sabato 4 luglio 2020

La nostra cultura è inconciliabile con quella dei maomettani


Fonte: Stop Censura

Si sta inasprendo il dibattito politico intorno alla decisione del centrosinistra, in maggioranza nel Consiglio comunale di Milano, di piazzare alla presidenza della Commissione cultura la consigliera islamica Sumaya Abdel Qader. La candidatura sostenuta da buona parte del Pd, scatena le proteste del centrodestra. Critiche anche dalla maggioranza. A sollevare dubbi sull’opportunità e sensatezza della scelta è stato Toni Capuozzo, che mette subito in chiaro un concetto di fondo che la figura di Abdel Qader mette in campo. A riportarlo in questi giorni è stato il Secolo d’Italia di Storace. Ed è appunto la cultura. Il problema evidenziato da Capuozzo è tutt’altro che irrilevante quando si pensa ad affidare un incarico di questo tipo.


Ed è la sua scelta “di portare il velo, scelta libera e rispettabile – dice Capuozzo – nella vita privata come in quella pubblica, ma mi fa dire che non è il profilo migliore per rappresentare le molte facce della cultura milanese. Se per Cultura – e cultura in una città europea – intendiamo anche valori irrinunciabili quali i diritti della donna, questa non è integrazione, è multiculturalismo distratto, facilone: il contrario di un dialogo franco, rispettoso ma intransigente sui diritti e sui doveri”.

3 commenti:

  1. Più o meno è come mettere una coppia di piranhas in un acquario di pesci rossi.

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    1. D'altra parte, se Sala non metteva una musulmana, ci avrebbe messo un transgender.

      L'agenda massonica va avanti comunque.

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  2. Resto sempre più basito quando leggo simili notizie, mi sembra impossibile che i milanesi tollerino 'ste decisioni.

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