lunedì 6 marzo 2017

La povera Giorgetta


Una delle libertà che in Madagascar posso permettermi di prendere è quella di fotografare persone con difetti e malformazioni fisiche. Lo faccio con il massimo rispetto e lo faccio da anni. Loro sono ben contente di ricevere l’obolo che tengo in mano e che faccio vedere mentre gli chiedo l’autorizzazione a scattare alcune foto. Ieri, durante una gita al fiume Fiherena, stavo ritornando verso il ciclo-poussy dove Tina e il conducente mi stavano aspettando, quando sento la mia compagna che mi chiama e mi dice di fare presto. C’era una macchina fuoristrada che si era fermata nei pressi e mandava musica a tutto volume, come spesso capita in Madagascar, e pensavo che l’oggetto di interesse fosse su quella macchina. E invece, allontanatosi il 4x4, Tina richiama indietro un gruppetto di fanciulle vestite a festa, che erano di ritorno da qualche funzione religiosa. Tra loro, Giorgetta, con l’occhio destro molto più grande di quello sinistro. Sui dodici anni, timida e apparentemente ben inserita nel gruppo delle coetanee, con un libretto di canti religiosi in mano. Tiro fuori 1.200 ariary e chiedo a Tina, che se ne stava seduta all’ombra sul ciclo-poussy, se avesse ancora spiccioli. Non avendoli, mi accingo a ritrarre la piccola Giorgina. Poi le chiedo: “Ino nara nao?”, come ti chiami? Lei mi dice nome e cognome per esteso, timidamente. Ci metto un po’ per capire che “Zorzetti” stava a significare Giorgetta. Le porgo il denaro alla maniera dei malgasci, con la mano sinistra che tocca il polso di quella destra, in segno di rispetto. La ringrazio e lei si allontana. Siccome al nostro bicitassista non andava di finire la coca cola in bottiglia che gli avevamo dato, richiamo indietro la ragazzina e le do la bottiglietta. Al conducente poi gli abbiamo preso una bottiglia grande di “Bon bon des anglais”, per lui e la sua famiglia.




Giorgetta era lusingata e contenta. Allontanandoci dal luogo, uno spiazzo sulle rive del fiume, ho chiesto a Tina se si trattava di tumore, ma secondo quanto la ragazza le aveva rivelato era solo una malformazione che Giorgetta si porta dietro dalla nascita. Constatato tristemente che i suoi genitori mai e poi mai avranno i soldi per portarla a Tanà ad operare, né tanto meno alla Reunion dove ci sono ospedali moderni essendo territorio francese, la seconda considerazione che ho fatto ad alta voce è che, una volta raggiunta l’età da marito, Giorgetta non potrà trovare nessuno che la sposi. Ma Tina, ottimisticamente, si è detta sicura che troverà un uomo che abbia, a sua volta, un qualche difetto fisico, un piede valgo, tutti e due, un braccio paralizzato o una qualsiasi deformità di quelle che infieriscono sulla razza umana. Sul piano sociale, da tempo mi chiedo quale tipo di aiuti vengano dallo Stato a persone invalide, ma finora questa è una curiosità che è rimasta insoddisfatta. Molte persone che nascono con malformazioni, o che subiscono incidenti deformanti, finiscono per diventare mendicanti, specie se vivono in città. Quelli che vivono nelle campagne sono accuditi dalla famiglia e vivono la loro vita quietamente, nella rassegnazione. Non vengono mandati ad elemosinare e riescono in qualche modo a sopravvivere, grazie all’abnegazione dei familiari. Giorgetta è una di questi. Probabilmente, lei e la sua famiglia trovano conforto nella religione, grande stampella dell’umanità. Il prete intanto, che era alla guida del fuoristrada, ha capito che se vuole portare le pecorelle all’ovile della Chiesa deve girare con le casse stereo sul mezzo e mandare musica a tutto volume, di quella ritmica che piace tanto ai giovani. Sicuramente, anche a Giorgetta piace la musica del suo paese, ma dubito che andrà mai in discoteca. Mentre la fotografavo, ha sempre tenuto lo sguardo basso.

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