martedì 8 ottobre 2013

Self-service per negrieri

 

La realtà quotidiana nel campo profughi di Shegherab è una lotta continua per la sopravvivenza: bisogna superare ogni notte senza che i predono vengano a bussare nella tua capanna. L’ultimo caso è di pochi giorni fa: quattro giovani eritree rifugiate in Sudan sono state rapite all’interno del campo profughi di Shegherab. Di loro non si sa più nulla. Tutto lascia credere che, come centinaia, forse migliaia di altri ragazzi, siano finite nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Di gruppi criminali i cui interessi e le cui basi operative vanno ormai dai confini settentrionali dell’Eritrea e dell’Etiopia fino al Sinai, alle soglie della frontiera con Israele. Proprio il campo di Shegherab, dal quale sono sparite le quattro ragazze è diventato una fonte inesauribile di rifornimento per il dilagante “mercato” di uomini e di donne. Anzi, forse la fonte principale, tanto da poter essere considerato una emergenza nell’ambito della già enorme, drammatica emergenza generale dei profughi e dei migranti che, in fuga dal Corno d’Africa, sono preda sempre più spesso di organizzazioni che sfruttano la loro disperazione, sequestrandoli e facendone degli schiavi. 


Una volta catturati, infatti, il loro futuro è segnato. Per liberarli i rapitori chiedono un riscatto enorme: negli ultimi mesi si è arrivati a 35-40 mila dollari, una cifra che equivale a più di una intera vita di lavoro nei paesi da cui provengono quei giovani, l’Eritrea soprattutto, ma anche l’Etiopia e la Somalia, dove il reddito medio non arriva a due dollari al giorno. Per chi non riesce a pagare non c’è scampo. Gli uomini sono venduti come braccia per il lavoro forzato a privati o ad aziende di pochi scrupoli. Per le donne va anche peggio: sono destinate a matrimoni forzati o, molto più spesso, al giro internazionale della prostituzione. Senza contare il rischio di finire nel mercato clandestino degli organi per i trapianti, offerti a pazienti di tutto il mondo da parte di cliniche compiacenti o che comunque non si fanno troppe domande sui “donatori”.
                                                                                                                                                 
Le responsabilità del regime Sudanese, che dovrebbe garantire la sicurezza nel campo profughi, sono evidenti ma pare che spesso accada il contrario. Ci sono poliziotti corrotti che vendono profughi prima della loro registrazione nel campo da parte degli operatori dell'UNHCR e sono molte le testimonianze di persone che denunciano di essere state ingannate da uomini in divisa della polizia. Invece di accompagnarli nell'ufficio del UNHCR li hanno venduti ai trafficanti, che si aggirano nei dintorni del campo, per individuare la preda facile, da portar via con la forza o con l'inganno, cioè con la promessa di un viaggio facile.

Facciamo appello alla Comunità Internazionale perché si faccia carico di questa emergenza umanitaria, 30 mila persone vivono in pericolo senza una sicurezza, senza la protezione che hanno chiesto all'UNHCR. Bisogna chiudere quel campo, evacuarli tutti in zone più sicure, dove è fattibile la possibilità di garantire la protezione internazionale a queste persone. Queste persone si sono affidate alla Comunità Internazionale, tramite l'Ufficio del UNHCR, è compito quindi della comunità internazionale di rispettare i suoi obblighi, di garantire la protezione e difendere queste persone da ogni attacco dei predoni e dei trafficanti di esseri umani e di organi.

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