martedì 5 luglio 2022

Il morso dell'antropocentrismo

Testo di Anna Laura Caboni

Mi sembra giusto prendere parte in questo dibattito pieno di egoismo e antropocentrismo che sta dilagando e invadendo i social in questi giorni. Prima che chiunque si permetta di tacciarmi di presunta ignoranza (io posso solo che accusarvi di mancanza di empatia), sono stata in diversi maneggi e ho studiato la monta inglese per anni. Ho scelto, lo ripeto e non mi stancherò mai di farlo, di non montare più, per questioni etiche. Perché i cavalli sono esseri senzienti in grado di provvedere alla loro vita senza il nostro intervento, e gradirebbero essere lasciati in pace. No, non mi interessa se tu pensi di essere la migliore amica del tuo cavallo Sugar (un nome banale da cavallo a caso), perché non è così. Perché nessuna amica che si rispetti ti costringe a camminare come decide lei, a saltare come decide lei, e così via. Che ci fossero mille o dieci gradi, il caldo è un aggravante e nient'altro. La violenza sta nel percepire un individuo come oggetto. Nessun cavallo può decidere liberamente se "lavorare" per noi e rischiare la sua vita per le discipline equestri. I cavalli non si domano, non si montano, non si usano per sport o per gli spettacoli, gli animali si lasciano in pace! Il punto non sono il morso, la sella, le botte, i gradi percepiti. Il punto è la schiavitù, che deve finire. Che sia chiaro, abbiamo bisogno di lotta antispecista, abbiamo bisogno di rivedere i ruoli e cominciare a pensare meno da dominatori egocentrici e riflettere sul fatto che se stiamo al mondo non è per prendere lo spazio delle altre specie, ma per rispettarle!

2 commenti:

  1. Sul finire del diciannovesimo secolo, il circo itinerante di William Cody (Buffalo Bill), fece tappa a Firenze, accampandosi nel Lungarno Della Zecca. Lo sterminatore di bisonti ebbe la pessima idea di organizzare una sfida fra i suoi cow boys e pellerossa, contro i nostri butteri maremmani. Fu una catastrofe, per gli americani. Vincemmo a man bassa in tutte le gare...

    Sembra siano nati in sella i butteri, cavalcano col sedere appiccicato al cuoio, senza tutte le mossettine delle amazzoni della domenica: plop plop, colpi di rinterzo con le leggiadre terga sulla sella, e quindi sul groppone del povero quadrupede.

    I cavalli dei butteri hanno più dignità, lavorano. Quelli degli amanti della natura e del cavallo hanno il muso a giramento di koglioni. Servono solo a svagare nel fine settimana il rag. Rebaudengo e consorte, nelle loro passeggiate su gambe altrui. I famosi froci col sedere degli altri.

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    1. "Passeggiate su gambe altrui" rimanda a quel concetto caro agli ebrei che vogliono campare facendo lavorare gli altri per loro.

      Concetto con molti tentativi d'imitazione, per esempio da parte degli zingari.

      Anticamente, le passeggiate su gambe altrui erano appannaggio della classe patrizia, che si serviva di schiavi adibiti alle portantine.

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