martedì 7 marzo 2017

Colloqui con il gallo


Sto scrivendo sotto l’influenza di un bellissimo film che avevo già visto un paio d’anni fa ma che ho rivisto poco fa, sul PC, perché prima della mia partenza per il Madagascar un amico me ne ha scaricati una caterva su un hard-disk. Sto scrivendo anche – lo confesso – sotto l’influenza di due bicchieri di vino bianco che ho aperto oggi e che hanno la loro importanza in fatto di creatività letteraria. Il film s’intitola “Her”, Lei, in italiano, e parla di intelligenza artificiale. Ma parla anche della solitudine dell’uomo moderno, che forse è alla base di molte tragedie e infelicità di cui narrano le cronache. Io in questo momento non posso dire di essere infelice, ma di essere solo sì. Nel senso che Tina è andata a fare business e Annika non è ancora tornata da scuola. Un momento magico in cui sono solo con me stesso, seduto sotto un mango, circondato da fameliche galline e da un gallo prepotente che mi ha scambiato per il suo distributore di cibo di fiducia. Io do alle galline del vicino, che passano tutto il loro tempo nel mio cortile, pane a pezzettini, ma solo quando ne avanza.



Ad ogni modo, il film parla dell’insostituibilità dell’essere umano come destinatario delle nostre relazioni interpersonali. Con i software dell’I.A. non è possibile. Non funziona. Nel mio caso, non funziona nemmeno con le persone reali, con donne in carne ed ossa. E non sto parlando di Tina in particolare, ma di tutte le altre, una lunga lista che non sto qui a menzionare e che sono la storia ufficiale del mio passato. L’uomo nasce solo, vive solo e muore solo. Ogni altro tentativo per contrastare questa legge universale è un palliativo. Il matrimonio è un contratto sociale, l’innamoramento è un inganno dell’evoluzione, per chi crede all’evoluzione. Io sono qui, guardo le nuvole, gli uccelli che solcano il cielo andando da una parte all’altra degli orti e delle case, con destinazioni che solo loro conoscono, aspetto che le due donne, madre e figlia, rientrino a casa, avvicinandosi l’ora che volge al desìo e ai naviganti intenerisce il core. Medito. Rifletto.





Penso agli Anunnaki che ci hanno dato parte del loro DNA, rendendoci scimmie speciali, fragili ed esigenti. Penso che se amiamo il vino è per colpa loro, visto che le bevande fermentate sono contro natura e gli scimpanzé non le bevono. Penso che a Geova, quel farabutto di cui sappiamo di più rispetto ai suoi colleghi astronauti, piaceva il vino rosso e la carne. E questo rende la lotta degli animalisti contro il carnivorismo vana. A me piace anche il vino bianco e non mi lamento. Della carne faccio a meno. Non so cosa Tina voglia cucinare stasera per cena, e non me ne curo. Forse le sentirò perché non ho acceso la “fatapera”. Non importa. Non ho voglia di sporcarmi le mani di carbone. Rifletto sul destino dell’uomo e sulla sua solitudine, riflesso della mia solitudine. Assaporo il vino di Fianarantsoa, le ultime gocce. Tengo lontano l’astuto pennuto e aspetto che le due donne, madre e figlia, ritornino all’ovile. Sono sereno, quasi felice, e non mi serve altro. Il “mio” gallo è molto intelligente e non credo che sia intelligenza artificiale.

8 commenti:

  1. he he...in vino veritas......

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    1. Certi poeti maledetti dell’Ottocento bevevano assenzio prima di mettersi allo scrittoio per produrre testi poetici e letterari.
      Nell’epoca della “Beat generation”, negli USA, alcuni scrittori mangiavano i funghi sacri degli sciamani, ma non so se scrivessero sotto la loro influenza. Presumo di sì.

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  2. Lettrice di Recente Datamartedì 7 marzo 2017 19:58:00 CET

    Concordo, Her è un bellissimo film. Io lo vidi quando uscì nelle sale. Poi l'ho rivisto altre volte, in lingua originale (che è sempre meglio del doppiaggio). E Phoenix è un ottimo interprete, in tutti i suoi film. Mi aveva lasciato una certa tristezza e amarezza, cosa sempre bella.
    Buon proseguimento

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    1. C’è anche un altro messaggio sfumato, oltre all’inadeguatezza dei computer in fatto di sentimenti umani e alla solitudine dell’uomo, ed è il transumanesimo. Gli O.S. (sistemi operativi) a un certo punto decidono di lasciare questo mondo, per infilarsi in qualche altra dimensione. E’ esattamente ciò che i transumanisti prospettano ed auspicano per gli esseri umani, sotto forma di mente separata dal corpo.

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    2. Lettrice di Recente Datamercoledì 8 marzo 2017 11:10:00 CET

      Vero. Intelligenza artificiale in auto-evoluzione, transumanesimo, nanotecnologie applicate e codificazione mappata di cervello e "coscienza" potenzialmente trasferibili... Sono tutti argomenti sopra i quali nei prossimi decenni vedremo molte discussioni e progetti. Argomenti interessantissimi, ma al tempo molto inquietanti, secondo me. L'uomo che crea dal nulla nuovi orizzonti, sostituendosi definitivamente alla natura stessa, che ha superato da un pezzo. Oramai l'uomo è una costruzione artificiale che ama circondarsi dei suoi stessi artifici. Questo è positivo in parte, chi non fa tesoro del progresso avanzato che ci solleva da molte incombenze? Ma ha i suoi risvolti negativi, dipenderà dalla volontà umana, fino ad un certo punto, poi non so.
      Anche perchè sulla Terra siamo davvero in troppi... Temo per il futuro e per come queste "armi evolutive" possano essere usate. Conoscendo la brama umana.
      Scusa la divagazione, buona vita.

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    3. Le divagazioni qui sono ben accette.

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  3. Eppure, Roberto, quell'inganno che chiami donna e innamoramento lo continui a seguire. Come ben sai, a volte prima della rotta serve il vento... a presto.

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    1. L’inganno non è limitato alla donna e all’innamoramento. L’inganno è globale, viviamo dentro una Matrix, non si scappa e quindi meglio cercare quegli inganni che ci rendono (illusoriamente) felici. Di più non so.

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