lunedì 14 marzo 2016

Il bue americano dà del cornuto agli asini europei


Testo di Paolo Sensini

Barack Obama è dispiaciuto, molto dispiaciuto. In una recente intervista rilasciata al magazine "The Atlantic", il Premio Nobel (preventivo) per la Pace ha deplorato gli esiti della campagna militare che nel 2011 ha distrutto la Libia facendola piombare nella condizione di "Stato fallito". A tale proposito il presidente scarica tutte le responsabilità dell'operazione sulle spalle di Nicolas Sarkozy e David Cameron, anche se dopo l'uccisione di Gheddafi il Segretario di Stato dell'epoca... 


 
...Hillary Clinton, si era compiaciuta in diretta televisiva usando nientemeno che le parole di Cesare: «We came, we saw, he died» (siamo venuti, abbiamo visto e lui è morto). Ma cos'è che il furbastro Obama si dimentica di dire? Per esempio che la coalizione anti-Gheddafi a guida NATO riuniva le forze di 15 Paesi coordinati dagli Stati Uniti sotto comando AFRICOM, con sede a Stoccarda. Dei 350 aerei e 60 navi da guerra che hanno bersagliato per otto mesi la Libia ben 97 bombardieri erano americani, compresi 30 elicotteri, 3 sottomarini nucleari con lanciamissili da crociera, 2 cacciatorpediniere e 3 navi anfibie. Praticamente il nerbo delle forze che hanno preso d'assalto il Paese nordafricano erano statunitensi. Ma ora, a pochi mesi dalla fine del suo secondo mandato presidenziale, l'inquilino della Casa Bianca si riveste con i panni immacolati dell'agnellino.

La verità è che fu Washington, come dominus degli equilibri mondiali, a imporre agli europei e alle petro-monarchie del Golfo di rimuovere Gheddafi e procedere a vele spiegate verso la "riconfiugurazione" del Nuovo Medio Oriente. Ma Obama sa che può raccontare qualsiasi menzogna perché, come sempre, le sue parole verranno trangugiate dall'opinione pubblica occidentale. Il presidente conosce bene i suoi polli e così, in vista di nuove e sfolgoranti mete future, procede fino in fondo nella recita del suo copione.

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