sabato 15 giugno 2019

L'importanza di chiamarsi Umberto


Forse perché i suoi autori preferiti sono i lugubri filosofi tedeschi, a cominciare da Nietzsche, Umberto Galimberti è cinico al massimo grado. Almeno questa è la sensazione che ho provato ascoltando questa intervista di tre anni fa. Brava anche l’intervistatrice, meno scettica sul nostro futuro. Cinico è l’Umberto, che toglie ogni speranza di sopravvivenza agli occidentali, irrimediabilmente cristiani, irrimediabilmente fragili e condannati ad essere fagocitati da razze forti come i cinesi, prima ancora che dagli africani. Nel nome, il destino: Occaso, tramonto, fine del giorno. E, nel nostro caso, fine della civiltà occidentale, della bellezza e dell’arte. Ida Magli aveva ragione a preoccuparsi quando diceva che se finisce la civiltà occidentale, finisce la Civiltà nel suo complesso. Razze dominanti come la negroide, hanno l’istintualità dalla loro. Quella gialla, enigmatica di per sé, ha la tecnica e il denaro, quella stessa tecnica che ci domina, con i suoi apparati e ci ha reso deboli evoluzionisticamente. Per Galimberti siamo già fantasmi, con il cristianesimo che ci ha dato, a noi discendenti della Magna Grecia, la mazzata finale.

2 commenti:

  1. e xhe ha torto? sono le religioni sanguinarie a distruggere la Natura che hanno copiato da incapaci solo nella sua crudeltà, mai nel suo "positivimo" che tende alla perfeziione...

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  2. Completamente d'accordo. È ora di tramontare, purtroppo.

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