Testo
di Adamo Creato
Sono
un ragazzo romano di 28 anni che non si è fatto mancare nulla. Vivendo in
perenne atteggiamento di ricerca, non riesco a farmi bastare un “è così…
punto”. Cerco continuamente i motivi delle cose della mia vita. Ho iniziato a
sentire il SSA (same sex attraction) quando ero impegnato già da tempo ad
esplorare la sessualità con le ragazze. Presto ho capito che il mio aspetto
fisico risultava molto attraente agli occhi delle ragazze e di questo mi
sentivo fiero. Ho iniziato ad accorgermi, però, che quell’ascendente lo avevo
anche sui ragazzi omosessuali e… ho provato. Da quel momento qualcosa è successo
nel profondo di me stesso, tanto da crearmi una dipendenza, finché quasi non
distinguevo più se il partner sessuale col quale mi intrattenevo era un uomo o
una donna.
Sono
entrato con tutti e due i piedi nel “mondo gay”, in quello delle amicizie, del
“sesso creativo”, delle sostanze, dei locali, del linguaggio “da gay”,
dell’attivismo. Ho abbracciato ipso facto il “gay pensiero” secondo il quale
“gay è meglio” attraverso un indottrinamento sistematico indirizzato al
raggiungimento dello status di “gay risolto” ovvero del gay orgoglioso
d’esserlo, che ha terminato il processo di accettazione di se stesso quale
esponente di un genere sessuale perfettamente autentico e naturale. Ero (e
sono) cattolico ma preferivo stordirmi piuttosto che pensare, e abbandonai la
fede.
Però
non si scappa: puoi nascondere anche l’evidenza ma quel nodo che hai dentro, se
non cerchi di scioglierlo, continua a stringere finché si palesa dolorosamente.
E fu così che mi accorsi che quel mondo che stavo vivendo come una sorta di
terra promessa non dava nessuna risposta alle mie questioni vitali. Ho iniziato
allora ad approfondire. Ho voluto capire me stesso, capire perché, nonostante
avessi tutto, in realtà rimaneva solo un vuoto interiore, un’insoddisfazione
che gridava vendetta. Ingaggiai la ricerca spasmodica di tutto ciò che poteva
darmi delle risposte. Ho studiato approfonditamente tutto ciò che c’era da
approfondire: dalla storia del movimento di liberazione omosessuale, al
magistero della Chiesa cattolica, dalla GAT (Gay Affirmative Therapy) alla
Terapia Riparativa di Joseph Nicolosi. Ho studiato, partecipato a convegni,
approfondito, discusso, contestato. Sono passato e ripassato attraverso molti
stadi: andavo e venivo da diverse convinzioni. Passavo dal sentirmi con tutte
le mie forze un “orgoglioso finocchio” alla convinzione di essere totalmente
schiavo delle mie passioni. E continuavo a cercare, studiare, approfondire,
discutere, litigare… perché nulla mi dava mai una risposta che stimolasse il
mio primo passo verso una direzione (“sono e voglio essere gay“) o l’altra
(“provo attrazione verso persone del mio stesso sesso ma questo non mi rende
felice e non lo desidero più“).
Oggi ho capito molte cose di me stesso. Ho capito soprattutto che tutte le volte che all’attrazione omosessuale ho fatto seguire i fatti concreti, sono entrato in contrasto con la mia serenità. “Non sei mai stato omosessuale”, mi viene detto, “ma forse hai solo voluto esplorare un ambito che ti incuriosiva. Oppure sei bisessuale con prevalenza eterosessuale e le tue convinzioni catto-bigotte ti impediscono di vivere serenamente queste esperienze”. La mia storia personale, invece, mi portava ad altri ragionamenti e conclusioni diverse. Ho iniziato a capire che quelle attrazioni non erano spontanee né volute. Cosa cercavo assecondando quelle pulsioni? Cosa le provocava e quali effetti avevano nella vita di tutti i giorni? Come avevano modificato il mio punto di vista e le relazioni sociali? Ne stavo avendo un vantaggio? Le desideravo? Domande che rimanevano senza risposta finché mi accorsi che erano proprio le domande che avevo imparato ad evitare. L’unica teoria accettata dagli attivisti gay è: “divertiti e fai quello che ti piace, momento per momento; non esiste nulla di giusto o sbagliato, esiste solo quello che ti piace.” E con questa filosofia di vita impari a non porti domande: quello che conta è combattere tutto ciò che impedisce il tuo edonistico stile di vita.
E’
stato doloroso ammettere a me stesso di essere una persona debole, incline alle
dipendenze, ma questo mi ha aperto la strada alla possibilità di conoscere i
meccanismi profondi che gestivano la mia vita e che mi avevano portato ad una
depressione profonda. Nonostante fosse rimasta dentro di me l’idea di un Dio
misericordioso, sentivo che se Dio esisteva, certamente mi rifiutava e mi
giudicava. Questo sentimento era in netto contrasto con quel Dio amoroso che la
Chiesa mi aveva sempre predicato, ma era quello che avevo imparato dalla
“predicazione gay”. Incontrai un vecchio amico, un fratello nella fede,
anch’egli caduto nella trappola dell’omosessualità. Quel giorno, senza
dilungarmi sugli avvenimenti “casuali” che portarono a quell’incontro, è stato
per me la risposta a tutte le domande e alla situazione di prostrazione
psicologica e spirituale in cui mi trovavo.
Se c’è un luogo in cui sei sempre accolto ed amato, dove non vieni giudicato né tantomeno condannato è la Chiesa. E’ il luogo della misericordia e delle risposte concrete alle tue sofferenze. La Chiesa cattolica mi ha accolto con una tenerezza ed una competenza impressionanti, senza chiedermi nulla: è questo il suo modo d’agire. E’ l’unico luogo dove chiunque trova ristoro per la propria anima. E’ un utero dove vieni rigenerato ad una vita nuova, senza sforzo. Non è questione di “impegno” personale, di aderire a dei comandamenti, obbedire ad una morale. Ma è rinascere come una nuova creatura, una gestazione. Dio non ti toglie i peccati, non ti fa vivere come un alieno fuori dal mondo e staccato dai tuoi simili. Per questo il cristiano non giudica nessuno perché conosce se stesso, conosce le sue debolezze e le sue miserie: ha imparato che se dipendesse da lui sarebbe molto peggiore di colui che pretende di giudicare. E se qualche meraviglia accade nella sua vita è grazie alla misericordia di Dio.
Oggi,
grazie ad un cammino di fede mi sento liberato dai lacci dell’omosessualità,
dalla dipendenza del sesso e della pornografia. Ma soprattutto ho imparato che
non sono un monolite inattaccabile perché le cadute sono sempre dietro
l’angolo. Ma quello che mi rende sereno è che se cado mi rialzo. Non è più
questione di omosessualità o di superbia o di adulterio: tutti siamo deficienti
in una cosa o in un’altra. Ma l’importante è non disperare, avere pazienza con
se stessi e rialzarsi dopo ogni caduta. E’ tutta un’altra cosa. Oggi posso dire
di essere, rispetto all’omosessualità, una nuova creatura, una persona salvata
da quello che mi rendeva la vita impossibile. Oggi la mia metà non potrebbe che
essere una ragazza. Sebbene non abbia mai provato disinteresse nei confronti
delle ragazze, oggi provo - con gratitudine verso Dio - disinteresse sessuale
nei confronti dei ragazzi. Qualcuno potrebbe dire (e lo fa) che ho trovato un
escamotage per azzittire i miei sensi di colpa, ma uscire dall’omosessualità non
è un cammino esclusivamente religioso. Moltissime persone percorrono con
successo cammini o esperienze diverse e tutte sono degne di rispetto.
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