domenica 10 agosto 2014

L’infamia della circoncisione



So che alla fine di questo mese Sammy e suo fratello Odillon saranno sottoposti al tradizionale taglio del prepuzio, altrimenti detto circoncisione. Ma so anche che Odillon, che contrariamente a quanto detto in precedenza non ha cinque anni ma sei, o forse anche sette, alla nonna che lo metteva al corrente della cosa non ha risposto con un netto rifiuto, mentre Sammy, di soli tre anni, ha detto: “Tsy mety”, non è possibile. Di fatto, come ai cani una volta si tagliavano orecchie e coda (e in Madagascar lo si fa ancora) così ai bambini di una grossa fetta di umanità si taglia il prepuzio, operazione non esclusiva degli ebrei, quindi. Non c’è una data precisa per tale operazione e infatti a Beanjara, che vediamo in foto, anche lui di soli tre anni, gliel’hanno fatta sabato 9 agosto. Il padre, Refily, di etnia Masikoro, che domenica sarà nostra guida nella foresta, non aveva spiegato niente a suo figlio, che quando si è trovato nel dispensario di Mangily, sotto le mani del dokotera, il dottore, si è lasciato andare a un pianto disperato, tomany be, in malgascio. Prima il medico gli ha fatto un’anestesia direttamente sul pisellino e poi è passato all’uso delle forbici, badando a non tagliare più del necessario. In certi paesi africani, se l’incaricato alla circoncisione dovesse sbagliare amputando il piccolo glande, viene messo a morte. Per lo meno, è quello che ho sentito dire tempo fa. Si tratta quindi di un lavoro di alta responsabilità. 


Come facciano gli ebrei non so, ma presumo che ci siano delle cerimonie di contorno. Refily, essendo povero, non ha festeggiato come avrebbe voluto ma ha fatto eseguire la circoncisione senza tanti clamori. Vedremo a fine mese cosa organizzerà la nonna di Sammy e Odillon. Sarà per questa violenza subita nell’infanzia che ebrei, arabi e africani sono di carattere così litigioso? Ai nostri bimbi può capitare al massimo che gli gettino un po’ di acqua fredda sulla faccia, sopra il fonte battesimale, a meno che non si vogliano considerare rituali anche le vaccinazioni infantili, ma a questi poveri bimbi malgasci succede di peggio.

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