mercoledì 1 febbraio 2023

L'unica cosa che conta nella vita è la sua fine


Testo di Carlos Castaneda

La morte è la nostra eterna compagna. È sempre alla nostra sinistra, a un passo di distanza. Ti è sempre stata ad osservare. Ti osserverà sempre fino al giorno in cui ti toccherà. Come ci si può sentire tanto importanti quando sappiamo che la morte ci da la caccia? La cosa da fare quando sei impaziente, è voltarti a sinistra e chiedere consiglio alla tua morte. Ti sbarazzi di un’enorme quantità di meschinità se la tua morte ti fa un gesto, o se ne cogli una breve visione, o se soltanto hai la sensazione che la tua compagna è lì che ti sorveglia. La morte è il solo saggio consigliere che abbiamo. Ogni volta che senti che tutto va male e che stai per essere annientato, voltati verso la tua morte e chiedile se è vero; la tua morte ti dirà che hai torto; che nulla conta veramente al di fuori del suo tocco. La tua morte ti dirà: “Non ti ho ancora toccato”. Devi chiedere consiglio alla morte e sbarazzarti delle maledette meschinerie proprie degli uomini che vivono come se la morte non dovesse mai toccarli.

2 commenti:

  1. Penso tutti i giorni alla grande consolatrice, per età, patologie varie, e perché sotto certi aspetti mi sono rotto le balle. Me le sono, me le hanno sfasciate.... Varcare l'ultima soglia atterrisce, ma credo sia il tempo di armarsi e (quasi) partire, come si addice ai soldati semplici, i poveri fantaccini....

    In parte assolviamoci, posto che a noi, la truppa, hanno fatto intravedere miraggi spesso irrealizzabili, per nascita e censo riservati ad altri, esercizio di peccati e virtù in tono minore, né diavolo né acquasanta, menù a prezzo e qualità fissi, stile dopolavoro ferroviario, sulle note nazionalpopolari dell'eterno ragazzo, dei Cugini di Campagna..... Merde, come disse Cambronne!

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    1. Citazione: "Penso tutti i giorni alla grande consolatrice"



      Io più di una volta al giorno.

      Ieri stavo sistemando la pompa-filtro nella vasca in giardino (750 litri), dove ho intenzione di allevare rane, e mi mancava il fiato, come mi succede tutte le volte che mi chino. Anche quando devo legare le scarpe.

      Immediatamente ho pensato che se mi fosse venuto un infarto, sarei finito in acqua e annegato.

      Mi impongo di pensare d'essere pronto al grande trapasso, ma in realtà non si è mai pronti per un simile momento.

      Penso alle minacce che vengono da Davos e da Bruxelles. Le nostre case di proprietà non varranno nulla se non le ristrutturiamo come vogliono loro.

      Penso a mia figlia e a come gestirà la casa di cui è proprietaria e della quale godo l'usufrutto.

      Penso al mondo che ci sarà dopo di me, e se ella sarà felice.

      Pensare è l'unica cosa che posso fare, perché lei non è qui con me, ora. Ma altrove.

      E anche di questo cerco di farmene una ragione.

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