domenica 17 dicembre 2023

Alla ricerca della vita eterna


Testo di Marcello Veneziani

Sto leggendo un’opera terrificante di un pensatore assai alla moda, Michel Onfray, pensatore ateo e irregolare. Si chiama Anima (ed. Ponte alle grazie), è un librone di 500 pagine, che l’autore presenta come un’inchiesta filosofica, dalle origini al transumano. E si conclude proprio con Elon Musk. Onfray vede nel progetto transumano di Musk un ulteriore aspetto inquietante: Musk definisce l’anima come la traccia digitale lasciata da un essere umano e riducibile a dati scaricabili e trasferibili. Ossia l’anima è un po’ come una pen drive, una chiave usb che si può trasferire dall’encefalo di un essere umano a un altro. E questo sarebbe il succo del suo progetto di installare un microchip nella testa dell’essere umano fino a creargli un’altra identità. Il totem di questa scienza, la cavia, è una scimmia chiamata Pager; attorniata da maiali, di cui una femmina, Gertrude. Sembra di vedere un cartoon horror, che però non serve a divertire i bambini ma a cambiare la testa degli umani. 


E qui ci spostiamo da Neuralink a OpenAI, dove Musk studia come produrre intelligenze artificiali superiori alle intelligenze naturali; anche qui il progetto è andare oltre l’umano, in una specie perversa di superuomo nietzschiano. Il progetto prevede la connessione tra i nostri smartphone o simili, i nostri dati digitali, e la corteccia cerebrale, creando una vera e propria telepatia tra l’uomo e la macchina. C’è un nome a questo progetto: è Neural Lace, che dovrebbe essere una specie di bluetooth neuronale, in cui collegare il cervello ai pc, cioè all’intelligenza artificiale. Avremmo così un’espansione infinita di memoria e di dati a disposizione; ma spariscono la mente, l’anima, l’identità di un soggetto che si limita a essere solo un porto in cui approdano e salpano dati, una stazione postale di passaggio. L’intelligenza naturale, spiega Onfray, sarebbe sostituita dall’intelligenza artificiale, con gigantesche capacità cognitive ma non più riconducibili a un umano ma a un incessante flusso extraumano, metaumano, transumano, verso un nuovo biotopo. Chi ne disporrebbe delle chiavi? Il processo sembra svolgersi autonomamente dai soggetti, realizzando quell’autonomia sovrana della tecnica, paventata da Martin Heidegger, che si svincola dall’umano e lo piega al suo dominio. 


In cambio di questa alienazione radicale, il progetto prevede una sopravvivenza post mortem, ricaricando il nostro “essere”, la nostra “anima”, il nostro “io” (ma in cosa consisterebbe così ridotto?) su un altro corpo, per esempio un robot. Musk avrebbe i mezzi tecno-economici per portare avanti la sua “follia”. L’ateo Onfray (in foto) si chiede: Chi potrà opporsi? E soprattutto in nome di che cosa? Di quale morale, di quale etica, di quale super-Io, di quali divieti, valori o tabù, o noi diremmo di quale Dio?  La sua conclusione è amara e in fondo classica, pascaliana: chi vuol fare l’angelo, come Musk, è destinato a fare la bestia; o meglio il demonio. Solo un dio ci può salvare, ma Lui non c’è, dice l’ateo. Lasciamo aperto il quesito, promettente e minaccioso. Tornando sulla terra, a Roma, dove Musk verrà a portare il suo Verbo, mi chiedo e vi chiedo: ma tutto questo non vi terrorizza? Affidare il futuro al sogno di un visionario o invasato, al suo delirio di onnipotenza che va oltre la politica, la religione, gli stati, la tradizione, la cultura e la storia, non vi spaventa? Dove finisce l’identità, la storia, l’anima di un uomo e di un popolo, temi cari a quel mondo che si dice conservatore?


L’unico precedente di casa è il futurismo, anzi per la precisione il romanzo scritto nel 1909 in francese da Filippo Tommaso Marinetti, Mafarka il futurista. Mafarka vuole creare l’uomo nuovo, sogno condiviso nel primo novecento da americani, russi e italiani, comunisti e fascisti. E lo vuole creare “senza il concorso e la puzzolente complicità della matrice della donna”, un maschilismo che procrea senza donne, con l’ausilio delle macchine. Visionario anche lui, ma in questo caso era solo letteratura. Per fortuna.

[N.d.R. Ho ricevuto questo articolo da Sergio Pastore, che ringrazio]

8 commenti:

  1. Pensatore ateo la trovo una contraddizione di termini, ovvero un pensatore dovrebbe appunto pensare, o realizzare che non disponiamo di sufficienti elementi per negare, né per affermare. Ponzio Pilato il più grande filosofo mai incarnato??

    Comunque, se uno ha intenzione di farsi del male, oppure continuare a farselo, insista pure nelle sue vane ricerche, volte ad appurare se l'anima sia un nastrino elicoidale, oppure il soffio divino che desta alla vita la vil materia.

    Magari l'anima è come una sorta di contromarca che riconsegnamo alle fine delle danze, in guardaroba. Senza restituzione del cappotto.....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'anima, a dispetto del fatto che milioni e milioni di persone, nel corso della storia umana, vi hanno creduto, potrebbe essere solo il mero tentativo di attenuare la paura della morte, cioè del nostro annientamento totale e definitivo.

      Dico potrebbe.

      Elimina
    2. Caro Free, togli pure il condizionale.
      L'anima è stata ideata proprio per quel motivo lì.
      Lumen

      Elimina
  2. Siamo nell' era del cambio di religione , dal Dio che sovrasta tutti , onnipotente e provvidente, al nuovo idolo che accompagnerà al passaggio transumano.
    La nuova religione è la scienza in tutte le sue sfaccettature , compresa quella che folli come Musk vorrebbero applicare per creare l' uomo nuovo.

    Chiunque , di qualsiasi fede , vuole modellare l' uomo , va inevitabilmente contro una disfatta , potrà catturare i creduloni come , all' opposto , gli scettici , perché essere contro significa che si crede comunque in quella cosa.

    Forse è una questione intima che varia da individuo a individuo , ma ognuno è un piccolo microcosmo che appartiene , in proporzione , al macro ; il solo fatto di avere pensieri, idee , comportamenti differenti uno dall' altro dovrebbe farci capire che , seppure la definizione di anima sia sempre stata travisata e strumentalizzata secondo le epoche storiche , quella che viene definita "anima" non è altro che la nostra unicità, che dovremmo sempre difendere e custodire gelosamente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se l'anima è la nostra unicità, ce l'hanno solo coloro le cui gesta o i cui pensieri ci sono stati tramandati.

      I miliardi di esseri umani che sono vissuti sul pianeta, senza lasciare traccia, l'anima non ce l'hanno.

      Questo, secondo la mia logica. Freeanimals

      Elimina
  3. Ectogenesi
    Ho imparato questa parola alcuni giorni fa, ma sembra che la "cosa" sia addirittura moneta corrente specie fra le femministe che non ne vogliono più sapere di fare figli, di sacrificarsi per quei porci di uomini, vogliono la parità, fottere senza problemi. A questo punto due generi, maschio e femmina, sarebbero effettivamente superflui, ci affideremo alle macchine, meraviglioso.
    Ma la fabbricazione di esseri umani in batteria (soldati, intellettuali, scienziati, manovalanza varia) era già descritta nei dettagli nell'opera di Huxley, Brave New World, di quasi cent'anni fa (l'opera fu pubblicata nel 1930). Questa curiosa parola, ectogenesi, è dunque un remake. Solo che quella di Huxley era una distopia poco credibile, invece adesso ahimè si fa sul serio. Voglio scendere!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. sono arrivato alla conclusione che (a parte certe eccezioni , ) il 50% delle donne servono " soltanto " ad una cosa "

      Il restante 50% serve neanche a quella...

      Elimina
  4. Credo ci saranno due tipi di paradisi, nirvana, o come kavolo uno vuol chiamarli, per chi ci crede, ovviamente. Anima o non anima, ci troveremo, si troveranno, in due distinti settori, uno per le donne, l'altro per gli uomini. Le prime a volto disteso, sguardo ineffabile ma propositivo. I secondi sempre accigliati, tormentati, insofferenti , memori di tante, troppe disfide calcistiche perse, ideali politici evanescenti, battaglie già abortite
    in sede preparatoria, l'aver sperperato l'ottanta per cento del tempo vissuto a cercare di rientrare da dove usciti alla nascita....

    RispondiElimina