sabato 10 dicembre 2016

Teste che minacciano di tagliare teste



“Dateci più soldi o vi decapitiamo”. È la protesta violenta di tre migranti, un nigeriano e due gambiani, in un centro d’accoglienza di Potenza. I tre sono stati arrestati venerdì scorso per tentata estorsione aggravata ai danni del responsabile della società che gestisce la struttura e per resistenza a pubblico ufficiale. Chiamata da alcuni dipendenti, infatti, la polizia è intervenuta durante la rivolta: i clandestini avevano chiuso in una stanza il presidente della società e un suo collaboratore chiedendogli il denaro (“alcune migliaia di euro”) che gli avevano visto maneggiare, come racconta La Gazzetta del Mezzogiorno.



“Mentre la Lucania viene letteralmente saturata di immigrati dell’Africa sub-sahariana, assolutamente non gestibili in termini di integrazione, alle zone elettorali di Marcelle Pittella spettano, invece, gli immigrati di lusso, quelli col titolo di studio”, accusa Francesca Messina, responsabile regionale dipartimento immigrazione Fdi-An Basilicata, che punta il dito contro il governatore della Basilicata, “È strano che Pittella faccia di queste discriminazioni tra immigrati di serie A e B, visto che solo pochi giorni fa il Presidente ha presentato il suo progetto per una mega-“baraccopoli” nel cuore della Lucania, per ospitare – così sembra – praticamente tutti gli immigrati che nessuno in Italia vuole più.




A Lauria vanno gli immigrati meno problematici, quelli che non fanno barricate e non sequestrano le persone (come accaduto a Sasso di Castalda e Potenza), e altrove vanno tutti gli altri?”.




Intanto, secondo l’Ansa, persino il Pd ha chiesto chiarezza: il deputato dem Giovanni Burtone ha infatti richiesto “al più presto una missione in Basilicata” da parte dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione ed espulsione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti e sulle risorse pubbliche impegnate.




2 commenti:

  1. ogni iniziativa imprenditoriale ha i suoi rischi

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    1. Al rischio della decapitazione eravamo disabituati. Da qualche secolo.

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