mercoledì 6 maggio 2015

Scimmie come noi



Hercules e Leo sono due scimpanzè che la Stony Brook University di Lond Island (New York) usa per la sperimentazione animale. Per la prima volta negli Usa, un giudice ha equiparato la condizione dei due primati a quella dei detenuti umani. In particolare Barbara Jaffe, giudice della Suprema Corte di New York, ha accolto la richiesta di «habeas corpus» per Hercules e Leo posta dall’organizzazione animalista Nonhuman Rights Project


Questo significa che i due «prigionieri» (in questo caso probabilmente chi li rappresenta) dovranno comparire davanti al giudice che valuterà le motivazioni della loro «detenzione», giudicherà se si tratta di una detenzione arbitraria o meno, ed eventualmente ne stabilirà il rilascio. Lo stesso iter legale che verrebbe seguito se i due detenuti fossero umani. Secondo le organizzazioni animaliste si tratta di un passo avanti storico per il riconoscimento dei diritti animali. 

Certo è che è la prima decisione del genere negli Usa anche se adesso si dovrà attendere l’udienza effettiva in cui la Corte deciderà se liberare o meno i due scimpanzè. La decisione del giudice di New York arriva dopo due anni di battaglie legali da parte del Nonhuman Rights Project che sta cercando di rendere la libertà a Hercules e Leo dopo una vita passata nei laboratori. Gli attivisti chiedono che i due animali siano trasferiti in un centro di recupero per scimpanzè in California

Non è il primo caso del genere nel mondo anche se la battaglia per il riconoscimento dei diritti degli animali, detenuti in zoo, acquari e circhi, procede a piccoli passi. Alcuni mesi fa la Corte dei giudici di Buenos Aires ha riconosciuto l’orango Sandra come «persona - non umana». E, in quanto tale, ha deciso che ha il diritto di essere liberata perché «illegittimamente tenuta prigioniera» (per 29 anni) in uno zoo argentino. Un tribunale degli Stati Uniti aveva invece rigettato una richiesta di liberazione - molto simile a quella di Sandra - per lo scimpanzè Tommy che si trova in uno zoo di New York. Mentre nel 2011 la Peta aveva fatto causa al parco marino SeaWorld per la «riduzione in schiavitù» di cinque orche. Ma anche in questo caso un tribunale di San Diego aveva respinto le accuse. Inoltre da tempo esiste il «Progetto Grande Scimmia» («Great Ape Project») che punta ad ottenere da parte dell’Onu una dichiarazione dei diritti delle grandi scimmie che estenda a tutti i primati alcuni dei diritti già riconosciuti all’uomo, come il diritto alla vita, alla libertà individuale, alla protezione dalla tortura. 

[N.d.R. Ringrazio Francesco Spizzirri per la segnalazione] 

2 commenti:

  1. per quanto il fine sia lodevole, non mi convince molto questo iter che si è creato. La cosa più lineare, giusta ed urgente sarebbe vietare i circhi, gli zoo e la sperimentazione animale per quanto possibile (non sono un medico e non parlo di ciò che non conosco). Creare questi casi giuridici mi lascia intravedere delle derive transumaniste ed eugenetiche, che se al momento possono sembrare trascurabili, in un futuro (NWO?) fanno un po' paura. Bisogna stare molto attenti con queste tematiche...

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    1. Penso di poterti tranquillizzare perché a mio modo di vedere il transumanesimo è la simbiosi programmata di uomo e macchina, mentre qui non si chiede che gli scimpanzé si accoppino con esseri umani, ma solo che venga loro riconosciuto il diritto a una vita dignitosa, al pari degli esseri umani, sul piano del diritto.

      Del resto, non possiamo sapere su quali animali si concentrerà la volontà di inserire i diritti fondamentali nel mondo animale. E' più logico che ciò accada con animali che ci sono storicamente vicini, come per esempio il cavallo e sarebbe una grande vittoria se i cavalli non venissero più macellati.

      La Brambilla ha provato a chiedere il passaggio dal coniglio animale da carne ad animale da compagnia e anche qui sarebbe una grande vittoria se ciò accadesse.

      Le grandi scimmie sono comunque le candidate migliori, per fungere da "ambasciatori" del regno animale con l'uomo, per le affinità che ci legano ad esse. Ma comunque sarà ancora una battaglia morale molto lunga e difficoltosa.

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