domenica 22 agosto 2021

La ciclicità della Storia


Testo di Maurizio Tangari

Il green pass è facoltativo, come lo era la tessera del partito fascista. "Dal 1938, la mancanza di iscrizione al partito comportava l'impossibilità di accesso al lavoro e pesanti sanzioni per quegli imprenditori che decidessero di assumere un dipendente che ne era sprovvisto." Guarda caso era verde anche quello.

34 commenti:

  1. Quindi sarebbe stupendo vedere Draghi a testa in giù. Una vita da porco ed una fine da prosciutto.

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  2. ... notizia incompleta ed in parte falsa; la tessera poteve essere utile se uno voleva entrare nell'amministrazione pubblica ma, mio nonno e tutti i suoi colleghi che lavoravano nel privato in tutta la penisola, non l'avevano.
    Caso mai, nel dopoguerra, ne servivano a seconda delle regioni almeno due/tre: della DC, del PCI e, a volte del PSI ... in Liguria in generale e a Genova in particolare, se non avevi quella del PCI, al 95% eri fottuto ... mio padre, per non piegarsi ha rischiato più volte le botte ... quelle dei "valori del 25 aprile"
    un saluto
    Piero

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    1. Conservo una foto dei miei nonni materni, Attilio ed Ernesta, entrambi maestri elementari, con addosso la divisa del partito fascista.

      Non ho mai appurato se fossero stati costretti ad iscriversi al partito se volevano lavorare perché il primo è morto suicida quando avevo 4 anni, mentre sua moglie è morta quand'ero adolescente.

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  3. Allora visto che sputare sul Fascismo e su quello che e'stato
    va di moda
    dal momento che sui vinti e'd'obblogo sempre scaricare tutte le colpe voglio chiedervi quello che ho chiesto ad un australiano,
    la stessa riflessione l'avevo formulata ad un tedesco CAGA CAXXO di Norimberga che mi dava a me del Razzista il colmo dei colmi solo xche me la prendevo con i Nasoni, se la prendeva per delle Inezie all'australiano del Queensland che pure lui storceva il naso ho detto che
    " il corno d'aftrika ai tempi del DUCE era in mano agli italiani ora lo stesso corno d*Africa oggigiorno e*diventato il posto più povero del mondo ( il corno d*Africa e*la zona che comprende Eritrea Somalia Etiopia) ,
    Morale : siamo sicuri che se fossero rimasti
    i Fascisti a quest ora questi popoli sarebbero rimasti così con le pezze al culo ?
    Ci sta un video che ho gia suggerito di vedere tempo fa " Asmara piccola Roma video"
    L'unico errore fatale capitale del DUCE è di Hitler e*stato quello di pensare di poter vincere contro gli ebrei,
    era impossibile ed e'impossibile,
    Gli ebrei possiedono tutto hanno il monopolio di Tutto l'unica cosa da fare sensata è 'come dice l*anonimo non partecipare al gioco, intendo l' anonimo al Quale Freeanimals ha cancellato il commento per chissà quali motivazioni ( forse di gelosia da parte di Sdei il veterano del Blog detto Il pompa a lui piace presentarsi anche nello scritto in pompa magna )

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    1. Citazione:

      "al Quale Freeanimals ha cancellato il commento per chissà quali motivazioni"



      La motivazione è di tipo educativo.

      Imparerà l'Anonimo a scegliersi uno straccio di nick name o è una testa di legno? Glielo dica anche lei di scegliere un nome.


      In quanto alla sua ipotesi sul Corno d'Africa, posto che la Storia non si fa con i..."se", va detto che recentemente lo Zimbabwe governato dal bianco Jan Smith era il paese africano più florido, ma una volta decaduto il presidente bianco l'intero paese è precipitato ai livelli più bassi della miseria.

      Il problema degli africani probabilmente è che non sanno organizzarsi. Devono porre rimedio a millenni di vita selvaggia con economie di mera sussistenza.

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    2. il periodo Mussoliniano va criticato per quello di male che ha fatto specialmente per superbia. Nasce dalla disfatta economica della prima guerra mondiale ( seppur vincitrice) e a Versailles l' italia viene trattata da cenerentola liquidandola con un tozzo di pane .
      IL balengo Re Toiu... quel nanerottolo frutto di incesti e accoppiamenti consanguinei geneaolgici dei Savoia non meritava di piu'e neanche ambiva al benessre del popolo . Gli bastavano le collezioni di fracobolli ed una macchina fotografica per sentirsi arrivato ( come il nonno per la caccia e la gnocca ).Mussolini armato di buoni propositi , fin dal primo giorno fa passi falsi mettendosi nelle mani della grande industria dalla quale verra' sempre pilotato. poi la cazzata dell'AFRICA... che di seguito esporro' a rate....

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    3. Lei Sorag ( si dice così topo dalle mie parti) trancia dei giudizi non considerando che le testimonianze possono essere mendaci farlocche fasulle o anche estorte o anche inventate per Fare soldi
      tipo le testimonianze stile Fantasy dei Sopravvissuti all'Olocausto non ci stava una testimonianza che combaciasse all'altra tutte palle inventate di sana pianta sul momento , esempio : se lei chiede la testimonianza a uno come Grandi O uno come Ciano Galeazzo o a un De Bono o a un bottai ecc ecc su chi era Mussolini cosa si crede che le rispondano o risponderebbero se fossero qui oggi , questi erano dei Traditori dei Giuda o degli scappati in Argentina allora Tanto vale chiedere a Maugeri noto traditore ammiraglio che tradì vergognosamente L'Italia solo che per i Traditori dell'Italia non vi fu nessuna punizione anzi al contrario vi furono medaglie encomi riconoscimenti da Parte degli americani,
      Pure De Gasperi quel Giuda a Parigi si sarebbe meritato la ghigliottina per il discorso da traditore che tenne di fronte ai vincitori e invece e'passato alla storia per essere uno Dei più grandi presidenti

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  4. Gli italiani in Etiopia: l'uso dei gas,
    di Giovanni De Luna

    LE grotte si aprivano nelle rocce sulla destra del fiume profonde, inaccessibili. Per stanare i guerriglieri occorreva penetrare in stretti cunicoli dove poteva passare un uomo alla volta, facile bersaglio dei difensori. Si decise di inondarli di gas velenoso. I risultati furono definitivi e terrificanti. «28 marzo 1936... Sono stato a visitare i campi di battaglia che si trovano nei pressi di Selaclacà... ciò che mi ha fatto maggiore impressione è stata la vista di un gruppo di abissini morti in una specie di caverna, ben nascosta, che sembrava un infido nido difficilmente scovabile. Sono in tutto nove giovani vite, e sono abbracciate, o meglio afferrate una all'altra in una stretta disperata: il loro atteggiamento, le loro posizioni, e quel loro aggrapparsi alla terra o al compagno, mostrano evidente che morirono nel momento istesso che tentavano di fuggire disperatamente alla morte certa; e caddero così... come se in quel momento un fulmine li avesse improvvisamente e per sempre fermati e fotografati...». Non sono le grotte di Tora Bora: siamo in Etiopia, nel 1935 e la testimonianza è quella di un soldato italiano, Manlio La Sorsa, impegnato nella guerra scatenata dall'Italia fascista contro il regno del Negus. Pure, le grotte, le armi terrificanti, e soprattutto quei corpi avvinghiati nella morte ci restituiscono il fondo destoricizzato che ogni guerra porta con sé: dall'Etiopia all'Afghanistan, dal 1935 al 2001, in un tempo e in uno spazio radicalmente diversi, sembra che alla fine tutto si riduca a una ciclica ripetizione di gesti, a un frenetico andirivieni tra il morire e dare la morte. Quella guerra il fascismo la vinse soprattutto grazie alla superiorità tecnologica, all'uso di armi e di tecniche militari terribilmente distruttive (i bombardamenti aerei, i gas) anticipando una delle configurazioni tipiche delle guerre postnovecentesche in cui - («guerra del golfo», Kosovo, Afghanistan) - il confronto è tra uomini e macchine, con ordigni sofisticati che riescono quasi ad azzerare le perdite nel proprio campo. La testimonianza del soldato italiano si presta anche a altre letture più interne alla nostra storia, che chiamano in causa «nodi» irrisolti della nostra memoria collettiva su cui vale la pena riaccendere i riflettori del dibattito storiografico.

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  5. Quella di La Sorsa è infatti solo una delle tante voci raccolte in un libro appena uscito di Nicola Labanca (Posti al sole. Diari e memorie di vita e di lavoro dalle colonie d'Africa, Museo storico Italiano della Guerra); un'antologia di grande efficacia che, per la prima volta, ci restituisce nitidamente gli aspetti soggettivi e autobiografici del nostro passato coloniale, di quell'inseguimento «al posto al sole» che si protrasse ininterrottamente fino alla metà del Novecento. Labanca ha pazientemente raccolto lettere, diari, carteggi e memorie sparse in vari archivi (il fondo più consistente è quello conservato nell'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano), una documentazione straripante che lascia affiorare l'intero universo di quelle centinaia di migliaia di italiani che - tra il 1882 e il 1943 -, in Eritrea, Libia, Somalia, Etiopia, furono coinvolti nel nostro «sogno africano». Per la maggior parte si tratta di scritti di petit blancs; non i diplomatici, quindi, non i militari, non quelli che andarono in colonia per assumere cariche istituzionali e amministrative o per investire grandi capitali, ma tutta la massa di quelli «che si mossero portando con sé solo se stessi e al massimo le proprie famiglie, con l'ausilio solo delle proprie braccia da lavoro o del proprio modesto titolo di studio, contadini, piccoli commercianti, microimprenditori».

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  6. ». Furono l'assoluta maggioranza dei nostri coloniali; ai Censimenti del ventennio risultavano infatti solo un 2% di possidenti e imprenditori e un 5% di professionisti; per il resto, furono in gran parte i ceti medi a lasciarsi coinvolgere nei nostri progetti di dominio coloniale: in Africa cambiarono il loro nome - diventando petit blancs, appunto - ma non la propria condizione sociale. L'eccezionalità di questa documentazione sta proprio nella sua provenienza: tradizionalmente i ceti medi costituiscono un universo sociale amorfo, abituato a lasciare scarne testimonianze della sua «piccola storia», pronto a delegare il proprio protagonismo ai poteri forti che costruiscono la «grande storia». Qui, invece, è come se l'enormità dell'avventura africana ne stimoli i ricordi, li solleciti a rompere la crosta del loro tradizionale riserbo per lasciare liberamente fluire passioni, invettive, recriminazioni, entusiasmi, nostalgie. Lungo questo percorso si incontrano testimonianze che si limitano ad aggiungere particolari inediti a quanto già si sapeva: ad esempio, il nesso ideologico tra le leggi contro gli ebrei del 1938 e la pratica di separazione razzista nei confronti della popolazione indigena avviata nei possedimenti coloniali, in particolare nell'Etiopia appena conquistata. Così, i ricordi di Arthur Journò ribadiscono questo collegamento. Siamo nel 1938 e Journò è un giovane ebreo italiano che vive a Tripoli. Il Governatore della colonia, Italo Balbo, ordina agli ebrei di tener aperti i loro negozi anche il sabato. Ovviamente i negozi restarono chiusi. A quel punto i fascisti prendono dieci ebrei libici e decidono per una loro pubblica fustigazione: «in mezzo alla piazza alcuni genieri dell'esercito avevano eretto un palco abbastanza alto proprio per dare la possibilità a tutto il popolino di godere dello spettacolo... non so dire quante frustate ogni condannato ricevette, tenni gli occhi chiusi e sentivo solo i lamenti e i battiti delle mani della gente che gridava piena di odio».

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  7. Altre testimonianze ribadiscono stereotipi razziali, con particolare riferimento alle donne, («Entrando, l'ingresso è squallido e umido. Un odore strano di erbe e di altre sostanze non definibili fluttua qui dentro; le abitatrici si avvicinano curiose, timide e sorridenti. Sembrano tante bestie rare...», Unno Bellagamba, 1935) che esaltano la natura ferina delle popolazioni nere, in un misto di disprezzo e timori ancestrali. In quasi tutte domina poi un'autorappresentazione fortemente segnata dalla propaganda colonialista, in particolare - per quanto si riferisce all'Etiopia - di quella fascista, segnata dal trinomio «Dio, Patria, Famiglia»: «Dio, andare in Africa significava evangelizzare, essere missionari, pionieri in terre sconosciute e abitate da popoli primitivi; Patria, assicurare al proprio paese le materie prime, il lavoro e la possibilità di emigrare, accrescere il prestigio del nostro popolo; Famiglia, una via più breve e più sicura per realizzare i sogni della famiglia, significava trovare un impiego al termine della campagna della conquista coloniale, nella stessa terra africana per la quale avevo arrischiato la vita», (Angelo Filippi, 1935). Sotto queste esplicite intenzioni affiora, però, anche una realtà diversa, quasi che quei documenti alla fine parlino «malgrado se stessi». Certamente in essi incontriamo la guerra, la dimensione epica del «mal d'Africa», l'orgoglio di sentirsi allo stesso tempo italiani e conquistatori; ma incontriamo anche la vita quotidiana, le abitudini e le relazioni sociali, mode e comportamenti collettivi e - soprattutto - il lavoro, tanto lavoro. Camionisti e braccianti, coloni agricoli e commercianti, piccoli artigiani e impiegati, per tutti la vita in colonia è essenzialmente il lavoro, la fatica, il confronto assiduo con una natura sconosciuta, poche volte apprezzata per la sua bellezza, più spesso maledetta per le sue asperità. La centralità del lavoro toglie, alla fine, ogni epicità a quei ricordi e ci consegna una delle chiavi per spiegare il «mistero» del loro inabissarsi fino a scomparire dalla nostra memoria collettiva. Per i petit blancs italiani la fine del sogno africano coincise, infatti, con la rovinosa sconfitta militare dell'Italia fascista. Il loro ritorno in patria fu traumatico.

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  8. Nella nuova Italia repubblicana non c'era più nessun posto al sole da magnificare e difendere. I neofascisti tentarono di cavalcarne recriminazioni e rimpianti. Anche la Dc lo fece, in un modo tipicamente democristiano, alimentando cioè una politica puramente assistenziale, con una legislazione che soddisfaceva tutte le loro richieste economiche, rifiutandone però la dimensione ideologica e revanscista; si assicurò i loro voti, se non la loro riconoscenza. Alla fine, quando smisero anche di essere un serbatoio di voti, la loro memoria divenne solo un oggetto storiografico da studiare.

    Ma sapete cosa hanno fatto gli ita"g"liani a FALLUYA ??
    antro che nassirya..

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    1. Visto che e'un esperto dell'argomento conoscerà questo sito che e'un vero bosco di fragole digiti
      " archive.org" una volta li'digiti "il sangue di israele" ecco alla fine della paginata ci sta chi scritto "uploaded labaros" su labaros troverà centinaia di libri gratis su leon degrelle ( milita) mussolini farinacci ecc ecc

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    2. non si tratta di essere esperti , si devono leggere e studiare ( non a scuola ovviamente )tutte le testimonianze e le relazioni di chi fa della verita' un valore assoluto che e' esattamente l' incontrario della menzonia.. a cominciare dalla Menzogna di ULISSE..

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    3. Ehhhh. Ma se lei si fida... Io non lo farei c'è da rischiare di prendere delle sonore cantonate poi ci si pente
      per essere stati troppo frettolosi nell*arrivare precipitosamente a conclusioni errate,
      Io le testimonianze dirette i testimoni integerrimi o i racconti circostanziati li evito come la peste non mi fido a naso mi sanno d'impostura,
      La Giudaglia corrompe con 2 lire tutti quanti,
      I soldi rendono corruttibili tutti quanti

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    4. Sed Vaste domenica 22 agosto 2021 18:30:00 CESTe del suggerimento ..interessantissimo argomento storico.

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  9. Maestro Sed, sappia che il Farinacci è il mio ras preferito!!!
    Veemente, radicale, fedele alleato del Nazionalsocialismo, antisemita di ferro.

    Sabrina

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    1. Allora vada su "archive. org" e digiti "Roberto Farinacci" ci sta "la rivoluzione fascista" in pdf gratis ci sono rimasto male per come scrive bene,
      porca vacca! STO amputato scriveva veramente bene

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  10. ... suggerisco la lettura del libro: Bugie Coloniali di Alberto Alpozzi; leggende, fantasie, e fake news sulo colonialismo italiano ... frutto di ricerche durate anni, non opuscoli scritti facendo copia incolla da wikipedia
    un saluto
    Piero

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  11. Sed Vaste : allora delle testimonianze alla cronaca giornaliera giornalistica e televisiva non do peso per non dire che me ne sbatto i coglioni. .Do peso alle testimonianze reali di un internato ad Auschwitz che e' lo zio di mia moglie . Tutte le baggianate dette sul campo di lavoro le ha mai viste. gli hanno proibito di raccontarlo e gli hanno fatto perdere il lavoro poiche' insisteva , E non basta , la sua fidanzata poi diventata sua moglie fu stuprata dai porci e luridi schifosi yankees dopo lo sbarco in Normandia mentre lui era ancora ad Auschwitz. Si siamo incontrati tre volte a Colleville sur Mer, e ci siamo fatti 4 risate alla faccia di quelli sporchi di merda e figli di troie americane. Una cosa certa: da quelle parti e da tante altre se parli inglese sei fottuto. gli inglesi rarissimi camminanp rasi al mutro col la faccia terra..e non ti dico della scena a cui assistetti davanti ad un ristorante in Corsica ,
    (ALGAJOLA' ) dove degli inglesi pretendevano di poter entrare....sai gli UOMINI con le palle esistono ..

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    1. Anche uno dei miei nonni era a buchenvald e in altri 2 o 3 campi di concentramento prigioniero e non mi ha mai parlato di Tedeschi che lo picchiavano o di ebrei che morivano mai,
      Anzi provava ammirazione per i tedeschi severi ma corretti,
      Quelle delle camere a gas e dei pestaggi sono tutte cazzate dei Vincitori per diffamare gli sconfitti,
      Gli ebrei sono i padroni della menzogna lo sanno tutti ormai digitate
      "roger dommergue lettera a Spielberg termometro politico " quest'ebreo ha chiesto in una lettera spedita a Spielberg il regista di smetterla di mentire e di fare film sull'olocausto truffa mai avvenuto

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    1. D'incantatori e santoni siamo già a posto passi un altro giorno siamo al completo qui Abbiamo il Maestri Sdei basta e avanza lui come sedicente Guru

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    2. @Din Don Sed Vaste,

      se proprio DEVI chiamarmi in CAUSA, almeno SCRIVI in maniera giusta il mio TITOLO "onorifico", datomi dai miei amati "stagionati" CORSISTI, ed è leggi sotto !

      SDEI
      (Il MESTRI)

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    3. "Mestri"?
      Che diamine di lingua è?!
      Ladino??

      Sabrina

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    4. Esatto!

      In Friuli c'è la più alta concentrazione di persone che parlano la lingua ladina.


      Vi sono isole alloglotte dello stesso idioma in Veneto e in Trentino Alto Adige, specie in Val Badia.

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    5. @Sabrina,

      è proprio come scrive Freeanimals la LINGUA friulana è neo-latina, pur con delle declinazioni poi dialettali, ti dirò di PIU' visto che hai scritto che la tua ORIGINE è del SUD TIROL;

      il tuo ANTAGONISTA(ME) informatico è cresciuto ed ha avuto la sua RESIDENZA per 30 anni, nella magnifica
      città MITTELEUROPEA ed ex AUSTROUNGARICA di TRIEST (tedesco)-TRIESTE(italiano)-TERGESTE(romana);

      pertanto con l' AUSTRIA abbiamo da SEMPRE un legame molto particolare, infatti mi pregio di AVERE tanti conoscenti e AMICI, sia in CARINZIA che in STIRIA;

      tutt' ora abbiamo in atto poi tanti GEMELLAGGI tra diversi COMUNI, sia friulani che giuliani con quelli austriaci in generale ma anche con quelli sloveni;

      la città di VERONA la conosco poi molto BENE avendo preso uno dei 3 diplomi di specializzazione, e mi SONO anche fatto le OSSA, nella più importante COOPERATIVA ORTOFRUTTICOLA, di TUTTA la PROVINCIA di VR, il C.O.Z di ZEVIO che forse conoscerai;

      come leggi SONO molte i FATTI e COSE che abbiamo in COMUNE, salvo le nostre SIMPATIE politiche e quelle religiose, il tuo GESU' predica la SELEZIONE, il mio CRISTO predica invece la COMPASSIONE !!!

      Ad majora

      SDEI
      (Il MESTRI-filo austriaco)

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    7. @Anonimo=Nessuno=00=Cloca;

      certamente che mi ricordo di te, sei il più "disgustoso" ESSERE di FOGNA mai conosciuto, degno COMPARE di EPISTEIN & Co.;

      ma forse neanche ti rivolgevi a ME, ma di sicuro al tuo "degenerato" fratello GEMELLO, VADE RETRO SATANA!!!

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