giovedì 25 settembre 2014

Il migliore dei mondi possibili


Sorridi, sei su Matrix Camera! La telecamera riprende la scena. Gli attori sono veri. Ci penserà poi internet e alcune televisioni compiacenti a far vedere l’orrore al pubblico occidentale, poco avvezzo alla vista di cadaveri decapitati. Ci sono archetipi che si depositano nei precordi della coscienza collettiva attraverso i secoli e per i bianchi uno di questi è il turco con la scimitarra, reminiscenza scolastica delle Crociate, e i suoi trofei sanguinanti di teste cristiane. Se c’è una regia dietro tutto ciò, conosce bene come siamo fatti e in massa abbiamo chiesto alle nostre autorità militari che ci salvino da questi pazzi furiosi. Un alpinista francese val bene una messa in scena. Sull’esistenza del male su questa Terra non voglio nemmeno soffermarmi. Lascio ad atei e credenti il compito di discutere su tale secolare questione. Ciò che mi preme evidenziare è che nonostante il raccapriccio, ci sono persone che credono ancora che questo sia il migliore dei mondi possibili, come suggerito da Leibniz, ma non si tratta di irriducibili ottimisti come il Candido di Voltaire, bensì di disonesti intellettuali che falsificano le carte pur di far rientrare le proprie fallaci convinzioni all’interno del quadro d’insieme della realtà. Una specie di quadratura del cerchio. Ne ho trovato uno su Facebook. Si chiama Giorgio e da molti anni vive in Madagascar, essendone entusiasta. Di lui, che non ho mai conosciuto di persona, posso solo dire, in base a come si esprime, che aveva ragione Camus quando diceva che a combattere il male si finisce per assomigliargli, cosicché tale Giorgio, per trovarsi a suo agio in mezzo ai malgasci, deve per forza pensarla come loro. Uno specista in mezzo a un popolo di specisti. Vediamo alcune sue perle.


Per prima cosa si nota il danno prodotto da Danilo Mainardi e dagli altri etologi da salotto: il presunto pericolo dell’antropomorfizzazione dell’animale.

“Qui [in Madagascar n.d.r.] si vive la vita e non quella distorsione strana che obbliga la maggior parte delle persone anche in Italia a passare la quasi totalità della loro vita tra lavoro spesso davanti a uno schermo, serate davanti a uno schermo e un enorme solitudine spesso attenuata da quell’orribile problema psicologico moderno di antropomorfizzazione dell’animale come oggetto (o ancor più spesso schiavetto) da compagnia.

Probabilmente, le serate davanti agli schermi le passava lui, finché non ha dato una svolta benefica alla sua vita. Continuiamo.


“Ma ti pare che qui la gente abbia tempo da perdere con gli animali?!? Qui per fortuna vale ancora la vita umana e non si è arrivati ai deliri odierni dell’Occidente, dove tantissime persone sono convinte che i cani siano migliori dell’uomo. Gli animali sono animali e noi siamo uomini.... diamo il giusto valore alle cose... speriamo che un giorno le cose ritornino a posto in Europa e che la gente invece di occuparsi delle bestie inizi a occuparsi degli umani”.

Sembra di sentir parlare il cugino scemo del cardinal Bagnasco. E si capisce che a far danni non ci sono solo gli intellettuali da salotto, i vari Angela e Mainardi, ma anche le guide religiose rigorosamente antropocentriche, che da secoli escludono dal cerchio di considerazione etica gli altri animali. Si comincia anche a sospettare che Giorgio, da piccolo, sia stato morso da un cane. Il picco del delirio si ha quando auspica che le cose si rimettano a posto in Europa, cioè che la gente lasci perdere il welfare degli animali e si occupi solo di quello umano. Ritornello stantio e becero che ancora gira in tante teste, presunte pensanti, come un disco rotto.

“Se mi parli del fatto che in Europa si uccidano vitelli di 3 mesi solo per aver la carne più tenera e massimizzare i profitti, ti dico che non sono d’accordo e che qui mangiamo solo buoi vissuti in libertà per una decina anni, che si ammazzino pulcini maschi per nutrire gli odiati cani, inutili schiavetti d’appartamento, sono d accordo a vietare tutto ciò”.

Non poteva mancare una spolverata di “benaltrismo”, ovvero il tentativo di allontanare l’attenzione  dell’interlocutore dal tema in fase di dibattito, indicando problemi maggiori di quello proposto, che avrebbero priorità nell’agenda delle cose da fare. Mi ricorda la francese sposata a uno spagnolo che assolveva le corride e condannava gli allevamenti dei bovini in batteria.


“Sai quanti esseri umani vivono in miseria o soffrono la fame perché ti sia data la possibilità di avere una vita confortabile? Sai per la tua soia quante specie animali sono morte nella foresta Amazzonica abbattuta per coltivarla? Eppoi, ‘sti poveri cani, chi ha deciso che debbano stare chiusi fra quattro mura con pipì col timer, niente odori, una vita da schiavo carcerato magari con un umano pazzo che a volte gli parla convinto che un animale sappia parlare la lingua italiana (ma credo sia convinto che sia poliglotta perché gli può parlare anche in altre lingue o crede che sia un telepate e possa interpretare le emozioni o salcazzo a cosa crede in quanto è un dissociato che parla da solo)”.

Qui si ha conferma che da piccolo è stato morso da un cane e che si è fissato con un’esigua minoranza di padroni indegni che effettivamente trattano male i propri cani, mentre gli sfugge del tutto la realtà della cinofilia mondiale, delle zoofile che dedicano la vita al lavoro di volontariato nei canili e della maggioranza dei possessori di cani che trattano i propri beniamini come membri della famiglia, com’è giusto che sia. Naturalmente, non ha mai letto “E l’uomo incontrò il cane”, di Konrad Lorenz. Arriva alla fine a un tocco di cattiveria, offendendo coloro che parlano con i propri pets, tra cui anche il sottoscritto. Però, più che dissociato mentale, mi sento un disadattato sociale, che è una cosa diversa e ha cause diverse.


“Il fatto di mangiare carne di un animale addomesticato dall’uomo per soli scopi nutritivi non è più cattivo, né crudele del fatto di tenere imprigionato fra 4 mura un povero cane in una città... fra le due vite preferirei di gran lunga quella dello zebù che dopo una vita in libertà, curato e protetto dal pastore, si immola in un buon barbecue, che quella di un cane rinchiuso tra 4 mura, che aspetta la vecchiaia per una puntura dal veterinario, per essere poi dato in pasto ai vermi”.

Finale macabro. Non c’è alcun dubbio. Giorgio Mymadagascar da piccolo è stato morso da un cane e dai traumi infantili non si guarisce mai. Si nota anche la disonestà intellettuale con cui afferma che gli zebù in Madagascar sono trattati bene dai loro padroni. Evidentemente, Giorgio trova normale che un animale sia aggiogato a un carretto, frustato, pungolato, gli sia morsa la coda dal conducente per farlo andare più veloce e obbligato a portare pesanti carichi. Gli homby sono macellati, ovviamente senza anestesia, a tutte le età, quindi non si può dire che vivano “tutta” la vita in libertà. Sono macellati anche per motivi che alla mia coscienza moderna appaiono frivoli, come per esempio per i riti sacrificali di edificazione di nuove case, per i riti di purificazione e per matrimoni non ufficiali chiamati fomba

In una parola, Giorgio, con le sue lenti appannate, non riesce a vedere la dimensione dello schiavismo, questo sì un vero schiavismo, a cui l’intero regno animale è sottoposto su questo Pianeta. E’ soddisfatto del mondo così com’è, gli piacciono i rapporti di forza e pensa che siano il modo migliore di interagire con il prossimo. Gli auguro solo di trovarsi un giorno al posto della vittima, ma solo un po’, senza che gli facciano troppo male. Glielo auguro senza malizia e acredine, per scopi educativi, affinché si renda conto che lasciare al puro arbitrio di decidere della vita degli altri è un azzardo etico, non meno che filosofico. Vista la caparbietà con cui difende fragili luoghi comuni, non resta che un malaso faccia a lui quello che lui fa, per interposta persona, agli zebù, delle cui carni è ghiotto. Tuttavia, che un bandito gli entri in casa a rapinarlo è possibile, ma purtroppo che capisca l’errore filosofico delle sue argomentazioni è improbabile. Gli antirazzisti dicono: “Il sangue dei negri è rosso come quello dei bianchi”. Noi antispecisti diciamo: “Il sangue degli animali è rosso come quello degli uomini”.

6 commenti:

  1. e il "sangue reale" di che colore è?

    RispondiElimina
  2. Mamma mia che foto raccapriccianti!!! Comunque sulla pagina fb di quel tal Giorgio c'è la pubblicità di un Corso sulla fobia dei ragni: "Mai più paura dei ragni..."
    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=559501867510912&set=a.496853877109045.1073741829.100003533123885&type=1&theater

    Non ho capito però se il corso si svolge in Madagascar... é organizzato in collaborazione con "Il Vivarium di Losanna" che è un'istituzione a livello mondiale tra le più importanti per la salvaguardia delle specie in via d'estinzione. Un vivaio di rettili, scorpioni, ragni...

    Certo la fantasia non manca.... corso di Aracnofobia....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho visto.

      Di fronte all'immane mattatoio terrestre a cui vengono sottoposti gli animali, questi nullafacenti si preoccupano di cose insignificanti come l'aracnofobia!

      Elimina
  3. NON ho capito.
    siete artisti in cerca di pubblicità oppure volete veicolare EFFICACEMENTE i messaggi contro lo sfruttamento animale.
    Nel secondo caso questa NON è una strategia vincente e temo che non farà "aprire gli occhi a nessuno". attirerete solo antipatie e distacco da voi e dalla causa.

    RispondiElimina
  4. p.s. gli animali sono animali.
    il lupo è lupo e vuole fare semplicemnte il lupo.
    il rospo è il rospo e deve avere il diritto di fare solo il rospo.
    NON aspirano ad essere nè NOSTRI nè BAMBINI!
    questa è una forma animal-schizofrenica di antropocentrismo.

    RispondiElimina