sabato 31 ottobre 2015

Compitino

Loretta Rasetto: Perché? Ma che senso ha!
Alidiana Terrasi: Sbagliato come concetto. Se il bambino non esprime da solo questo desiderio perché inculcare un senso di insoddisfazione verso ciò che si è?
Silvana Falchi: Almeno glielo avessero posto sotto forma di DOMANDA. Esempio: Io, maschio, vorrei essere una femmina? E' il punto interrogativo che manca, 'sti fetenti!
Raffaele Piccoli: Mah! Non c'è niente di strano nel chiedere ad un maschio ciò che apprezza in una femmina e ad una femmina ciò che apprezza di un maschio. Dalle risposte si potrebbe evidenziare l'incidenza dei condizionamenti culturali sulla formazione della personalità.
Simone Boemio: Forse non hai ben inteso la domanda posta al minore.
Loretta Rasetto: E' quel "vorrei essere..." che fa la differenza, perché prevede una chiara identificazione. Non viene chiesto che cosa apprezzi in una femmina e/o maschio, in questo caso non è prevista l'identificazione, ma l'osservazione. Credo sia molto diverso.
Silvana Falchi: Raffaele Piccoli, MA CHE CAZZO HAI CAPITO? Qui la questione non è domandare cosa un maschio APPREZZA di una femmina e viceversa, qui la questione è un'altra, E' IMMAGINARSI E FANTASTICARE DI ESSERE DI SESSO DIVERSO.
Raffaele Piccoli: Dall'immaginarsi di essere di sesso diverso si può dedurre ciò che un maschio o una femmina apprezza o non apprezza del sesso opposto. Si può, comunque, dissentire senza ricorrere ad un linguaggio da bettola.

Nessun commento:

Posta un commento