lunedì 9 maggio 2016

Una nicchia di mercato dalle grandi potenzialità



TRENTO. Ha fatto la sua comparsa nei banchi della carne confezionata, fra le braciole e il macinato, la carne halal. Due le possibilità: la polpa di vitello o quella di bovino adulto, entrambe in confezioni «importanti», da oltre un chilo. Succede nei supermercati del gruppo Poli (la foto fa riferimento ad un punto vendita di Rovereto) ed è una novità nel panorama della grande distribuzione provinciale.

 
Non si tratta, almeno per il momento, di un prodotto fisso, come spiega Mauro Poli, presidente dell’omonimo gruppo. Forse una sorta di verifica per testare il possibile mercato che, almeno sulla carta, è importante ed è quello dei consumatori di fede islamica. Halal è infatti una parola araba che significa «lecito», e intende tutto ciò che è permesso secondo l'Islam, in contrasto a ciò che è haram, «proibito». Il concetto attiene dunque al comportamento, al modo di parlare, all'abbigliamento, alla condotta, e alle norme in materia di alimentazione. E in particolare, nel mondo occidentale halal è riferita a quest'ultimo ambito, cioè al cibo preparato secondo i dettami della legge islamica.

Perché il cibo possa essere considerato halal, non deve essere una sostanza proibita e la carne deve essere stata macellata secondo le linee guida tradizionali indicate nella Sunna. Ossia gli animali devono essere coscienti al momento dell'uccisione che avviene con il taglio della trachea e l'esofago e quindi il dissanguamento completo dell'animale. Una procedura che ha da sempre sollevato molte polemiche per le sofferenze causate agli animali, costretti a rimanere coscienti (ed è questa la sostanziale differenza con la macellazione non halal) durante il dissanguamento senza venire prima storditi.

Polemiche a parte, è certamente un segno dei tempi il fatto che all’interno della grande distribuzione sia entrato anche un prodotto così particolare e che ha un gruppo ben individuato di possibili clienti. A livello nazionale segnali in questo senso si sono registrati a partire dal 2010 ed erano stati analizzati anche da «Il Sole 24 ore». Che sottolineava come quella del prodotti halal fosse già allora una nicchia di mercato dalle grandi potenzialità. E la presenza di questi prodotti sugli scaffali frigo è anche segno di come la composizione delle comunità locali sia molto cambiata.

La carne che si trova in questi giorni nei Poli arriva dalla Indal, che è stata la prima azienda italiana, alla fine del 2010, ad essere certificata da Halal Italia, con il supporto formativo di Co.Re.Is. (Comunità Religiosa Islamica), per la macellazione rituale secondo i dettami islamici. «Tale certificazione - si legge sul sito della società - risponde ad una duplice necessità che Indal condivide appieno: da una parte tutelare i consumatori garantendo loro la qualità finale del prodotto, dall’altra evitare la creazione di ghetti alimentari ed etnici rispettando le diverse culture presenti nel nostro Paese».

2 commenti:

  1. Perche' non vi prendete il vostro corano libroterribile,e il vostro dio anch'esso orribilazzo e non lasciate questo pianeta?un sacco di crearure vi ringrazierebbero no?mangiapianeti frichettoni.

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    1. Islamico fricchettone è un ossimoro.



      Mangiapianeti?
      Dove l'hai sentita?

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