mercoledì 14 giugno 2023

Il pessimista golosone


Testo di Sartori Andrea

14 giugno 1837: muore a Napoli Giacomo Leopardi. La versione più nota della morte del grande poeta la fornisce l'amico Antonio Ranieri che sosteneva che Leopardi sarebbe morto di malore improvviso mentre i due si stavano recando a fare una gita. Ranieri poi descrive cosa aveva mangiato, o meglio, di cosa si era ingozzato Leopardi prima di morire: circa un chilo e mezzo di confetti cannellini comprati da Paolina Ranieri in occasione dell’onomastico di Antonio, bevuto una cioccolata, mangiato una minestra calda e quindi una limonata, o piuttosto mangiato un gelato, verso sera. Leopardi pare fosse golosissimo di gelati, se ne sfondava letteralmente. Causa ufficiale della morte: idropisia polmonare. In realtà la morte di Leopardi è rimasta un giallo. Anche perché Ranieri negli anni cambiò versione e perché in quel momento a Napoli impazzava il colera. E questo infittisce il mistero sulla tomba di Leopardi. Secondo Ranieri fu organizzato rapidamente il funerale e data sepoltura al poeta nella Chiesa di San Vitale a Fuorigrotta. Ma questo pare molto difficile: proprio perché c'era il colera i corpi andavano seppelliti in fosse comuni, come disposizione per evitare il diffondere del contagio. E infatti sui registri delle sepolture della Chiesa SS. Annunziata a Fonseca c'è scritto che Leopardi sarebbe stato sepolto nelle fosse comuni del Cimitero delle Fontanelle. Nel 1900 venne aperta la tomba di San Vitale e furono trovati solo due femori, qualche osso e nessun teschio. Nel 1939 Mussolini fa spostare le presunte ossa di Leopardi vicino alla tomba di Virgilio. Nel 2004 fu chiesta una riesumazione per l'esame del DNA ma l'autorizzazione fu negata. Probabilmente Leopardi sta alle Fontanelle in mezzo alle varie cataste di teschi, sorte simile a quella di Mozart. E probabilmente Ranieri ha raccontato un sacco di palle. Però piace l'immagine del poeta del pessimismo cosmico che muore dopo essersi sfondato di gelati durante un'epidemia di colera: stride questa immagine gaudente col pessimismo della sua opera.

3 commenti:

  1. Guido Ceronetti descrive così il "funerale" di Giacomo Leopardi:

    "Il 15 giugno dalla casa di Vico Pero 2 uscirono non una, ma due casse: una piccola, lunga un metro e quarantacinque, conteneva il famoso, decrepitissimo soprabito verdognolo tanto amato da Giacomo, qualche bottone e altri umili stracci, collocati lì dalle donne di servizio su richiesta del giudice, e la portavano gravemente i fratelli di Antonio, Lucio e Giuseppe Ranieri. Nell'altra cassa, di lunghezza normale, c'era Leopardi (che era alto un metro e sessanta) e i beccamorti corsero subito, in obbedienza alla legge, a rovesciare il contenuto nella piscina di calce viva. Questa fu la fine di Giacomo Leopardi senza ipocrisie, senza pianto funebre, in silenzio, subito, nell'infinito della dissoluzione."

    E di chi erano i pochi resti trovati anni dopo nella cassa depositata nella cripta di San Vitale, quando questa anni dopo fu trasferita nel pronao? Vi furono aggiunti da Antonio Ranieri che volle soffermarsi "solo" con l'adorato amico. Aperta la cassa, di cui possedeva le chiavi, fu "fulminato" (scrive lui) nel notare che di Giacomo non vi era più nulla! Ma per ogni evenienza pose nella cassa alcune ossa che aveva portato con sé (all'epoca "cincischiava ossa", si occupava cioè di anatomia).
    La famiglia Leopardi sa che nella tomba eretta dal regime fascista nel parco virgiliano non ci sono i resti di Leopardi, solo il soprabito con qualche osso d'incerta provenienza.

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  2. Non sapevo fosse golosone, mentre era notorio egli fosse un nemico acerrimo di acqua e sapone, uso cambiarsi la camicia una volta al mese indumento che, stante la scarsa diffusione delle mutande, trovavasi sovente a stretto contatto con le parti deretane, dispensatrici di afrori nonché responsabili di spiacevoli sgommate sulla trama e sull 'ordito dell' Indumento stesso . Donde il detto: culo e camicia....

    Vecchia filastrocca toscana:

    Non c'è sabato senza sole
    Non c'è donna senza amore
    Non c'è prato senza erba
    Non c'è camicia senza me.....

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  3. Finire dissolti dalla calce viva non è poi molto diverso dall'essere consumati dai batteri della decomposizione.

    Un grande poeta avrebbe meritato funerali più dignitosi, ma c'era l'emergenza sanitaria e le cose andarono diversamente.


    Un popolo di santi, poeti, navigatori...

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