anni di latitanza dorata, protetto dalla cricca ebraica creatrice del terrorismo. E se i creatori del terrorismo non sono tutti ebrei, gli altri sono sicuramente loro servi obbedienti. Perfino i balordi musulmani che vengono ingaggiati per le stragi natalizie o cabalistiche nelle città europee, sono agli ordini del Ghetto. La regia è sempre la stessa astutissima oligarchia di eletti. 

4 commenti:

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    1. Prima impara a scrivere correttamente il nome Anunnaki e poi ti rispondo.

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  2. Sorry , ho invertito le R ... Comunque era una battuta , non necessita obbligatoriamente di una risposta.

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    1. Io vorrei che i miei intelligenti lettori entrassero nel merito dell'articolo, senza limitarsi a fare battute spiritose.

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