lunedì 11 dicembre 2017

Le grille hanno le gambe corte



Io non ho il dubbio che dietro il Movimento 5 Stelle ci siano gli americani: io oggi ho la certezza che l’operazione politica ‘pilotata’ da Grillo e da Casaleggio sia voluta dagli USA”. Non usa mezze misure Francesco Menallo, avvocato, grillino della prima ora in Sicilia, per la precisione a Palermo. “Quando nel 2004 abbiamo iniziato quest’esperienza eravamo veramente in pochi – ci racconta Menallo -. Ho sempre vissuto quest’avventura come una prova di partecipazione civile ad un’idea di rinnovamento della politica e della società del nostro Paese. Oggi, alla luce di quanto ho avuto modo di vedere e di conoscere, mi rendo conto che i presupposti sui quali è stata portava avanti quest’esperienza sono molto diversi da quelli che ci sono stati presentati ed in cui, l’ammetto, anch’io ho creduto”.


L’avvocato Menallo, negli anni ’80 del secolo passato, è stato dirigente di Legambiente, associazione di ambientalisti che, specialmente in Sicilia, ha condotto tante battaglie per la tutela dell’ambiente, all’insegna della legalità. Come tanti cittadini italiani ha vissuto tra speranze e scetticismi le evoluzioni e, soprattutto, le involuzioni della sinistra italiana. Dal 2004 fino al 2012 – anno in cui, in Sicilia, sono state celebrate le elezioni comunali e le elezioni regionali – Menallo è rimasto dietro le quinte, lavorando per far crescere il Movimento 5 Stelle. Pronto a valorizzare i giovani per un progetto di cambiamento della società. Per un anno, dal 2012 al 2013, ha cercato di sostenere – in modo assolutamente disinteressato  il  gruppo parlamentare del M5S al Parlamento siciliano. Sempre dietro le quinte per dare una mano ogni volta che lo chiedevano i quindici deputati (poi diventati quattordici), tutti giovani, eletti all’Assemblea regionale siciliana (questo il nome del Parlamento dell’Isola).

A un certo punto, senza clamore, Menallo ha abbandonato il ‘pianeta’ dei grillini. Oggi, a distanza di quasi due anni, siamo riusciti a fare quattro chiacchiere con lui. Per farci raccontare perché, a un certo punto, ha deciso di lasciare il Movimento 5 Stelle. “La mia non è stata una decisione affrettata, ma meditata – ci dice Menallo -. Dietro ci stanno precise motivazioni politiche e anche un approfondimento sulle vere radici di questa esperienza”.

Cominciamo con le motivazioni politiche.
“I primi dubbi abbiamo cominciato a nutrirli subito dopo le elezioni politiche del 2013. Dico subito che sono tra quelli che, nel 2013, si aspettavano una collaborazione, od almeno un confronto con l’allora leader del PD, Pierluigi Bersani. Quello che è successo allora è politicamente illogico. A meno che, come ora cercherò di illustrare, il tutto faceva parte di un disegno politico ben preciso”.

Cioè?
“Piano, andiamo con ordine. Come ho già accennato, eravamo in tanti, subito dopo le elezioni politiche nazionali del 2013, ad aspettarci un accordo con il PD di Bersani. Pensavamo: ci prendiamo due-tre ministeri-chiave e iniziamo a cambiare l’Italia dal di dentro. Se il PD si tirerà indietro, beh, i cittadini italiani capiranno. Invece che succede? Grillo e Casaleggio bloccano tutto. Nessuna trattativa con Bersani. Chiusura totale. Risultato: il PD finisce nella mani di Matteo Renzi, dopo l’accoltellamento alla schiena, nell’ordine, di Bersani e, poi, di Letta. E’ a questo punto che in tanti di noi comincia a maturare un retro-pensiero”.

Parla del “disegno politico ben preciso?”.
“Per l’appunto. Quando Renzi va al governo tanti di noi si chiedono: ma non siamo anche noi responsabili di tutto quello che sta succedendo? E che succederà?”.

E che risposta vi siete dati?
“Io la risposta me la sono data: Renzi è anche il frutto delle scelte politiche adottate dal Movimento 5 Stelle. Piaccia o no, Bersani è un uomo di sinistra. Moderato quanto si vuole, membro dell’establishment, ma di sinistra. Con lui si sarebbe potuto e dovuto discutere, si sarebbe potuto cominciare a strappare sovranità dal basso e costruire, nel frattempo, una classe dirigente giovane, pulita, consapevole e preparata. Con Renzi, come tutti hanno avuto modo di vedere, non si discute. Renzi agisce e basta. Dietro di lui ci sono i poteri forti che impartiscono ordini. E lui li mette in pratica, costi quel che costi. Con incredibili forzature sul Parlamento. Vedi Job’s Act e riforma a perdere del Senato, per citare solo due esempi”.

Riforma, o presunta tale, del Senato significa modifica della Costituzione.
“Per l’appunto. E lì c’è un atteggiamento incomprensibile da parte del Movimento 5 Stelle: non accettare di discutere sui cambiamenti della Costituzione. Errore gravissimo. Perché sulla Costituzione una forza politica non può scegliere di non dialogare, di rinunciare alla somma dei suoi voti con quelli di tutte le forze che ci stanno”.

Quindi lei pensa che l’irrigidimento dei grillini, alla fine, sia stato funzionale non tanto a Renzi, quanto ai ‘prodotti’ legislativi del renzismo.
“Ma questo non lo dico io: è un fatto oggettivo, sotto gli occhi di tutti”.

Poi che succede?
“Poi inizia la stagione delle espulsioni, che non si è mai fermata. Noi, in Sicilia, viviamo sulla nostra pelle l’espulsione di due senatori, Campanella e Bocchino, rei soltanto di aver rivendicato il diritto alla parola. Lo sapete perché Campanella viene messo fuori dal Movimento? Perché in un incontro con Grillo, questi gli dice, ad una precisa richiesta di confronto democratico: ‘Questa è tutta la democrazia che ci possiamo permettere in questo momento”. L’affidamento della linea politica del Movimento, in Parlamento, viene affidata ad un ex del Grande fratello (Rocco Casalino) con compiti di comunicatore. Un uomo che identifica la politica con la comunicazione, da cui provengono le varie gaffes sulla legge Bossi/Fini e su altri provvedimenti votati in commissione, se non addirittura proposti dai parlamentari stellati, smentiti da qualche uscita di Casaleggio o, peggio, con qualche post ‘apparentemente’ fuori luogo di Grillo. La linearità di comportamenti e l’indisponibilità a farsi manipolare dall’imbonitore delegato dai ‘capi’ gli costano l’espulsione. In tanti siamo sbigottiti, anche se cerchiamo di mediare prima che accada l’irreparabile, costruito a tavolino e pilotato da Milano, quartier generale delle società di Casaleggio. Restiamo ancora più sbigottiti quando i vertici del Movimento, sempre per bloccare il dissenso, mettono in atto una strategia ed una metodologia che definire staliniste è poco”.

Ovvero?
Guardi, l’espulsione dei senatori Campanella e Bocchino viene ‘decisa’ da undici persone del Meetup di Palermo. In quarantasette firmiamo un appello per difendere i due parlamentari. A questo punto il Blog di Grillo mette in campo un’operazione di censura impressionante, che fa seguito al nostro tentativo di …metterci una pezza (come potete leggere qui)  . Grillo sforna un comunicato ‘politico’ domenicale sul blog in cui afferma falsità come le mancate ‘restituzioni’ del 50 per cento delle indennità dei due senatori siciliani o la loro asserita ‘scarsa presenza sul territorio’. Falsissimo, perché sono gli unici che dedicano tutti i fine settimana, nessuno escluso, nonostante l’intensa attività parlamentare, a mantenere i contatti con le esigenze dei territori, sempre disponibili ad intervenire e dare una mano dove c’era una richiesta di aiuto e di presenza”.

Dopo questa vicenda succedono altre cose?
“Succedono tante altre cose. Il Muos di Niscemi, per esempio. Fino a una certa data, la lotta a questo strumento di morte, da parte dei grillini siciliani, è stata portata avanti con convinzione e impegno. Tra i parlamentati regionali ricordo la passione e l’impegno  di Giampiero Trizzino. Ad un certo punto, però…”.

Però?
“A un certo punto succede qualcosa. A Bagheria arriva Edward Luttwak, il noto politologo americano e consulente del governo USA. E la posizione del Movimento, sul Muos di Niscemi, cambia radicalmente”.

Che c’entra Bagheria?
“Bagheria è una cittadina siciliana particolare dove, da tempo, succedono tante cose”.

Si riferisce al fatto che è stato il luogo dove, a quanto si racconta, Bernardo Provenzano aveva posto la propria base operativa?
“Mi riferisco a questo, ma anche ad altro. Quando Luttwak arriva a Bagheria la città era stata a lungo ‘visitata’ da membri dell’establishment russo”.

Russi?
“Sì, i russi. Che giravano porta a porta proponendo affari, commercio e credito a volontà. Non dobbiamo dimenticare che i russi, grazie a Berlusconi, sono entrati in Sicilia, in particolare, a Gela ed in provincia di Siracusa. Ricordo che la Erg ormai parla russo con la Lukoil. Mi riferisco alla raffineria di Priolo ed alle connesse stazioni di servizio”.

Sta dicendo che Luttwak piomba in Sicilia per frenare l’espansione dei russi in Sicilia iniziata sotto il governo Berlusconi?
“Questo mi sembra un dato di fatto. Cos’è, infatti, oggi la Sicilia se non una grande portaerei americana? Penso a ciò che è visibile: Sigonella, Birgi, i droni ed il Muos di Niscemi…”.

In questo scenario Luttwak sistema anche la faccenda Muos di Niscemi?
“Di fatto è così. Il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, che nella campagna elettorale del 2012 era contro il ‘mostro’ elettromagnetico, dopo la sua elezione dichiara, addirittura, che il Muos di Niscemi è uno strumento di pace! Anche i parlamentari del Movimento 5 Stelle – parlo dei deputati del Parlamento siciliano, ma anche dei parlamentari nazionali eletti in Sicilia – si adeguano: basta lotta contro il Muos. Oggi del Muos i grillini non parlano più. Improvvisamente, nell’estate 2014, mentre il conflitto giudiziario volge a favore delle mamme anti-Muos,  passano ad occuparsi – parlo di Riccardo Nuti e di Giampiero Trizzino – delle cabine a Mondello… Al 29mo anno di una concessione trentennale… E non riescono neanche ad impedire la proroga legislativa sino al 2020”.

Insomma, niente più fastidi agli americani da parte del Movimento 5 Stelle.
Di fatto è così. A questo si aggiungono scenari finanziari, che coinvolgono Casaleggio, che portano sempre negli Stati Uniti (come potete leggere qui) (O come potete leggere anche qui) . Ecco, se mettiamo insieme gli scenari finanziari e il silenzio dei parlamentari sul Muos e, in generale, sulla militarizzazione della Sicilia, si capiscono tante cose”.

Si capisce che esiste un rapporto tra chi decide antidemocraticamente nel Movimento 5 Stelle e gli americani?
“Io, lo ribadisco, ne sono certo. Questo rapporto esiste. In politica esistono i fatti e gli atti parlamentari. Fatti e atti parlamentari dimostrano che, a un certo punto, l’atteggiamento dei grillini sul Muos di Niscemi e, in generale, sulla Sicilia muta. Un mutamento che coincide con la presenza di Luttwak in Sicilia e con un atteggiamento cauto, se non silente, sulla militarizzazione dell’Isola”.

Lei è stato critico anche sulla politica regionale?
“Certo che sono stato critico! Perché ho potuto appurare che i grillini mettono in atto il seguente schema: individuano e catalizzano le aree sociali protestatarie e poi le sterilizzano. Nessuna novità, per la Sicilia. Si tratta del vecchio gioco descritto da Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo: cambiare tutto per non cambiare nulla. Emblematica, al riguardo, la posizione assunta dai deputati grillini del Parlamento siciliano sulla class action sulla Formazione professionale portata avanti dal sottoscritto”.

La possiamo sintetizzare per renderla chiara a tutti gli italiani?
“Certo. In Sicilia la Formazione professionale è normata da una legge regionale, la numero 24 del 1976. Ebbene, dal 2008 al 2012 il governo regionale di Raffaele Lombardo e, dal 2012 ad oggi, l’attuale governo regionale di Rosario Crocetta, non applicano questa legge. Di fatto, con atti amministrativi hanno bloccato gli effetti di una legge. E questo il nostro ordinamento non lo consente. Da avvocato ho coordinato una class action contro l’amministrazione regionale per chiedere l’applicazione di questa legge”.

E supponiamo per chiedere anche i danni che sono stati provocati dalla mancata applicazione di questa legge.
“Esattamente”.

E che fine ha fatto questa class action?
“E’ stata depositata negli uffici del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Sicilia, a Palermo. Da un anno aspettiamo che venga fissata l’udienza”.

Alcuni sindacalisti hanno messo in giro la voce che lei avrebbe ritirato la class action…
“I sindacalisti che hanno operato nella Formazione professionale, nella quasi totalità dei casi, hanno venduto il futuro di migliaia di lavoratori ai governi regionali dal ribaltone di Lombardo in poi. Non mi stupisco che mettano in giro certe voci. Ma la class action, mi dispiace per loro, c’è. E aspettiamo che il TAR Sicilia- Palermo fissi l’udienza”.

Lei ha visto nascere il Movimento 5 Stelle in Sicilia. Anzi, è stato uno dei protagonisti. Cosa ne pensa oggi? E che fine farà?
“Penso male di quest’esperienza. Sono un uomo di sinistra e non condivido le ragioni imperialiste degli americani e della NATO. Non so nemmeno se in Sicilia i parlamentari si rendono conto di tutto questo. Penso che la classe dirigente che Grillo e Casaleggio hanno selezionato più con ‘provini’ (emblematica la ricerca di candidati che abbiano ‘attitudini’ e non ‘competenze’, cioè devono essere veloci nell’eseguire, ma non avere idee proprie, o se le hanno devono avere l’esigenza della pagnotta, sennò come li controllo?) che per caratteristiche di particolari competenze e dirittura morale non sia entusiasmante (in fondo anche un onest’uomo perché così dice il suo certificato penale può essere tale solo perché non ha avuto la ‘tentazione’ giusta ed è un potenziale ladro). Senza voler offendere nessuno, dico che Di Maio, alla fine, è solo un fuori corso in Giurisprudenza. In molti casi, si tratta di persone senza arte né parte che, alla fine, cercano di mantenere l’indennità parlamentare. Persone molto attente a non disturbare troppo i manovratori. Miserie”.

E sulla Sicilia in particolare che pensa?
“Insufficienti. Non è una compagine di grande spessore. Se penso a Giancarlo Cancelleri candidato alla presidenza della regione mi vengono i brividi. Con tutto quello che ha combinato all’Assemblea regionale siciliana da tre anni a questa parte, poi…”.

Si riferisce agli inciuci con il governo Crocetta?

“Mi riferisco agli inciuci sulla disastrosa legge sulla ‘presunta’ riforma delle Province, che è solo un papocchio. E mi riferisco a quanto accaduto negli ultimi giorni. Con chi vanno a stringere accordi per le presidenze delle commissioni legislative Cancelleri e compagni? Con le cameriere, cioè con le forze politiche che non hanno i numeri. Insomma, se devi fare gli accordi di potere – che secondo me non vanno fatti – falli almeno con il padrone di casa, non con le cameriere…”.

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