martedì 20 dicembre 2011

L'amore senza nome



C’è chi accusa coloro che mostrano compassione per gli animali di voler più bene ad essi che agli uomini. Sono in tanti a pensarla così, trasversalmente, sia tra i cristiani, che tra i laici, sia tra gli spiritualisti che tra gli atei, sia tra la gente ignorante che tra quella colta.
I seguenti titoli di giornale sono esemplificativi. Ne riporto alcuni presenti nel mio archivio, tra cui tre di sacerdoti e due d’illustri firme del giornalismo italiano, per capire di cosa sto parlando.
a) “Toh, il cinghiale vale più dell’uomo”, di Aldo Grasso [1]
b) “Ama la natura odia l’uomo”, sottotitolo: “Lentamente nasce il nazismo ecologico”, di Giuliano Zincone [2]
c) “Attenti, la gente conta più dei pesci” [3]
d) “Sembrano attribuire dignità agli animali invece intendono toglierla agli uomini” [4]
e) “Che rabbia! Pensare agli uccellini e dimenticare i bambini di Sarajevo” [5]
f) “Si fa tanto per i cani e si dimentica l’uomo”, di Don Matteo Pasut [6]
g) “Cui mior, i gjatuz o i fruz di Bosnie?”, di Don Rizieri De Tina [7]
h) “Quei movimenti animalisti, guarda caso nati in Germania”, di Don Pietro Degani [8]


Che a sostenere la contrapposizione tra l’amore per l’essere umano e quello per gli animali siano in maggioranza esponenti del clero o i loro fedeli, mi fa supporre che il pregiudizio specista sia per lo più appannaggio di una certa cultura giudaico-cristiana. Non è una novità, del resto e se ne discute ormai da anni.
Eppure non era animalista l’uomo di settantaquattro anni che è morto sbattendo la testa nel tentativo di salvare un gatto. E’ successo in Svizzera pochi giorni fa e l’uomo è scivolato sul bordo umido della piscina di casa sua, mentre cercava di raggiungere un gattino che non riusciva a risalire. C’erano venti centimetri d’acqua sul fondo della vasca e l’uomo deve forse aver visto il gatto in difficoltà e aver deciso di salvarlo.
Tutti gli abitanti di Pfeffingen si sono commossi alla notizia e anche se ci sarà stato qualcuno che sarcasticamente ha pensato: “Che stupido, cercare di salvare un animale!”, la maggioranza della popolazione non ha trovato niente di strano nel gesto. Se pompieri e, all’occorrenza, altri membri delle forze dell’ordine, salvano tradizionalmente, per lavoro, gatti in cima ai pali della luce e cani finiti nei tombini, non si capisce perché non possano provarci anche i privati cittadini. Forse, nel suo caso, c’è stata un’eccessiva fiducia nelle proprie possibilità fisiche e l’uomo avrebbe dovuto chiedere che qualcuno più atletico lo aiutasse. In tutti i casi, quel signore merita un encomio. Se ad una persona qualunque, per un caso fortuito e sporadico, si riconosce il merito di aver provato empatia e la generosità di aver cercato di fare qualcosa, come mai quegli animalisti che intervengono sistematicamente per aiutare animali in difficoltà, pur senza essere pagati, agli occhi di una certa percentuale di persone diventano dei mostri rinnegati della razza umana?
La spiegazione che mi sono dato è che la setta cattolica tema la concorrenza di una filosofia che possa portar via consenso, in questo dimenticando che il tradimento del vero cristianesimo da parte della Chiesa è talmente evidente che non saranno quattro gatti di animalisti a far scemare il numero dei credenti nel mondo.
Probabilmente c’entra anche il fatto che dimostrare amore agli animali, ovvero avere una visione induista e buddista dell’esistenza, mette in imbarazzo il modello d’amore propugnato dalla Chiesa e fa sprofondare molti sinceri credenti in una specie di crisi d’identità. Cioè, molti si chiedono: “Ma se ci è sempre stato insegnato che per amore del prossimo s’intende solo quello verso i nostri simili umani, come mai adesso questi animalisti vengono a dirci che anche gli altri animali sono il nostro prossimo? Da dove saltano fuori questi originali? Saranno mica una setta protestante?”.
Poco avvezzi come sono a studiare la storia della Chiesa, delle religioni e della storia in genere, i fedeli cattolici non sanno che il pensiero anglo-luterano c’entra fino a un certo punto, giacché già gli antichi filosofi greci, o almeno alcuni di loro, avevano sostenuto l’idea che anche gli animali avessero diritto a dignità e rispetto al pari degli uomini. Nell’antica Grecia, quasi come sta avvenendo ai giorni nostri, il pensiero dominante fu quello di Aristotele, che non a caso era favorevole allo schiavismo, e non quello di Apollonio di Tiana. Socrate e Platone furono più influenti di Plutarco, Porfirio e Prisco di Tesefro. E perfino di Pitagora.
Non sapendo, fra l’altro, che gli antichi si muovevano con facilità su lunghe distanze e che perfino Gesù, se mai è esistito un personaggio con quel nome, deve essere andato in India a fare il suo apprendistato religioso (in India dove deve aver imparato l’importanza di rispettare ogni forma di vita), il cattolico medio resta spiazzato e va in confusione quando sente notizie di salvataggi di animali per opera di esseri umani come lui. Se poi sente sacerdoti che parlano male degli animalisti, si affretta a concludere sbrigativamente che si tratti di una setta di eretici e finisce per inquadrarli nel contesto di una generale decadenza dei costumi.
Così, agli occhi di tali frastornati fedeli, salvare un animale in difficoltà diventa opera del demonio, che vuole corrodere i principi morali della società e portare attacchi a Santa Madre Chiesa.
Essere animalisti significa dunque essere strumenti nelle mani del Diavolo e quando gli si porta come esempio San Francesco, i cattolici benpensanti o non sanno cosa rispondere o lo liquidano come il Poverello d’Assisi. Un poverello di spirito.
Io però ho l’impressione che a farsi questi scrupoli siano soprattutto i cattolici, mentre nei paesi protestanti o la questione è stata risolta da tempo o non si è mai posta. Infatti, nel nord Europa e nel nord America non si salvano normalmente solo cani e gatti, ma anche cervi e altri animali che non rientrano nella categoria dei pets. Ma non sono cristiani anche gli anglosassoni? E allora, com’è possibile che devoti che s’ispirano allo stesso testo sacro abbiano due atteggiamenti diversi nei confronti della natura e degli animali?
Padre Brown, personaggio di Gilbert Keith Chesterton, provò a dare una risposta, anche se non del tutto esauriente, quando disse che i protestanti usano il termine “madre natura”, mentre per i cattolici la natura è, ed è sempre stata, matrigna. Se gli abitanti del nord Europa vivono in condizioni climatiche e geografiche peggiori delle nostre, come mai hanno sviluppato un amore più saldo verso l’ambiente rispetto a noi genti mediterranee? Che c’entrino qualcosa i Druidi?
Tuttavia, anche qui in Italia ormai l’intervento in difesa di cani o gatti non fa più scandalo e si potrebbe ipotizzare che il tetragono specismo dei cattolici sia in via d’estinzione. Non so se provare amore per gli animali faccia parte dei sintomi della decadenza morale della società, ma so che gli animali tolti da situazioni pericolose ringraziano Dio per questo. Sia che si tratti di un animale o che si tratti di un uomo, chi ha difficoltà e riceve aiuto normalmente prova gratitudine. Anzi, in molti casi, dopo averlo aiutato, l’uomo è capace di tradire il suo salvatore e di rivoltarglisi contro, mentre un animale domestico normalmente capisce di essere stato aiutato e quelli selvatici riescono addirittura a vincere il naturale terrore che l’uomo gli provoca.
Perfino un cacciatore come Mario Rigoni Stern ha notato che a volte i caprioli feriti o malati cercano l’uomo per essere aiutati, quasi come se vedessero in lui un fratello maggiore, un fratello reso pazzo da qualche strana malattia, ma pur sempre un membro autorevole della famiglia dei viventi.
Anche a me una volta è capitato, quando abitavo in montagna, che una volpe a cui davo ogni giorno da mangiare, pur rimanendo a debita distanza, venne dopo qualche tempo a morire sotto la tettoia di casa e ancora oggi mi chiedo perché abbia fatto una cosa del genere.
In ambito letterario, Curzio Malaparte racconta che mentre era sotto un tiro d’artiglieria nemica sulle Alpi, durante la prima guerra mondiale, in una conca al riparo dalle granate e dalle schegge si era radunato un piccolo numero di camosci e quando arrivarono alcuni fanti per trovare riparo anch’essi, i camosci non si mossero. Malaparte si stupì doppiamente, una prima volta per il fatto che quegli ungulati selvatici non erano scappati, pensando evidentemente che il rischio di finire colpiti dalle bombe era maggiore di quello costituito dalla presenza dei soldati, e una seconda volta quando vide che i suoi uomini, pastori sardi avvezzi a sgozzar capretti e contadini siculi abituati a macellare ogni sorta di animali, si presero amorevolmente cura dei camosci, senza pensare ad integrare il misero rancio serale.
La guerra fa di questi scherzi.
Se l’attività bellica tra uomini è un riflesso dell’antica guerra degli uomini verso la natura e gli animali, e se vogliamo un mondo in cui gli uomini smettano di sterminarsi l’un l’altro, dobbiamo smettere anche di fare la guerra alla natura e agli animali. E’ semplicemente logico!
E il modo migliore per far cessare ogni tipo di guerra, come è stato detto da tanti personaggi più autorevoli di me, è dimostrare amore verso i nostri simili umani, verso la natura e verso nostri dissimili non umani.
Ma purtroppo sembra che questo progetto ideale non incontri l’approvazione generale, specie quando si tratta di altre specie. Al momento attuale, gli animalisti rimangono figli di un Dio minore e quello dimostrato verso gli animali resta ancora un amore senza nome.



Note:
[1] Corriere della sera magazine del 20.01.05
[2] Corriere della sera del 9.06.88
[3] Gazzettino del 8.03.95
[4] Messaggero Veneto del 21.01.94
[5] Messaggero Veneto del 17.07.93
[6] Gazzettino del 30.06.87
[7] Gazzettino del 31.01.93
[8] Messaggero Veneto del 12.03.90

18 commenti:

  1. Anche gli animali paiono figli di un dio minore, ammesso che Dio esista.

    Ciao

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  2. Oddio, ho dimenticato il titolo! Rimedio subito.
    Secondo me un Dio esiste: si chiama Arbitrio (non Libero!), altrimenti conosciuto come "Rapporti di forza".
    Ciao

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  3. Se l'universo è irrazionale, ogni speranza è vana.

    Ciao

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  4. Ma i rapporti di forza e la legge del più forte hanno una loro - discutibile - razionalità.
    Un giorno bisognerà che tu raccolga le tue sentenze in un libro dal titolo: "Gli aforismi di Zret"!
    :-)

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  5. L’accusa di amare più gli animali che gli esseri umani è, secondo me, palesemente infondata.
    Ma, per affermarlo, bisognerebbe prima mettersi d’accordo su cos’è l’amore anche se, in tal caso, probabilmente, non la finiremmo più!
    Ma siccome è tutto gratis e non si paga nulla, dico la mia!
    Tra gli umani si presuppone che l’amore sia trarre piacere dalla presenza e/o dalle azioni del nostro interlocutore sia esso umano, animale, vegetale o cosa. L’amore, quindi, come flusso bidirezionale con tanto di andata e tanto di ritorno, un cerchio che si chiude, un’equazione che si risolve, un inizio che ha una fine. Un boomerang che, sapientemente lanciato, ritorna puntualmente tra le tue mani.
    Io do una cosa a te e tu dai una cosa a me! Un baratto, uno scambio di merce, un “do ut des”.
    Quindi per amare bisogna essere ricambiati? Giusto?
    Sembrerebbe proprio così!
    Chi ama una donna che lo odia, un leone che lo sbrana o una vipera che lo morde, un’alluvione che ti distrugge la casa?
    Ma questo attiene alla dualità, al confronto, al “tutto scorre” di Eraclito, ad una concezione terrena delle cose, alla totale imperfezione umana che stona con la perfezione del creato.
    La natura è perfetta. Gli umani no!
    Si può amare un animale più di una persona, un giardino più di un quadro, il giorno più che la notte? Ci si può innamorare di una donna brutta, di uno scarafaggio, di una pietra, di una pianta di ortica, di un pianoforte?
    Sicuramente si. A me accade.
    Io amo anche gli insetti più brutti e fastidiosi, anche se cerco di stanne alla larga.
    Come amo molto più una pianta di limone profumata che il mio capoufficio puzzolente da cui cerco di stare alla larga.
    L’amore terreno, quello comunemente inteso, deve essere alimentato da un ritorno d’amore, da un contraccambio, da un guadagno, da un piacere ricevuto in cambio dell’amore dato.

    Ma c’è anche un altro amore, l’amore non duale, che è compassione pura, amore universale per il creato senza alcun motivo logico, senza sapere perché, senza uno scopo. Una benedizione.
    Questa amore compassionevole è un amore cosmico, universale, che non presuppone ritorno, che non ha bisogno di dichiarazioni, che non viene espresso e che, probabilmente, appartiene più al creatore, a Dio, al divino.
    Intendo dire che non trovo differenze tra l’amore per un’alba, un tramonto, un gatto, un cane, una musica, una margherita. Probabilmente mi darà più gioia starmene con una bella donna o addormentarmi con il gatto in braccio ma in ogni caso mi sembra di fare una classifica, di aggiornare continuamente la hit parade.
    Amo allo stesso modo un tramonto, una giraffa, una volpe, un topo, una formica.
    Se sapessi nuotare e respirare sott’acqua vorrei esplorare l’oceano guidato da un delfino.
    Se il leone non mi sbranasse, starei tutto il tempo a giocare con lui.
    Personalmente provo più piacere nel comporre una melodia con la chitarra o nel fare con le mie mani uno sgabello che nel parlare di politica con qualche stupido replicante che inganna il tempo facendo le parole incrociate.
    Perché io non inganno il tempo e lui non inganna me.
    Non mi piace giocare a briscola all’osteria o fare il solitario sul tavolo della cucina.
    Per chi non avesse ancora capito il mio pensiero, si può benissimo amare più un animale che un umano, una pianta più che un banchiere.

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  6. Dovresti scrivere un racconto dal titolo: "Il capoufficio e la pianta di limone". Sarebbe spassoso!
    Oggi il tuo commento mi sembra di genere...lirico.
    Mi piacciono gli accostamenti tipo la pianta e il banchiere e mi hai fatto venire in mente San Francesco con la sua visione olistica degli esseri viventi.
    Non avevo mai fatto caso che ci sono due tipi di amore (e forse anche di più), ma due principalmente: quello biunivoco e quello univoco.
    Il primo è più terrestre dell'altro, ed è quello in cui mi ci riconosco.
    Infatti, amare un tramonto o l'umanità intera o Dio, son cose con cui ho poco a che fare e che richiedono un certo sforzo. Almeno per me. Poi, magari a qualcuno viene facile.
    Ti chiedo infine, caro Gianni, se sai dirmi come si fa a mettere in calce a ogni articolo quei quadrati contenenti altri vecchi articoli e che riportano la didascalia: "Ti potrebbero anche interessare:".
    Il blog di Zret e Tanker Enemy, per esempio, li hanno e forse potrei averli anch'io.
    Grazie.
    Un salutone.

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  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  8. Roberto
    per inserire i collegamenti ai post che “Ti potrebbero anche interessare” devi aprire una nuova scheda (o finestra) del tuo browser (explorer, firefox o altri) ed inserire l'indirizzo riportato qui sotto

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    Fatto.
    Prova. Ciao.

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  9. E' questo il browser?

    http://www.blogger.com/rearrange?blogID=6139000829879380076

    La vedo dura stavolta!
    Comunque grazie!

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  10. No non c'entra nulla!

    Sostituisci i primi tre righi del mio commento precedente con queste istruzioni:

    Apri explorer e và all'indirizzo:

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    poi riprendi quanto contenuto nel mio commento di sopra e continua.
    Piano piano ce la farai.

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  11. E' questo, per caso?

    http://www.labellezzadelweb.it/scarica-internet-explorer/

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  12. No azzera tutto Roberto

    devi solo connetterti ad internet come quando accendi il pc e digitare questo indirizzo:

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    (puoi anche copiarlo ed incollarlo)

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  13. Wow!
    Allora c'è ancora speranza per i miei neuroni!
    Posso darti un bacio?
    E dove lo vuoi, sulla bocca o ti basta sulla guancia?
    :-)
    Ma tu hai seguito dei corsi, dì la verità!

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  14. A me mi piacciono le femmine

    Bravo Roberto, sapevo che ci saresti riuscito!
    Alla prossima. Buona serata.

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  15. Io invece non ero del tutto sicuro che ci sarei riuscito.
    Simpatico il trippone canterino!
    Sei pieno di risorse.
    Un saluto e grazie infinite.

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  16. Amare la Vita dovrebbe essere un concetto privo di limitazioni di specie.

    Altra accusa infondata "salveresti un bambino o un cane?"
    risposta: prima il bambino, poi anche il cane. La natura ci porta a provare empatia maggiore per i cuccioli della nostra specie, o comunque a considerare la priorità salvare quelli; ma forse è solo la mia recente maternità che innalza il mio cuore verso i piccoli umani che una volta consideravo solo scoccianti e che ora invece, vedo come nuove speranze.
    Ultima cosa: di norma chi accusa gli animalisti di fregarsene degli umani, se ne frega di entrambi.

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