sabato 4 giugno 2016

Per chi si deve piangere?


Testo di Saverio Tommasi

Io non piango pensando ai morti, sono fatto così. Mi dispiace, certo, ma non sono i morti che mi fanno piangere. Io piango pensando che quel morto ha una mamma che aspetta una telefonata con due parole: "Sono arrivato". Ma la telefonata non arriva e lei l'aspetta, perché una mamma aspetta sempre ed è l'ultima a perdere la speranza.


 

Piango pensando che quel morto avrà un papà, con la barba oppure senza, che dice alla mamma, subito dopo cena: "Tranquilla, ora telefona, c'è il fuso orario, avrà fatto tardi, lo sbarco e il centro, il pisolino e la minestra, la scheda telefonica e il prefisso". Ma il figlio non telefona e lui dice: "Tranquilla, ora telefona". E poi va a piangere fra il cuscino e il materasso capendo che non telefonerà, ma continuando a ripetere: "Fra poco squilla, mamma, non piangere". Ecco, io piango per le mamme che sono vive, non piango per i morti che sono morti. Come diceva Pertini: "Il miglior modo di pensare ai morti è pensare ai vivi".

Nessun commento:

Posta un commento