Testo di
Cristina Giusti
L’Institute for
Cetacean Research (Istituto per la Ricerca sui Cetacei) del Giappone,
copertura ufficiale delle attività illegali di baleneria condotte dai
giapponesi, ha reso noti i dati relativi alle uccisioni per la stagione
2012/2013.
Un articolo del Japan Daily Press, uscito il 05/04/2013, fornisce un quadro esauriente dell’attuale stato d’animo del governo giapponese:
Un articolo del Japan Daily Press, uscito il 05/04/2013, fornisce un quadro esauriente dell’attuale stato d’animo del governo giapponese:
“Secondo il Ministero
dell’Agricoltura, Silvicoltura e Pesca del Giappone, quest’anno ha segnato un
record negativo per la flotta baleniera, con sole 103 balenottere minori e
nessuna balenottera comune catturate per il proprio programma di “ricerca
scientifica”. Il Ministro Yoshimasa Hayashi incolpa di questo il “sabotaggio
imperdonabile” da parte degli attivisti, in particolare del gruppo
ambientalista militante Sea Shepherd Conservation
Society. Ma quello che
il governo giapponese chiama sabotaggio, Paul Watson, fondatore di Sea Shepherd, lo definisce come una
campagna di disturbo di “enorme successo”. l’Istituto giapponese di Ricerca sui
Cetacei ha etichettato le azioni dell’organizzazione come “dannose e
inaccettabili”.
Hayashi dice che il calo di quest’anno è stato il più forte della storia, da quando l’annuale
campagna ha avuto inizio nel 1987.
Hayashi dice che il calo di quest’anno è stato il più forte della storia, da quando l’annuale
campagna ha avuto inizio nel 1987.
La notizia appare anche sul
sito ufficiale di Sea Shepherd Australia ed entra nel dettaglio delle catture:
“Volevano catturare 50
megattere. Non ne hanno presa nessuna.
Volevano catturare 50 balenottere comuni. Non ne hanno presa nessuna.
Volevano catturare 935 balenottere minori. Ne hanno uccise 103.
832 balenottere minori non arpionate! 50 megattere e 50 balenottere comuni non massacrate!
Durante la campagna 2010-2011, Operazione No Compromise, la flotta baleniera giapponese ha ucciso il 17% del totale di esemplari che si era illegalmente auto-attribuita come quota di caccia. Durante la campagna 2011-2012, Operazione Divine Wind, i balenieri giapponesi hanno ucciso il 26% del numero di esemplari che si erano illegalmente auto-attribuiti come quota di caccia.
103 balenottere minori, zero balenottere comuni e zero megattere si traducono in una percentuale del 9,96% della loro quota totale. I balenieri hanno ucciso solo l’11% del numero di balenottere minori che si erano auto-assegnati come quota di caccia e lo zero per cento della quota di balenottere minori e di megattere.
Queste percentuali equivalgono al disastro economico per i balenieri giapponesi. Le migliorie apportate alla Nisshin Maru sono costate da sole $24 milioni di dollari. Gli equipaggiamenti, i rifornimenti di carburante ed i costi operativi hanno aggiunto una spesa supplementare che si può stimare attorno agli $11 milioni di dollari. Questa cifra potrebbe essere molto più alta. Basandosi sulla stima contenuta di $35 milioni di dollari, si deduce che i balenieri abbiano speso un minimo di $340.000 per ciascuna balena. Ci sono solo due parole che possono descrivere questo stato di cose: “follia economica”. A ciò si aggiunge la perdita di prestigio e la rabbia della comunità internazionale nei confronti dei giapponesi.“
Volevano catturare 50 balenottere comuni. Non ne hanno presa nessuna.
Volevano catturare 935 balenottere minori. Ne hanno uccise 103.
832 balenottere minori non arpionate! 50 megattere e 50 balenottere comuni non massacrate!
Durante la campagna 2010-2011, Operazione No Compromise, la flotta baleniera giapponese ha ucciso il 17% del totale di esemplari che si era illegalmente auto-attribuita come quota di caccia. Durante la campagna 2011-2012, Operazione Divine Wind, i balenieri giapponesi hanno ucciso il 26% del numero di esemplari che si erano illegalmente auto-attribuiti come quota di caccia.
103 balenottere minori, zero balenottere comuni e zero megattere si traducono in una percentuale del 9,96% della loro quota totale. I balenieri hanno ucciso solo l’11% del numero di balenottere minori che si erano auto-assegnati come quota di caccia e lo zero per cento della quota di balenottere minori e di megattere.
Queste percentuali equivalgono al disastro economico per i balenieri giapponesi. Le migliorie apportate alla Nisshin Maru sono costate da sole $24 milioni di dollari. Gli equipaggiamenti, i rifornimenti di carburante ed i costi operativi hanno aggiunto una spesa supplementare che si può stimare attorno agli $11 milioni di dollari. Questa cifra potrebbe essere molto più alta. Basandosi sulla stima contenuta di $35 milioni di dollari, si deduce che i balenieri abbiano speso un minimo di $340.000 per ciascuna balena. Ci sono solo due parole che possono descrivere questo stato di cose: “follia economica”. A ciò si aggiunge la perdita di prestigio e la rabbia della comunità internazionale nei confronti dei giapponesi.“
In un momento di crisi
economica mondiale non possiamo davvero sostenere che il governo giapponese sia
un “campione di saggezza” nell’utilizzo del denaro pubblico e, dopo il
terremoto e lo tsunami subiti nel 2011, non è nemmeno necessario ricorrere alla
crisi internazionale per definire “folli” i finanziamenti alla baleneria che il
governo continua a concedere.
Intanto nella seconda metà di quest’anno la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja dovrà trattare la causa proposta dall’Australia, con il sostegno della nuova Zelanda, contro la baleneria giapponese.
Ci auguriamo che un organo così rilevante a livello internazionale sia all’altezza del proprio compito e non abbia quei “timori reverenziali” che molti Stati del mondo sembrano ancora nutrire nei confronti dell’Impero del Sol Levante.
Intanto nella seconda metà di quest’anno la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja dovrà trattare la causa proposta dall’Australia, con il sostegno della nuova Zelanda, contro la baleneria giapponese.
Ci auguriamo che un organo così rilevante a livello internazionale sia all’altezza del proprio compito e non abbia quei “timori reverenziali” che molti Stati del mondo sembrano ancora nutrire nei confronti dell’Impero del Sol Levante.
Cristina
Giusti
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