giovedì 14 dicembre 2017

Anche i questuanti hanno i loro magnaccia





Mesi di indagine voluti dall’assessore comunale alla sicurezza Carmela Rozza e condotti dall’ufficio Uci, coordinato dal comandante Marco Ciacci, hanno portato a chiarire, almeno in minima parte, la “nuova” figura dei mendicanti africani con il cappellino. Si tratterebbe di piccoli nuclei organizzati e coordinati. I questuanti sarebbero in realtà molto spesso in Italia da anni, a volte con permesso di soggiorno di lunga durata e un lavoro. Un fenomeno che sta diffondendosi in numerose città del Nord Italia. A Milano, quelli finiti sotto la lente della Polizia Locale, almeno 200, sarebbero tutti nigeriani sotto i trent’anni.



Chiedono soldi in centro, davanti ai negozi e ai supermercati, agli angoli delle strade. Affittano appartamenti in piccoli gruppi. Sarebbero “supervisionati” da loro concittadini impegnati ad allontanare eventuali altri questuanti come Rom e senzatetto e che inoltre vigilerebbero sugli orari di “lavoro”: dalle 7 alle 14 almeno, a volte fino alle 16. L’approfondimento è durato sei mesi, fra pedinamenti, fotografie e mappatura della città. I risultati sono stati depositati in procura nei giorni scorsi. “Il profilo dei giovani mendicanti che emerge è molto diverso da quello del disperato”, scrive Repubblica. “Molti dei ragazzi sono in Italia da anni, hanno permesso di soggiorno di lunga durata e un lavoro, spesso in nero. Alcuni parlano un buon italiano. E c’è chi in Italia ha mogli e figli, regolarmente iscritti a scuola.



Il sospetto della polizia locale è che i giovani nigeriani chiedano l’elemosina (da 30 a 50 euro a testa ogni giorno) per pagare un debito. “Potrebbe trattarsi delle spese del viaggio in Italia, per se stessi o per altri“, azzarda un investigatore parlando con Repubblica. Se davvero ci sia un racket alla base dell’elemosina organizzata lo stabilirà la procura di Milano. “In tanti mesi di indagine, però, non si è mai riusciti a documentare passaggi di denaro fra i semplici questuanti e i loro “coordinatori”.

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